{"id":1185,"date":"2021-02-13T13:30:07","date_gmt":"2021-02-13T12:30:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.editorpress.it\/history\/?p=1185"},"modified":"2021-02-13T15:55:40","modified_gmt":"2021-02-13T14:55:40","slug":"il-bombardamento-dellabbazia-di-montecassino-del-15-febbraio-1944-responsabilita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.editorpress.it\/history\/il-bombardamento-dellabbazia-di-montecassino-del-15-febbraio-1944-responsabilita","title":{"rendered":"Il bombardamento dell&#8217;Abbazia di Montecassino del 15 febbraio 1944. Le responsabilit\u00e0 dell&#8217;inutile distruzione"},"content":{"rendered":"<p><em>Il 15 febbraio 1944 pi\u00f9 di duecento bombardieri medi e pesanti polverizzarono l\u2019antica Abbazia benedettina. Molti avevano approvato il bombardamento dell&#8217;Abbazia di Montecassino spettacolare, ma inutile e dannoso per gli stessi Alleati, in quanto successivamente i tedeschi utilizzarono le rovine del monastero per organizzare una resistenza ancora pi\u00f9 dura. In questo saggio, sulla base di una cospicua documentazione d&#8217;archivio, vengono analizzate tutte le fasi che portarono alla decisione di bombardare <\/em>il <em>monastero e alle responsabilit\u00e0 di coloro che diedero l&#8217;ordine di annientare l&#8217;antica abbazia benedettina.<br \/>\n<\/em><\/p>\n<h2>Gli sforzi della Santa Sede per evitare la distruzione dell\u2019abbazia benedettina<\/h2>\n<p>Quando gli Alleati sfondarono la linea del<strong> Volturno<\/strong> nel settembre 1943, e si attestavano sulla <strong><a href=\"https:\/\/www.editorpress.it\/history\/la-linea-dinverno-la-lunga-e-faticosa-avanzata-degli-alleati-verso-il-fronte-di-cassino\">linea d\u2019Inverno<\/a><\/strong> (Linea Rehinard) avvicinandosi al fulcro della <strong>linea Gustav<\/strong>, aumentavano le preoccupazioni per la sorte dell\u2019antica <strong>Abbazia benedettina di Montecassino<\/strong> che si sarebbe trovata nel mezzo della battaglia. La diplomazia vaticana aveva gi\u00e0 sperimentato nei mesi precedenti la fermezza del governo inglese nel voler bombardare la citt\u00e0 di Roma.<br \/>\nPer questo motivo era particolarmente attiva la diplomazia della <strong>Santa Sede<\/strong> che si adoperava per evitare la distruzione dell\u2019antico monastero benedettino. C\u2019\u00e8 una cospicua documentazione negli Atti Diplomatici della Santa Sede [<em>Actes et Documents du Saint Si\u00e8ge relatifs \u00e0 la Seconde Guerre mondiale<\/em>] che dimostrano l\u2019attivismo della diplomazia pontificia. Uno dei primi documenti risale al 25 ottobre 1943 quando la <strong>Segreteria di Stato Vaticana<\/strong> inform\u00f2 l\u2019ambasciatore tedesco presso la Santa Sede di voler intervenire presso le autorit\u00e0 militari competenti affinch\u00e9 l\u2019antica abbazia non fosse utilizzata nel corso delle operazioni militari e non subisse i conseguenti danni. Un intervento simile fu effettuato anche presso i diplomatici inglesi e americani accreditati presso la Santa Sede.<\/p>\n<p>Spinta da una forte preoccupazione, la Segreteria di Stato invitava i delegati apostolici di<strong> Stati Uniti<\/strong> e <strong>Inghilterra<\/strong> ad intervenire presso i Governi per salvaguardare l\u2019abbazia benedettina. Gli Alleati avevano gi\u00e0 dichiarato la loro disponibilit\u00e0 alla salvaguardia del prezioso patrimonio storico italiano e in una riunione del <strong>Capi di Stato Maggiore<\/strong> congiunti (Combined Chiefs of Staff) si ricordava al generale <strong>Eisenhower<\/strong> la responsabilit\u00e0, chiedendo di rispettare, in conformit\u00e0 alle necessit\u00e0 militari, la posizione della Chiesa e di tutti gli istituti religiosi e chiedendo di \u201cfare tutti gli sforzi per preservare gli archivi locali, i monumenti e gli oggetti d\u2019arte\u201d.