{"id":1025,"date":"2018-12-17T15:46:59","date_gmt":"2018-12-17T14:46:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.editorpress.it\/history\/?p=1025"},"modified":"2018-12-22T21:24:00","modified_gmt":"2018-12-22T20:24:00","slug":"medio-oriente-dalla-pace-fredda-allo-sgretolamento-dellordine-regionale-1979-2003","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.editorpress.it\/history\/medio-oriente-dalla-pace-fredda-allo-sgretolamento-dellordine-regionale-1979-2003","title":{"rendered":"Medio Oriente, dalla &#8220;pace fredda&#8221; allo sgretolamento dell&#8217;ordine regionale (1978-2003)."},"content":{"rendered":"<p>Nel presente saggio si sostiene la tesi che durante le varie fasi del conflitto arabo-israeliano gli <strong>Stati Uniti<\/strong>, divenuti nel frattempo i principali attori della scena mediorientale, hanno favorito una \u201cpace fredda\u201d, durata per oltre due decenni, in virt\u00f9 dell\u2019importanza strategica ed economica del <strong>Medio Oriente<\/strong>. Una stabilizzazione che ha favorito una eccessiva militarizzazione della regione con ingenti stanziamenti di fondi per l\u2019acquisto di armi alle monarchie autocratiche, come l<strong>\u2019Egitto<\/strong> che fino alla fine degli anni Settanta rappresentava il grande nemico di <strong>Israele<\/strong> e che poi diventato il pi\u00f9 stretto alleato arabo nella regione. Vengono analizzati mutamenti in <strong>Medio Oriente<\/strong> considerando fondamentale tre avvenimenti: gli attacchi terroristici dell\u201911 settembre 2001, la guerra in Iraq del 2003 e l\u2019esplosione della primavera araba del 2011.<\/p>\n<div id=\"ez-toc-container\" class=\"ez-toc-v2_0_82_2 counter-hierarchy ez-toc-counter ez-toc-grey ez-toc-container-direction\">\n<p class=\"ez-toc-title\" style=\"cursor:inherit\">Sommario<\/p>\n<label for=\"ez-toc-cssicon-toggle-item-6ada668a43bc4\" class=\"ez-toc-cssicon-toggle-label\"><span class=\"\"><span class=\"eztoc-hide\" style=\"display:none;\">Toggle<\/span><span class=\"ez-toc-icon-toggle-span\"><svg style=\"fill: #ffffff;color:#ffffff\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" class=\"list-377408\" width=\"20px\" height=\"20px\" viewBox=\"0 0 24 24\" fill=\"none\"><path d=\"M6 6H4v2h2V6zm14 0H8v2h12V6zM4 11h2v2H4v-2zm16 0H8v2h12v-2zM4 16h2v2H4v-2zm16 0H8v2h12v-2z\" fill=\"currentColor\"><\/path><\/svg><svg style=\"fill: 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ez-toc-heading-level-2'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-2\" href=\"https:\/\/www.editorpress.it\/history\/medio-oriente-dalla-pace-fredda-allo-sgretolamento-dellordine-regionale-1979-2003\/#La_prima_guerra_arabo-isrealiana_del_1948_ed_il_fallimento_del_piano_di_spartizione_dellOnu\" >La prima guerra arabo-isrealiana del 1948 ed il fallimento del piano di spartizione dell&#8217;Onu<\/a><\/li><li class='ez-toc-page-1 ez-toc-heading-level-2'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-3\" href=\"https:\/\/www.editorpress.it\/history\/medio-oriente-dalla-pace-fredda-allo-sgretolamento-dellordine-regionale-1979-2003\/#Le_due_questioni_irrisolte_la_definizione_dello_Stato_ebraico_e_il_destino_dei_profughi_palestinesi\" >Le due questioni irrisolte: la definizione dello Stato ebraico e il destino dei profughi palestinesi<\/a><\/li><li class='ez-toc-page-1 ez-toc-heading-level-2'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-4\" href=\"https:\/\/www.editorpress.it\/history\/medio-oriente-dalla-pace-fredda-allo-sgretolamento-dellordine-regionale-1979-2003\/#La_guerra_di_Suez_del_1956_la_fine_dellinfluenza_anglo-francese_e_lintervento_direttto_degli_Usa_in_Medio_Oriente\" >La guerra di Suez del 1956: la fine dell&#8217;influenza anglo-francese e l&#8217;intervento direttto degli Usa in Medio Oriente<\/a><\/li><li class='ez-toc-page-1 ez-toc-heading-level-2'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-5\" href=\"https:\/\/www.editorpress.it\/history\/medio-oriente-dalla-pace-fredda-allo-sgretolamento-dellordine-regionale-1979-2003\/#La_guerra_dei_Sei_giorni_del_1967_Isreale_ottiene_la_profondita_strategica_preventiva\" >La guerra dei Sei giorni del 1967, Isreale ottiene la profondit\u00e0 strategica preventiva<\/a><\/li><li class='ez-toc-page-1 ez-toc-heading-level-2'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-6\" href=\"https:\/\/www.editorpress.it\/history\/medio-oriente-dalla-pace-fredda-allo-sgretolamento-dellordine-regionale-1979-2003\/#Con_la_guerra_del_Kippur_del_1973_Israele_consolida_i_confini_del_1967\" >Con la guerra del Kippur del 1973 Israele consolida i confini del 1967<\/a><\/li><li class='ez-toc-page-1 ez-toc-heading-level-2'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-7\" href=\"https:\/\/www.editorpress.it\/history\/medio-oriente-dalla-pace-fredda-allo-sgretolamento-dellordine-regionale-1979-2003\/#Gli_accordi_di_Camp_David_del_1978_per_creare_una_stabilita_in_Medio_Oriente\" >Gli