<br \/>\nIn questa direzione il 25 ottobre 1943, il Comando Aereo del Mediterraneo aveva emanato alle unit\u00e0 dipendenti l\u2019ordine di adottare tutte le misure per evitare il bombardamento dell\u2019abbazia \u201dsita su Monte Cassino in direzione ovest di Cassino\u201d. Lo storico dell\u2019esercito americano <strong>Martin Blumenson<\/strong>, scrisse che nella copia del messaggio giunto al Comando della V armata, il generale <strong>Gruenther<\/strong>, capo di stato maggiore, chiese che \u00abmi siano fornite delle fotografie di questo posto. Vi \u00e8 la possibilit\u00e0 che le nostre truppe possano distruggerlo con il fuoco dell\u2019artiglieria\u00bb [<em>M. Blumenson, Salerno to Cassino, 1969<\/em>]<\/p>\n<p>Proprio nel momento in cui si svolgeva la battaglia sulla <strong>Linea d\u2019Inverno<\/strong>, si intensificavano gli sforzi del <strong>Vaticano<\/strong> per salvaguardare l\u2019integrit\u00e0 dell\u2019<strong>abbazia di Montecassino<\/strong> e tutta la documentazione \u00e8 reperibile nei gi\u00e0 citati\u00a0 Atti Diplomatici della Santa Sede.<br \/>\nAgli inizi di Novembre le rappresentanze diplomatiche rispondevano alla richiesta della Segreteria di Stato, la legazione britannica comunicava che le indicazioni fornite erano state inviate al Comando alleato di Algeri. Precisavano per\u00f2 \u00abche se le autorit\u00e0 tedesche avessero usato l\u2019abbazia o il suo territorio per scopi bellici, quelle alleate si sarebbero vedute costrette a prendere ogni contromisura dettati dai loro interessi militari\u00bb. Il <strong>Governo d<\/strong>i<strong> Londra<\/strong> inoltre comunicava che avrebbero trasmesso al generale <strong>Eisenhower<\/strong> le motivazioni che rendevano l\u2019abbazia un monumento importante da salvaguardare.<br \/>\nIl 4 Novembre 1943 il generale <strong>Eisenhower<\/strong>, Comandante Supremo del Mediterraneo, inviava un messaggio al Comando alleato (15 Army Group) scrivendo che l\u2019antico monastero di <strong>Montecassino<\/strong> bisognava aggiungerlo alla lista dei monumenti da proteggere insieme alla tenuta estiva di <strong>Castel Gandolfo<\/strong> che era stata gi\u00e0 inserita in passato. <strong>Eisenhower<\/strong> scriveva che le forze terrestri erano ancora lontane dai due monumenti ma questi rientravano nella zona di azione delle forze aeree alleate e rassicura il Ministero della Guerra che le istruzioni ricevute sarebbero state eseguite.<\/p>\n<p>Mentre proseguivano i passi della <strong>Santa Sede<\/strong> presso i governi belligeranti, all\u2019interno del Comando dell\u2019esercito alleato continuava la corrispondenza e le direttive circa la preservazione dell\u2019antica abbazia di <strong>Montecassino<\/strong>. Dopo le comunicazioni giunte al Comando del 15 Army Group, il 12 novembre, era lo stesso Comando a comunicare che le istruzioni per la preservazione del monastero di <strong>Montecassino<\/strong> erano gi\u00e0 state emesse. Nel frattempo l\u2019abbazia era rimasta danneggiata da colpi di artiglieria e la Segreteria di Stato della <strong>Santa Sede<\/strong> aumentava le pressioni diplomatiche sui governi di <strong>Germania<\/strong>, <strong>Gran Bretagna <\/strong>e <strong>Usa<\/strong>.<br \/>\nNel frattempo domenica 12 dicembre, come scrivono nel diario di guerra i monaci, un capitano tedesco fa visita all\u2019Abate di <strong>Montecassino<\/strong> per recapitare informazioni da parte del Comando Supremo del Sud. \u201cPer salvaguardare il monastero dalle offese belliche dei belligeranti, il Comando Supremo del Sud stabiliva una zona di 300m. attorno al monastero, interdetta a qualsiasi militare, e a tal scopo sarebbe stata chiusa la strada carrozzabile e le altre vie di accesso, e posti fuori di 300m. i gendarmi per far rispettare da tutti la zona internazionale\u201d [<em>E.Grossetti \u2013 M. Matronola, Il Bombardamento di Montecassino. Diario di Guerra, 1997<\/em>].<\/p>\n<p>I tedeschi si impegnavano a costituire una zona neutrale di 300 m, ma furono gli stessi monaci a misurare il terreno e mettere agli estremi le tabelle con la supervisione dei gendarmi, considerando che dal Comando tedesco non fu inviato nessun militare.<br \/>\nNel frattempo il fronte si avvicinava sempre di pi\u00f9 e c\u2019erano stati alcuni episodi che avevano preoccupato l\u2019abate di <strong>Montecassino<\/strong>, come lo scoppio di una granata nell\u2019orto vicino al deposito di munizioni e alcune granate vicino al recinto del monastero. I tedeschi non stavano mantenendo l\u2019impegno di salvaguardare la zona neutrale, soprattutto perch\u00e9 erano presenti depositi di munizione vicino al monastero. I monaci scrivono nel diario di guerra che l\u2019Abate aveva scritto una lettera al generale Fries \u201c per avvisarlo delle granate e delle bombe cadute nei pressi dei depositi di munizioni: lo pregai insistentemente perch\u00e9 dia ordini formali e tassativi per la rimozione di dette munizioni e per il rispetto della zona dei 300 metri stabilita dal Comando Supremo\u201d.<br \/>\nDunque con la fine dell\u2019anno la situazione per le sorti dell\u2019abbazia di <strong>Montecassino<\/strong> si faceva sempre pi\u00f9 difficile.<\/p>\n<h2>L&#8217;abbazia di Montecassino si trovava al centro della battaglia sulla Linea Gustav<\/h2>\n<p>Ai primi di gennaio il <strong>Quartier Generale<\/strong> alleato rimprover\u00f2 il Comando della V armata per aver appreso dalla <strong>Santa Sede<\/strong>, attraverso i canali diplomatici, che l\u2019abbazia di <strong>Montecassino<\/strong> era stata gravemente danneggiata dal fuoco di artiglieria. Fu nel gennaio del 1944 che i primi danni furono arrecati al Monastero: la sera del 13 una cannonata colpiva il Chiostro d\u2019ingresso e nella notte tra il 13 e 14 un\u2019 altra granata sfondava il tetto della Basilica, rovinando il prezioso affresco di <strong>Luca Giordano<\/strong>, mentre la mattina del 15 gennaio un\u2019ennesima granata scoppiava nel <strong>Chiostro del Priore<\/strong>. Quindi nel mese di gennaio progressivamente il monastero sub\u00ecva lentamente sempre pi\u00f9 danni, ci\u00f2 avveniva mano a mano che gli Alleati tentavano di sfondare la linea <strong>Gustav<\/strong>.<br \/>\nDunque non era possibile attaccare monumenti e luoghi sacri in virt\u00f9 della direttiva del generale <strong>Eisenhower<\/strong>, emessa nel dicembre del 1943, esaminata in questo saggio. Ma questa rigidit\u00e0 venne meno agli inizi di febbraio del 1944, quando alcuni aerei alleati bombardano <strong>Albano<\/strong> e colpirono un collegio di suore a <strong>Castelgandofo<\/strong>, causando la morte di diciassette suore e ferendone otto. Un messaggio del generale <strong>Ira Eaker<\/strong>, capo delle Forze aeree del Mediterraneo, al generale <strong>Wilson<\/strong>, comandante delle <strong>Forze alleate nel Mediterraneo<\/strong>, chiariva la condotta militare degli Alleati nei confronti delle propriet\u00e0 vaticane. In riferimento alla situazione dell\u2019area <strong>Albano-Castelgandolfo<\/strong>, <strong>Eaker<\/strong> spiegava che c\u2019era il desiderio di \u201cmantenere queste aree inviolate\u201d ma dinnanzi ad una emergenza tattica era necessario intervenire militarmente, e non era possibile compromettere le operazioni perch\u00e9 nel mezzo della battaglia c\u2019era un edificio religioso. Per cui il generale <strong>Eaker<\/strong> comunicava di aver dato a <strong>Cannon<\/strong>, Comandante delle Forze aeree tattiche del Mediterraneo, e al generale <strong>Alexander<\/strong> la libert\u00e0 di attaccare solo in caso di assoluta necessit\u00e0. Questo messaggio fu trasmesso e approvato dai Capi di Stato Maggiori Alleati.