accordi di Camp David del 1978 per creare una stabilit\u00e0 in Medio Oriente<\/a><\/li><li class='ez-toc-page-1 ez-toc-heading-level-2'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-8\" href=\"https:\/\/www.editorpress.it\/history\/medio-oriente-dalla-pace-fredda-allo-sgretolamento-dellordine-regionale-1979-2003\/#La_Pace_Fredda_stabilita_e_militarizzazione_del_Medio_Oriente\" >La Pace Fredda, stabilit\u00e0 e militarizzazione del Medio Oriente<\/a><\/li><li class='ez-toc-page-1 ez-toc-heading-level-2'><a class=\"ez-toc-link ez-toc-heading-9\" href=\"https:\/\/www.editorpress.it\/history\/medio-oriente-dalla-pace-fredda-allo-sgretolamento-dellordine-regionale-1979-2003\/#Nel_2001_gli_Stati_Uniti_fanno_saltare_il_patto_di_stabilita_che_durava_da_venti_anni\" >Nel 2001 gli Stati Uniti fanno saltare il patto di stabilit\u00e0 che durava da venti anni<\/a><\/li><\/ul><\/nav><\/div>\n<h2><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Lo_sgretolamento_dellordine_regionale_in_Medio_Oriente\"><\/span>Lo sgretolamento dell&#8217;ordine regionale in Medio Oriente<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n<p>Questa stabilit\u00e0 dell\u2019area, fatta eccezione per alcuni casi, \u00e8 durata fino a quando due Jet di linea Boeing 767, dirottati da terroristi arabi, si schiantarono contro il <strong>World Trade Center di New York <\/strong>l&#8217; 11 settembre 2001 facendo crollare le <strong>Torri Gemelle<\/strong> ed uccidendo quasi tremila persone. Quest\u2019attentato fece crollare anche l\u2019assetto politico in <strong>Medio Oriente<\/strong> poich\u00e9 le reazioni degli <strong>Usa<\/strong> si focalizzarono proprio in quest\u2019area, ritenuta fondamentale per la sicurezza mondiale.<br \/>\nIl primo decennio del Duemila \u00e8 caratterizzato da uno sgretolamento dell\u2019ordine regionale mediorientale, che si era costituito alla fine degli anni Settanta, con l\u2019assoluto predominio della superpotenza americana.<br \/>\nE coloro che hanno sostenuto questo<i> status quo<\/i>, gli <strong>Stati Uniti<\/strong>, hanno deciso unilateralmente secondo i criteri stabiliti dall\u2019amministrazione <strong>Bush<\/strong>, sotto la spinta di gruppi di pressioni, intellettuali, neoconservatori e Think Tank, di farlo saltare per impiantare una democrazia artificiale, imporla con la forza e provocare una reazione a catena. Nessuno a <strong>Washingto<\/strong>n ha mai considerato la possibilit\u00e0 di predisporre un piano per aiutare gli Stati arabi a raggiungere una modernit\u00e0 ed un processo di democratizzazione autonomo.<\/p>\n<p>I risultati ottenuti non sono stati quelli previsti, e sono sotto gli occhi di tutti, ma le conseguenze prodotte non solo non hanno rispettato le previsioni ma hanno generato delle conflittualit\u00e0 non previste ed alimentato sentimenti antiamerican e, in generale, antioccidentali profondi.<\/p>\n<h2><span class=\"ez-toc-section\" id=\"La_prima_guerra_arabo-isrealiana_del_1948_ed_il_fallimento_del_piano_di_spartizione_dellOnu\"><\/span>La prima guerra arabo-isrealiana del 1948 ed il fallimento del piano di spartizione dell&#8217;Onu<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n<p>Per analizzare i nuovi equilibri della regione \u00e8 utile affrontare, in questo saggio, i conflitti che hanno caratterizzato lo scontro tra arabi e israeliani e l\u2019impatto drammatico che tale confronto ha determinato in <strong>Medio Oriente<\/strong> e, pi\u00f9 in generale, nelle relazioni internazionali. La costituzione dello Stato di <strong>Israele<\/strong> nel cuore del <strong>Medio Oriente arabo<\/strong> ha rappresentato l\u2019inizio di un conflitto che ha infiammato l\u2019intera regione, tuttora il principale teatro di tensioni internazionali.<\/p>\n<p><strong>La guerra arabo-israeliana del 1948<\/strong> avvi\u00f2 la questione palestinese, coinvolse gli eserciti di <strong>Egitto<\/strong>, <strong>Siria<\/strong>, <strong>Libano<\/strong>, <strong>Iraq<\/strong> e <strong>Giordania<\/strong> che combatterono contro <strong>Israele<\/strong>. Fu anche una guerra dove gli Stati arabi badarono ai loro interessi dimenticando il futuro Stato Palestinese. \u00abNon esisteva nessuna visione comune che fosse in grado di riunificare gli arabi nella lotta contro Israele, e mancava una strategia, sia militare che politica, per affrontare lo stato ebraico\u00bb, scrive Fawaz Gerges in <i>L&#8217;Egitto e la Guerra del 1948<\/i>.