<\/p>\n<p>Da questo momento la situazione cambi\u00f2 notevolmente, la linea approvata dai Comandi militari consentiva di intervenire unilateralmente quando le condizioni lo consentivano.<br \/>\nNel frattempo sul fronte di <strong>Cassino<\/strong> i neozelandesi furono trasferiti\u00a0 nel febbraio del 1944, avevano combattuto sull\u2019<strong>Adriatico<\/strong> e ad <strong>Alife<\/strong> nella zona del <strong>Volturno<\/strong>. La decisione di <strong>Alexander<\/strong> di trasferire la divisione neozelandese sul fronte di <strong>Cassino<\/strong> era maturata dalla necessit\u00e0 di alimentare l\u2019attivit\u00e0 della <strong>V Armata<\/strong>, debilitata dall\u2019enorme perdita di uomini. Da <strong>Londra<\/strong> e <strong>Washintgon<\/strong> aumentavano le pressioni affinch\u00e9 la linea difensiva fosse sfondata. Oltre alla divisione neozelandese, <strong>Alexander<\/strong> spost\u00f2 dall\u2019Adriatico sul fronte di <strong>Cassino<\/strong> la 4a Divisione indiana e la un\u00ec alla 2a Divisione neozelandese costituendo il Corpo d\u2019Armata Nezoleandese che affid\u00f2 al Comando del generale <strong>Freyberg.<\/strong> La Divisione Indiana era comandata dal generale <strong>Francis Tuker<\/strong> che dopo aver studiato una serie di libri su <strong>Montecassino<\/strong>, concluse che il genio Militare non era in grado di distruggere l\u2019abbazia. Quando <strong>Freyberg<\/strong> present\u00f2 il piano di attacco, il 4 febbraio 1944, conferm\u00f2 l\u2019ipotesi formulata da <strong>Truker<\/strong> circa l\u2019opportunit\u00e0 di aggirare il monastero, idea che coincideva con quella del generale francese <strong>Juin<\/strong>. Soltanto alcuni giorni dopo, <strong>Freyberg<\/strong> cambi\u00f2 idea e ripropose il piano d\u2019attacco frontale,\u201cnon spieg\u00f2 mai questo suo mutamento d\u2019opinione \u201d, scrive lo storico militare, <strong>Livio Cavallaro <\/strong>[<em> Cassino. Le Battaglie per la Linea Gustav. 12 gennaio-18 maggio 1944, 2004<\/em>].<\/p>\n<div id=\"attachment_1194\" style=\"width: 757px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1194\" class=\"wp-image-1194\" src=\"https:\/\/www.editorpress.it\/history\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2020\/02\/comando-alleato.png\" alt=\"\" width=\"747\" height=\"195\" srcset=\"https:\/\/www.editorpress.it\/history\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2020\/02\/comando-alleato.png 640w, https:\/\/www.editorpress.it\/history\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2020\/02\/comando-alleato-300x78.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 747px) 100vw, 747px\" \/><p id=\"caption-attachment-1194\" class=\"wp-caption-text\"><em>Da sinistra il Generale Britannico Henry Maitland Wilson, Comandante Supremo delle Forze Alleate nel teatro del Mediterraneo, il generale Harold Alexander, Comandante delle Forze alleate in Italia, il generale Clark, Comandante della V Armata e il generale neozelandese Bernard Freyberg, Comandante della Divisione Neozelandese<\/em><\/p><\/div>\n<h2>Le responsabilit\u00e0 del bombardamento di Montecassino: la versione ufficiale<\/h2>\n<p><strong>Freyber<\/strong> ordin\u00f2 alla Divisione indiana di sostituire gli americani e attaccare