<\/p>\n<p>Quando l\u2019armistizio pose fine allo scontro armato, il territorio affidato dalle <strong>Nazioni Unite<\/strong> alla futura <strong>Palestina<\/strong>, era stato smembrato e la maggior parte della popolazione araba si trasform\u00f2 in una massa di profughi in cerca di terre per essere ospitata. Fallito il piano di spartizione previsto dall\u2019Onu, prevalse la logica militare e di conseguenza nasceva uno Stato ebraico frutto dell\u2019azione di guerra. <strong>Israele<\/strong> controllava il 78% del paese, compreso met\u00e0 dei territori assegnati ai palestinesi dal piano di spartizione delle <strong>Nazioni Unite<\/strong>, del futuro Stato, ridotto al 22% dell\u2019intera regione, la <strong>West Bank<\/strong> fu annessa dalla <strong>Giordania<\/strong> e <strong>Gaza<\/strong> dall\u2019<strong>Egitto<\/strong>.<\/p>\n<p>Con l\u2019armistizio,<strong> Israele<\/strong> annetteva importanti territori a nord, inizialmente affidati ai palestinesi, come <strong>Nazareth, Akka, Naharya,<\/strong> che spezzavano l\u2019entit\u00e0 statuale araba e consentivano ad <strong>Israele<\/strong> di controllare il confine con il <strong>Libano<\/strong> ed impedire la continuit\u00e0 territoriale. Nell\u2019immaginario collettivo ebraico questa conflitto \u00e8 ricordato come la guerra d\u2019indipendenza, mentre per il popolo palestinese fu una catastrofe (Nakba).<\/p>\n<h2><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Le_due_questioni_irrisolte_la_definizione_dello_Stato_ebraico_e_il_destino_dei_profughi_palestinesi\"><\/span>Le due questioni irrisolte: la definizione dello Stato ebraico e il destino dei profughi palestinesi<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n<p>Da questa prima guerra rimasero due questioni fondamentali, che tuttora sono ancora irrisolte: la definizione dei confini dello Stato ebraico e il destino dei profughi palestinesi. Riconosciuto da diversi paesi ma non dai vicini arabi confinanti con la Palestina, <strong>Israele<\/strong> aveva costruito il nuovo Stato con la legittimazione della guerra, i confini del 1949 avevano sostanzialmente migliorato la loro posizione strategica, soprattutto con il controllo del <strong>Negev<\/strong>, ma rimaneva forte il timore che un attacco simultaneo e coordinato da parte di <strong>Giordania, Siria ed Egitt<\/strong>o lungo le frontiere avrebbe avuto successo.<\/p>\n<p>In considerazione della mancata armonia dei paesi arabi limitrofi, l\u2019obiettivo principale di <strong>Israele<\/strong> fu di raggiungere una profondit\u00e0 strategica adeguata per combattere i nemici fuori dal territorio ebraico. Fino al 1967, \u201cguerra dei Sei giorni\u201d, la strategia israeliana si basava sull\u2019attacco preventivo, colpire i nemici prima che potessero iniziare le ostilit\u00e0.<\/p>\n<p>La seconda questione riguardava la condizione dei profughi palestinesi, essi persero la speranza di ottenere il proprio Stato in Palestina e furono costretti ad abbandonare le loro terre, in migliaia furono evacuati e si ammassarono in campi profughi ai confini di <strong>Israele<\/strong> e all\u2019interno dei confini degli altri paesi arabi. Le stime divergono in base alle fonti ma fu \u00abun trasferimento di popolazione di enormi proporzioni che doveva acuire il senso di alienazione e il risentimento dei palestinesi\u00bb. . (Secondo le stime dei palestinesi i profughi furono circa un milione mentre secondo le cifre fornite dagli israeliani circa 500 mila. SecondoThomas Fraser, <i>Il conflitto arabo-israeliano<\/i>, Il Mulino 2004, le stime dell\u2019Onu di circa 750.000 sembra pi\u00f9 attendibile. )<\/p>\n<p>La crisi dei profughi e la sua mancata risoluzione, tuttora rimane uno dei problemi principali della disputa arabo-israeliana.<\/p>\n<h2><span class=\"ez-toc-section\" id=\"La_guerra_di_Suez_del_1956_la_fine_dellinfluenza_anglo-francese_e_lintervento_direttto_degli_Usa_in_Medio_Oriente\"><\/span>La guerra di Suez del 1956: la fine dell&#8217;influenza anglo-francese e l&#8217;intervento direttto degli Usa in Medio Oriente<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n<p><strong>La guerra di Suez<\/strong> del 1956 fu il secondo conflitto che modific\u00f2 gli equilibri internazionali, segnando il declino della potenza coloniale britannica. Quando <strong>Nasser<\/strong> nazionalizz\u00f2 il canale di <strong>Suez<\/strong>, sotto il controllo di un consorzio francese e inglese, le potenze coloniali furono private dei profitti che ricavavano mentre <strong>Israele<\/strong> perdeva lo sbocco marittimo al <strong>Mar Rosso<\/strong>. Si form\u00f2 un\u2019alleanza di convenienza tra <strong>Francia, Inghilterra e Israele<\/strong> che, con un accordo segreto, decisero di conquistare il 29 ottobre 1956, il canale di <strong>Suez<\/strong> con un\u2019azione militare.<\/p>\n<p>Si scaten\u00f2 un conflitto diplomatico, ma gli <strong>Stati Uniti<\/strong>, pressati dall\u2019Urss, costrinsero <strong>Francia<\/strong> e <strong>Inghilterra<\/strong> a ritirarsi dal canale.<br \/>\nQuesto avvenimento avrebbe potuto segnare la fine del colonialismo se gli <strong>Stati Uniti,<\/strong> spinti da interessi strategici ed economici, non si fossero sostituiti alle potenze coloniali europee, diventando la superpotenza dominante nell\u2019area.<br \/>\nPer impedire l\u2019espansione sovietica, soprattutto dopo la fine della dominazione anglo-francese, <strong>Washington<\/strong> intensific\u00f2 la sua politica mediorientale. <i>La \u201cdottrina Eisenhower\u201d<\/i>, annunciata nel gennaio del 1957, dopo la rielezione alla presidenza, prevedeva l\u2019intervento armato degli<strong> Stati Uniti<\/strong> per sostenere i paesi del <strong>Medio Oriente<\/strong> che avessero richiesto assistenza contro il comunismo. La crisi di <strong>Suez<\/strong> aveva segnato la fine dell\u2019influenza di <strong>Inghilterra e Francia<\/strong> nella regione ed <strong>Eisenhower<\/strong> dichiar\u00f2 che \u00abgli Stati Uniti non potevano lasciare un vuoto in Medio Oriente e presumere che la Russia ne restasse fuori\u00bb (D. Little, <i>Orientalismo americano. Stati Uniti e Medio Oriente dal 1945<\/i>, Liberilibri 2007)<\/p>\n<h2><span class=\"ez-toc-section\" id=\"La_guerra_dei_Sei_giorni_del_1967_Isreale_ottiene_la_profondita_strategica_preventiva\"><\/span>La guerra dei Sei giorni del 1967, Isreale ottiene la profondit\u00e0 strategica preventiva<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n<p>Per quasi tutto il periodo della guerra fredda, la politica mediorientale degli <strong>Stati Uniti<\/strong> ruotava intorno ad alcuni punti: garantire all\u2019Occidente l\u2019accesso al petrolio, mantenere la pace e l\u2019equilibrio per evitare di estendere il conflitto, salvaguardare l\u2019indipendenza con Israele e proteggere le rotte marittime e le vie di comunicazione.<br \/>\nQuando furono siglati i trattati di pace dopo la <strong>guerra di Suez,<\/strong> le tensioni nella regione si aggravarono ulteriormente e aumentarono gli scontri tra<strong> Israele<\/strong> e i <strong>Paesi arabi<\/strong> confinanti. Ma il mondo arabo era in fermento e si intensificavano le varie componenti della resistenza palestinese, nel 1964 nasceva l\u2019<strong>Olp<\/strong>, <strong>Organizzazione per la Liberazione della Palestina<\/strong>.<\/p>\n<p>Quando nel giugno del 1967 <strong>Israele<\/strong> attacc\u00f2 e sconfisse in solo sei giorni le forze egiziane, siriane e giordane, ottenendo la necessaria profondit\u00e0 strategica preventivata, il conflitto raggiunse il massimo livello di guardia. La questione palestinese divenne pi\u00f9 complessa con l\u2019occupazione israeliana dei nuovi territori. La sconfitta araba trasform\u00f2 il panorama politico mediorientale: <strong>Israele<\/strong> controllava la <strong>Cisgiordania<\/strong>, il <strong>Sinai<\/strong>, la <strong>Striscia di Gaza<\/strong> e il <strong>Golan<\/strong>, uno spazio ampio per tenere gli avversari fuori dai confini, ma questi territori erano abitati da oltre un milione di palestinesi. Tutte le parti coinvolte nella \u201c<strong>guerra dei Sei giorni<\/strong>\u201d sostenevano la propria linea. \u00abQuesta guerra \u00e8 vista dagli israeliani e dalla maggior parte delle fonti occidentali come una guerra di difesa preventiva. Tuttavia nelle societ\u00e0 arabe e musulmane del Medio Oriente era vista come la riprova dell\u2019aggressivit\u00e0 di<strong> Israele<\/strong> nella regione\u00bb scrivono Kylie BAXTER e Shahram AKBARZADEH in <i>Le radici dell&#8217;antimericanismo.<\/i> (Odoya 2009)<\/p>\n<p>Il problema dei profughi divenne pi\u00f9 drammatico poich\u00e9 i palestinesi persero Kylie, anche gli ultimi territori in cui vivevano ed emigrarono in massa in <strong>Giordania<\/strong>. Fu stimato in oltre 400.000 mila il numero di profughi in fuga.<br \/>\nLa sconfitta provoc\u00f2 nel mondo arabo sconcerto per l\u2019offuscamento del nazionalismo arabo, ma il dramma dell\u2019occupazione fu vissuto direttamente dai palestinesi che furono costretti a subire l\u2019occupazione militare israeliana in <strong>Cisgiordania<\/strong> e nella <strong>Striscia di Gaza<\/strong>, dove si erano trasferiti in massa. Dopo questo esodo gli arabi palestinesi potevano essere identificati in base a tre tipologie: la minoranza non ebrea rimasta all\u2019interno dello <strong>Stato di Israele<\/strong>, gli arabi dei Territori occupati, e coloro che erano emigrati fuori dalla <strong>Palestina<\/strong>.