la collina del Monastero mentre i neozelandesi attaccavano lungo la statale numero 6, Casilina. Nel frattempo <strong>Tuker<\/strong>, colpito da malore, era ricoverato nell\u2019ospedale da campo di Caserta ed il suo posto fu ricoperto dal Brigadiere <strong>Dimoline<\/strong> che chiese il bombardamento di <strong>Montecassino<\/strong> la sera dell\u201911 febbraio 1944, alle 22.45, inoltrando una richiesta al generale <strong>Freyberg<\/strong>. Ci\u00f2 \u00e8 confermato dal diario della Divisione indiana, \u201cE\u2019 stato chiesto che tutti gli edifici e tutti i punti che si sospetta siano capisaldi avversari sull\u2019obiettivo e nelle sue vicinanze, compreso il monastero, vengano sottoposti a intenso bombardamento da questo momento in poi \u201d.<\/p>\n<p>La versione ufficiale sul bombardamento di <strong>Montecassino<\/strong> ritiene che le responsabilit\u00e0 siano interamente da attribuire al generale neozelandese <strong>Freyberg.<\/strong> La ricostruzione della procedura che porta alla decisione di bombardare l\u2019abbazia \u00e8 riportata dallo storico <strong>Blumenson<\/strong>. Esaminiamo in questo saggio attentamente la sequenza dei fatti riportata dallo storico militare americano.<br \/>\nLa sera del 12 febbraio <strong>Freyberg<\/strong> chiese il bombardamento telefonando all\u2019assistente di <strong>Clark<\/strong> alle 19 a <strong>Presenzano<\/strong> ma in sua assenza rispose il suo capo di stato maggiore, generale <strong>Alfred M. Gruenther<\/strong>, chiedendogli \u201c un appoggio aereo domani allo scopo di ammorbidire le posizioni nemiche nel settore di Cassino: voglio tre missioni di dodici aerei ciascuna; devono essere bombardieri Kitty, con bombe da 500 chili\u201d. Questo colloquio fu trascritto dal generale <strong>Gruenther<\/strong> in un dettagliato memorandum che \u00e8 stato utilizzato per ricostruire la dinamica della decisione del bombardamento da <strong>Martin Blumenons<\/strong>, storico militare, e ripreso da <strong>David Hapgood<\/strong> e <strong>David Richardson<\/strong> nel loro libro <em>Montecassino. Dagli archivi militari la verit\u00e0 su uno degli eventi pi\u00f9 discussi della seconda guerra mondiale<\/em>, 2003.<\/p>\n<p>Da questa ricostruzione \u00e8 possibile comprendere, secondo il racconto di <strong>Gruenther<\/strong>, la sucessione degli eventi. Il generale rispose a <strong>Freyberg<\/strong> che prima di autorizzare il bombardamento doveva consultarsi con il generale <strong>Clark<\/strong> che era sul fronte di <strong>Anzio<\/strong> e nel frattempo chiam\u00f2 il comando del generale <strong>Alexander<\/strong> a Caserta e riusc\u00ec a parlare con il Capo di Stato maggiore britannico, <strong>John Harding,<\/strong> che rifer\u00ec tale richiesta al suo comandante. Secondo <strong>Gruenther<\/strong>, il generale <strong>Clark<\/strong> espresse il parere negativo sul bombardamento e quella sera ci furono diversi colloqui telefonici tra i vari ufficiali della V Armata e il Comando del generale <strong>Alexander<\/strong> che port\u00f2 alla decisione di bombardare il monastero la mattina del 13 febbraio. <strong>Gruerher<\/strong> riferiva che il generale <strong>Alexander<\/strong> si rammaricava di tale decisione ma riteneva che se il generale <strong>Freyberg<\/strong> lo avesse ritenuto necessario la distruzione dell\u2019Abbazia sarebbe stata giustificata.<br \/>\nLa sera del 12 febbraio 1944 fu data l\u2019autorizzazione al bombardamento di <strong>Montecassino<\/strong> per la mattina del 13 febbraio che fu poi rinviata poich\u00e9 le truppe presso <strong>Montecassino<\/strong> non potevano essere ritirate in tempo.