<\/p>\n<p>Secondo la nuova risoluzione dell\u2019Onu \u201cPace in cambio di Terra\u201d, \u00abil ritiro delle forze armate israeliane dai Territori occupati nel recente conflitto\u00bb in cambio del riconoscimento da parte dei paesi confinanti e la garanzia di confini sicuri. Ma i testi della risoluzione non erano chiari e vi furono diverse interpretazioni, gli <strong>Stati arabi<\/strong> sostenevano che s\u2019intendeva il ritiro definitivo delle forze militari israeliane dai Territori occupati, mentre <strong>Israele<\/strong> interpreta la decisione del <strong>Consiglio di Sicurezza dell\u2019Onu<\/strong> come un ritiro associato alla rivendicazione del diritto di sicurezza di uno Stato. Ognuno rimase sulle proprie posizioni e la risoluzione, ancora oggi parte integrante dei negoziati di pace, rimase inefficacie.<\/p>\n<h2><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Con_la_guerra_del_Kippur_del_1973_Israele_consolida_i_confini_del_1967\"><\/span>Con la guerra del Kippur del 1973 Israele consolida i confini del 1967<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n<p>L\u2019agenda politica del <strong>Medio Oriente<\/strong> alla fine degli anni Sessanta risentiva notevolmente della guerra fredda ed il conflitto tra arabi e israeliani fu condizionato dai due blocchi contrapposti, si intensific\u00f2 notevolmente l\u2019alleanza tra <strong>Stati Uniti<\/strong> e <strong>Israele<\/strong> mentre l\u2019<strong>Egitto<\/strong> entrava nell\u2019orbita sovietica.<br \/>\nDeterminati a cancellare le conquiste territoriali del 1967, i leader dei paesi arabi pianificarono un attacco militare e il <strong>6 ottobre del 1973<\/strong>, giorno ebraico dell\u2019espiazione (Yom Kippur), <strong>Egitto<\/strong> e <strong>Siria<\/strong> attaccarono improvvisamente <strong>Israele<\/strong>. Dopo un inizio che sembrava favorevole alle forze militari arabe, <strong>Israele<\/strong> riusc\u00ec nuovamente a vincere il conflitto e a consolidare le conquiste della guerra del 1967.<\/p>\n<p>Con l\u2019intento di imporre il ritiro dai territori occupati, dopo la guerra del <strong>Kippur<\/strong>, l\u2019<strong>Opec<\/strong>, l\u2019Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio, impose l\u2019embargo ad Israele ed ai paesi occidentali. Questa decisione cre\u00f2 un improvviso aumento del prezzo del petrolio con una conseguente forte crisi energetica.<\/p>\n<h2><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Gli_accordi_di_Camp_David_del_1978_per_creare_una_stabilita_in_Medio_Oriente\"><\/span>Gli accordi di Camp David del 1978 per creare una stabilit\u00e0 in Medio Oriente<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n<p>Gli <strong>Stati Uniti<\/strong> compreso ancora di pi\u00f9 l\u2019importanza strategica della regione, essenziale per l\u2019approvvigionamento delle risorse energetiche e fu proprio in questa circostanza che rafforzarono il loro legame con <strong>Israele<\/strong>. Per sostenere un\u2019alternativa energetica, gli <strong>Usa<\/strong> appoggiavano le monarchie autoritarie del <strong>Golfo persico<\/strong>, ricco di petrolio, tentando di imporre una \u201cpace fredda\u201d per stabilizzare la regione. Dopo la crisi del 1973 ci si rese conto che bisognava rimediare alle tensioni attraverso un forte intervento diplomatico.<\/p>\n<p>Colui che produsse questo sforzo fu <strong>Jimmy Carter<\/strong>. Eletto presidente nel 1974, <strong>Carter<\/strong> comprese che l\u2019unica possibilit\u00e0 concreta per fermare il conflitto era una forte pressione diplomatica, nel vertice di <strong>Camp David<\/strong>, dal 5 al 17 settembre 1978, cerc\u00f2 di recuperare il processo di pace iniziato l\u2019anno precedente dal presidente egiziano <strong>Sadat<\/strong>. Furono trovati due \u201caccordi quadro\u201d riguardanti la conclusione della pace tra <strong>Egitto<\/strong> e <strong>Israele<\/strong>, in cambio del ritiro completo dal <strong>Sinai<\/strong> e un accordo per giungere ad una pace nell\u2019area mediorientale.<\/p>\n<p>Per consentire una piena autonomia agli abitanti di quelle aree, il governo militare israeliano si sarebbe ritirato entro cinque anni dalla <strong>Cisgiordania<\/strong> e <strong>Striscia di Gaza<\/strong>. Convinto di aver ottenuto un importante risultato,<strong> Carte<\/strong>r credeva di aver fermato ulteriori insediamenti almeno nei cinque anni successivi. Invece <strong>Begin<\/strong> diede una interpretazione diversa dei trattati sostenendo che avrebbe avuto una validit\u00e0 soltanto nei primi tre mesi.<\/p>\n<p>Il trattato tra <strong>Israele<\/strong> ed <strong>Egitto<\/strong> fu firmato a <strong>Washington<\/strong> il 26 marzo 1979, nelle intenzioni dei negoziatori avrebbe dovuto innescare una serie di accordi successivi che non furono mai siglati, in realt\u00e0 si ottenne una \u201cpace fredda\u201d, una sorta di patto militare tripartito che dur\u00f2 per oltre due decenni. \u00abQuasi nulla di ci\u00f2 che concerneva i territori occupati venne realizzato nello spirito dell\u2019accordo \u2013 scrive <strong>Sergio Romano <\/strong>nel suo libro <i>Con gli occhi dell&#8217;Islam<\/i>,( Longanesi 2007) &#8211; Ma <strong>Sadat<\/strong> ruppe il fronte dei paesi arabi, firm\u00f2 un trattato di pace con Israele, ottenne la restituzione del Sinai, pronunci\u00f2 uno storico discorso al Parlamento di Gerusalemme\u00bb.<\/p>\n<p>Con questi accordi si evitava il ricorso alla guerra, il trattato di pace tra Israele ed Egitto veniva considerato un elemento di stabilit\u00e0 nell\u2019ambito dell\u2019esplosiva regione mediorientale. I decenni che seguiranno gli accordi di Camp David (1979-1991) e del dopo guerra fredda (1991-2001) furono caratterizzati da una riorganizzazione della dominazione americana nell\u2019area mediorentale. Gli Stati Uniti riuscirono ad accrescere la loro influenza tessendo una serie di accordi con i principali regimi arabi. Si cre\u00f2 un equilibrio basato su un vero e proprio \u201cpatto di stabilit\u00e0\u201d che si estendeva dall\u2019Egitto fino a tutti i paesi protagonisti dei conflitti, che rinunciavano all\u2019uso della forza per modificare l\u2019equilibrio nell\u2019area.<\/p>\n<h2><span class=\"ez-toc-section\" id=\"La_Pace_Fredda_stabilita_e_militarizzazione_del_Medio_Oriente\"><\/span>La Pace Fredda, stabilit\u00e0 e militarizzazione del Medio Oriente<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n<p>In considerazione del forte disimpegno degli <strong>Stati Uniti<\/strong> che appoggiavano le \u00e9lite arabe e sostenevano governi autoritari, questo patto evit\u00f2 di far esplodere qualsiasi evento che potesse far insorgere instabilit\u00e0, destabilizzazione e disordini popolari. Una stabilizzazione apparente, retta su enormi stanziamenti di fondi e corrisposti da un elevatissimo flusso di armi dagli <strong>Stati Uniti<\/strong>, non costruttiva, che non ha premesso un\u2019evoluzione dei rapporti tra Stati, divenuti complicati dopo lo scoppio della prima guerra arabo-israeliana del 1948.<\/p>\n<p>Una \u201cpace fredda\u201d che ha bloccato anche i meccanismi di crescita del sistema economico e sociale di alcuni paesi arabi, poich\u00e9 gli investimenti necessari per consentire alla popolazione un\u2019adeguata crescita non ci sono stati e quasi tutte le risorse finanziarie sono state dirottate nel potenziamento degli armamenti bellici. Tutto ci\u00f2 ha impedito lo sviluppo delle classi medie nate dall\u2019urbanizzazione e dalla diffusione dell\u2019insegnamento universitario all\u2019interno delle societ\u00e0 arabe. Un\u2019eccessiva militarizzazione che ha portato alla stagnazione, alla regressione dei rapporti sociali, al mancato investimento nei settori cruciali dell\u2019apparato statale come il sociale, la ricerca scientifica e l\u2019educazione. In tal modo i regimi autoritari hanno consolidato il loro potere senza concedere riforme strutturali, impedendo ai paesi arabi della regione di avviare un processo di democratizzazione. A questo si aggiunge che non fu avviata la demilitarizzazione, solitamente la sottoscrizione di accordi prevede poi una fase in cui si avvia una diminuzione degli investimenti nella fornitura di armamenti, per consentire alle parti di avviare un processo di stabilizzazione dei rapporti.<\/p>\n<p>In questo caso accadde il contrario, aumentarono gli investimenti militari e gli acquisti di armi. Gli accordi di <strong>Camp David<\/strong> furono nella realt\u00e0 una sorta di accordo militare, alcune clausole del trattato di pace tra <strong>Israele<\/strong> e l\u2019<strong>Egitto<\/strong> prevedevano uno stanziamento da parte degli<strong> Stati Uniti<\/strong> a favore dei due paesi, di 5 miliardi di dollari di aiuti economici e militari. Anche se questi ingenti stanziamenti di fondi sembrano ingiustificabili a fronte di un trattato di pace, pu\u00f2 essere considerato un tentativo di mediazione e di incentivazione ad abbandonare lo scontro armato come mezzo di risoluzione del conflitto.<\/p>\n<p>Tuttavia \u00e8 incomprensibile, per\u00f2, come questi finanziamenti siano stati erogati annualmente, infatti dal 1978 l\u2019<strong>Egitto<\/strong> ha beneficiato di 1,2 miliardi di dollari di aiuti militari mentre <strong>Israele<\/strong> di 1,8 miliardi di dollari. Gli <strong>Stati Uniti<\/strong> hanno concesso un finanziamento di 75 milioni di dollari alla <strong>Giordania<\/strong> e altri 200 milioni ad <strong>Israele<\/strong> dopo la firma dell\u2019accordo di pace tra i due paesi sottoscritto nel 1996.<\/p>\n<p>Secondo <strong>Stephen Zunes<\/strong> \u00abL\u2019entit\u00e0 delle forniture di armi concesse dagli Stati Uniti al Medio Oriente risulta in tutta la sua evidenza dall\u2019esame delle cifre: il bilancio 2003 prevede che il 72 % dell\u2019aiuto americano al Medio Oriente abbia carattere militare, sicch\u00e9 soltanto il 28 % \u00e8 destinato allo sviluppo economico. I 3, 8 miliardi di dollari di aiuti militari riservati al Medio Oriente superano il 90 % dell\u2019aiuto totale destinato dagli Stati Uniti al mondo intero. Da notare che l\u2019ammontare totale degli acquisti di armi da parte dei paesi del Medio supera ampiamente quello di questo aiuto militare; nel 2001 \u00e8 stato di 6,1 miliardi di dollari, pari a oltre la met\u00e0 delle spese mondiali per armamenti\u00bb (S. Zunes, <i>La scatola esplosiva. La Politica americana in Medio Oriente e le radici del terrorismo<\/i><strong>, <\/strong>Jaca Book 2003)<\/p>\n<p>Desiderosi di aumentare il flusso di esportazioni di armi verso il <strong>Medio Oriente<\/strong>, gli ingenti finanziamenti degli<strong> Stati Uniti<\/strong> verso i paesi alleati ha anche comportato un aumento della domanda di acquisto degli armamenti da parte di quasi tutti i principali paesi arabi.<br \/>\nLe enormi spese militari hanno inciso sui loro bilanci e spiegano la tendenza alla stagnazione, alla riduzione degli investimenti in campo agricolo, nel settore sociale e nella ricerca scientifica.<\/p>\n<p>Per comprendere le cause di questo ritardo di sviluppo, un rapporto commissionato dalle <strong>Nazioni Unite<\/strong> nel 2002, individua alcuni fattori come l\u2019elevato grado di disuguaglianza interna, l\u2019emarginazione delle donne dalla vita pubblica ed un alto livello di corruzione. E\u2019 evidente che alla decolonizzazione non \u00e8 seguita una fase di crescita economica e sociale tale da consentire uno sviluppo della democrazia.<br \/>\nLa gestione della politica mediorientale statunitense ha generato un risentimento diffuso per l\u2019appoggio ai regimi corrotti e repressivi, il sostegno incondizionato ad <strong>Israele<\/strong>, i tentativi di destabilizzare governi, anche con interventi diretti dei servizi segreti.<\/p>\n<p>Come ha scritto <strong>Edward Said<\/strong> in <i>La Questione Palestinese<\/i> (Il Saggatore 2011) \u00abla politica mediorientale degli Usa non avrebbe del resto potuto tradursi in altro se non in un netto rifiuto a sostenere quegli stessi processi che invece vengono tanto celebrati nella storia americana: la lotta per l\u2019indipendenza, la difesa dei diritti umani e liberazione della tirannia\u00bb.<\/p>\n<p>Questo era il quadro all\u2019alba del<strong> XXI secolo<\/strong>, con uno <i>status quo<\/i> che rimase inalterato, prima degli attentati che sconvolsero il nuovo ordine mondiale.<\/p>\n<h2><span class=\"ez-toc-section\" id=\"Nel_2001_gli_Stati_Uniti_fanno_saltare_il_patto_di_stabilita_che_durava_da_venti_anni\"><\/span>Nel 2001 gli Stati Uniti fanno saltare il patto di stabilit\u00e0 che durava da venti anni<span class=\"ez-toc-section-end\"><\/span><\/h2>\n<p>La prima reazione agli atti terroristici dell\u2019<strong>11 settembre 2001<\/strong> fu la fine del tacito patto di stabilit\u00e0 che durava da oltre vent\u2019anni, l\u2019annuncio dell\u2019Amministrazione <strong>Bush<\/strong> di un politica non pi\u00f9 di contenimento ma di \u201cattacco precauzionale\u201d.<br \/>\nA <strong>Washington<\/strong> fu coniata la nuova definizione del \u201c<strong>Grande Medio Oriente\u201d<\/strong> per definire un\u2019area che includeva i paesi del mondo arabo, con <strong>Pakistan<\/strong>, <strong>Afghanistan<\/strong>,<strong> Iran<\/strong>, <strong>Turchia<\/strong> e <strong>Israele<\/strong>.<\/p>\n<p>La nuova strategia americana per il controllo della regione, prevedeva l\u2019esportazione della democrazia. Secondo gli ideatori di questo nuovo piano, il <strong>\u201cGrande Medio Oriente\u201d<\/strong> avrebbe garantito pace, stabilit\u00e0 e sicurezza attraverso le logiche economiche della democrazia, del mercato e dell\u2019economia liberale. Il progetto non prevedeva di favorire dei meccanismi di crescita e di sviluppo nell\u2019area, ma di agire con la forza per modificare gli equilibri. Bisognava intervenire militarmente contro quello che veniva percepito l\u2019origine dei problemi nel mondo, riformando il sistema politico interno.<\/p>\n<p>Il sistema regionale mediorientale produceva delle situazioni ritenute insopportabili da <strong>Washington<\/strong> come la formazione di organizzazioni terroristiche, un forte risentimento antiamericano, persistenza dei regimi autoritari, la mancata soluzione del conflitto palestinese, l\u2019instabilit\u00e0 della regione petrolifera del Golfo. Occorreva modificare e trasformare l\u2019area per impedire che queste problematiche, ritenute dannose agli interessi americani, potessero influire negativamente sulla gestione della politica mediorientale.<\/p>\n<p>Non fu fatta un\u2019analisi storica per comprendere le ragioni di un sentimento di protesta contro l\u2019Occidente e gli <strong>Stati Uniti<\/strong>, non fu fatta distinzione tra movimenti di resistenza nazionale, come in Palestina, ed i gruppi terroristici tutti furono assimilati ad <strong>al-Qaeda<\/strong>, la missione da compiere era sconfiggere \u201cl\u2019asse del male\u201d. Fu dedotto che la societ\u00e0 islamica produceva quest\u2019odio, che \u00e8 il frutto di una cultura arretrata dove i germi della democrazia non potranno mai attecchire, ritenendola una patologia da estirpare con la forza militare. L\u2019imperialismo dei neoconservatori prevedeva la sconfitta della civilt\u00e0 arabo-islamica al fine di sottometterla all\u2019Occidente, senza considerare la possibilit\u00e0 di un\u2019evoluzione dell\u2019islam verso la modernit\u00e0 che potesse condurre la popolazione araba verso un processo di democratizzazione naturale e non imposto con la forza militare.<\/p>\n<p>La guerra in <strong>Iraq<\/strong> era stata programmata ed effettuata e l\u2019<strong>Iraq<\/strong> avrebbe rappresentato un modello da esportare in tutta la regione. In realt\u00e0 il piano americano, invece di ottenere i risultati sperati, ha fatto emergere nella sua complessit\u00e0 tutte le conseguenze negative di una politica mediorientale fallimentare. Il progetto di democratizzazione del <strong>Medio Orient<\/strong>e attraverso la guerra in <strong>Iraq<\/strong> e la campagna in <strong>Afganistan<\/strong> ha definitivamente fatto saltare gli equilibri, condotto il <strong>Medio Oriente<\/strong> sull\u2019orlo del disordine totale, facendo emergere dalle ceneri del vecchio ordine regionale alcune questioni irrisolte: l\u2019emancipazione degli sciiti, l\u2019ascesa dell\u2019<strong>Iran<\/strong>, lo scontro etnico in <strong>Iraq<\/strong>, la vittoria di <strong>Hamas<\/strong> nella <strong>Striscia di Gaza<\/strong>, la guerra in <strong>Libia<\/strong>, ma tanti altri focolai di crisi.<br \/>\nColoro che pretendevano di rimodellare il <strong>Medio Orient<\/strong>e hanno modificato le dinamiche della regione.<\/p>\n<p>Nel periodo della \u201cpace fredda\u201d lo spazio del conflitto si era ristretto da arabo-israeliano in israelo-palestinese, dal 2001 questo spazio del conflitto si \u00e8 allargato in modo considerevole all<strong>\u2019Iraq<\/strong>, <strong>Libia<\/strong>, <strong>Afghanistan<\/strong> fino al <strong>Golfo Persico<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align:center;\"><strong>BIBLIOGRAFIA<\/strong><\/p>\n<p>BAXTER, Kylie, AKBARZADEH, Shahram, <i>Le radici dell\u2019Antiamericanismo. La politica estera Usa in Medio Oriente<\/i>, Odoya, Bologna 2009<br \/>\nCAMPANINI, Massimo, <i>Storia del Medio Oriente<\/i>, Il Mulino, Bologna 2010<br \/>\nGELVIN, James L, <i>Il conflitto israelo-palestinese. Cent\u2019anni di guerra<\/i>, Einaudi, Torino 2007.<br \/>\nMANSFIELD, Peter, Storia del Medio Oriente, Societ\u00e0 Editrice Internazionale, Torino 2003.<br \/>\nMORRIS, Benny, <i>1948<\/i>, Rizzoli, Milano 2004<\/p>\n<p>ROGAN, E. L., SHAIM, A, (a cura di),<i> La guerra per la Palestina: riscrivere la storia del 1948<\/i>, Il Ponte, Bologna 2004.<br \/>\nROMANO, Sergio, <i>Con gli occhi dell\u2019Islam. Mezzo secolo di storia in una prospettiva mediorientale<\/i>, Longanesi, Milano 2007.<br \/>\nSAID, Edward W,<i> La pace possibile<\/i>, Il Saggiatore, Milano 2005.<br \/>\nZUNES, Stephen, <i>La Scatola Esplosiva. La politica americana in Medio Oriente e le radici del terrorismo<\/i>, Jaca Book, Milano 2003.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel presente saggio si sostiene la tesi che durante le varie fasi del conflitto arabo-israeliano gli Stati Uniti, divenuti nel frattempo i principali attori della scena mediorientale, hanno favorito una \u201cpace fredda\u201d, durata per oltre due decenni, in virt\u00f9 dell\u2019importanza strategica ed economica del Medio Oriente. 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Specializzato in Comunicazione Digitale e Digital Journalism, \u00e8 responsabile editoriale di E History, il canale digitale storico di Editorpress. Autore di numerosi articoli per periodici, quotidiani e magazine digitali, ha partecipato a diversi convegni e conferenze principalmente sulla storia del Novecento e sulla Seconda Guerra Mondiale. Autore con il Procuratore Paolo Albano de La Strage di Caiazzo, 13 ottobre 1943. Diario di un pubblico Ministero, (Mursia 2013); Caiazzo non perdona il Boia nazista, (Edizioni Spartaco 2005); L\u2019Internazionale ortodossa. Religione e conflitti nei Balcani per Ananke (Torino, 2000). Ha curato: Piedimonte San Germano la piccola Montecassino. La Guerra e la Memoria (Antares, 2019), il Diario di un Ufficiale Polacco di Erik Jankowski (2006) e Curiosus Terrae Laboris. Articoli, ricerche, discorsi, bibliografia completa, di Eugenio Maria Beranger (2016). Dirige la collana \\\"Storia e Memoria\\\" dell'Associazione Antares. 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