<\/p>\n<div id=\"attachment_1202\" style=\"width: 1010px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1202\" class=\"wp-image-1202 size-large\" src=\"https:\/\/www.editorpress.it\/history\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2020\/02\/bombing-2-1024x386.png\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"377\" srcset=\"https:\/\/www.editorpress.it\/history\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2020\/02\/bombing-2-1024x386.png 1024w, https:\/\/www.editorpress.it\/history\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2020\/02\/bombing-2-300x113.png 300w, https:\/\/www.editorpress.it\/history\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2020\/02\/bombing-2-768x290.png 768w, https:\/\/www.editorpress.it\/history\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2020\/02\/bombing-2.png 1829w\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><p id=\"caption-attachment-1202\" class=\"wp-caption-text\"><em>Il bombardamento del 15 febbraio 1944 e i resti dell&#8217;Abbazia di Montecassino dopo l&#8217;attacco<\/em><\/p><\/div>\n<h2>15 febbraio 1944, obiettivo: Il monastero benedettino di Montecassino<\/h2>\n<p>Sul bombardamento dell\u2019abbazia e sulle modalit\u00e0 si \u00e8 scritto molto e spesso i dati dell\u2019operazione militare non corrispondono tra le varie fonti. In questo lavoro analizziamo i dati tratti dai documenti e dai rapporti militari.<br \/>\nSono quattro i documenti rintracciati negli archivi militari americani che danno l\u2019ordine di attaccare l\u2019abbazia di <strong>Montecassino<\/strong>. Una nota senza data mostra l\u2019elenco delle localit\u00e0 da bombardare il giorno 15 febbraio 1944, viene indicata l\u2019abbazia<strong> di Montecassino<\/strong> con l\u2019impiego dei bombardieri medi. Non c\u2019\u00e8 alcun riferimento all\u2019uso dei bombardieri pesanti, nell\u2019elenco figurano localit\u00e0 del centro e del nord <strong>Italia<\/strong>, dell\u2019<strong>Albania<\/strong> e della <strong>Jugoslavia<\/strong>. Probabilmente la nota si riferisce ad un momento in cui non era ancora stato deciso di utilizzare i bombardieri pesanti. Il secondo \u00e8 un ordine del Mataf (Comando delle Forze aeree tattiche del Mediterraneo) del 14 febbraio 1944 alle ore 21.50, indica il Monastero di <strong>Montecassino<\/strong> come obiettivo speciale per tutti i bombardieri medi. Inoltre comunica che quattro gruppi di B17 attaccheranno lo stesso obiettivo prima delle 11,30. L\u2019ordine stabilisce la massima distruzione delle mura e della costruzione dell\u2019abbazia. Un terzo ordine, datato 14 febbraio ore 23.45, stabilisce un attacco di 3 gruppi di bombardieri medi alle 13.00, 13.15 e 13.30. Mentre due gruppi di B-25 sono allertati di notte in attesa di disposizioni. Un quarto ordine viene emanato il 15 febbraio alle ore 1.14 dal comando <strong>Masaf<\/strong> ( Comando delle forze aeree strategiche) del generale <strong>Twining<\/strong> che indicava quattro gruppi di fortezze volanti che dovevano colpire l\u2019abbazia di <strong>Montecassino<\/strong> dalle 9.30 alle ore 10.15. In questo contesto \u00e8 evidente che vi furono anche discussioni sulle modalit\u00e0 militari perch\u00e9 fu utilizzata la forza aerea strategica, le fortezze volanti, per un obiettivo cos\u00ec piccolo. Solitamente venivano utilizzati per attacchi a porti, aeroporti e punti strategici.<br \/>\nIn pi\u00f9 c\u2019\u00e8 da osservare che il primo ordine fu dato alle 21.50 del 14 febbraio, si allertava il Comando tattico del generale <strong>Cannon<\/strong> e soltanto al 1,05 del mattino del 15 febbraio veniva diramato l\u2019ordine ai bombardieri strategici che anticipava l\u2019attacco alle ore 9.30 .<\/p>\n<p>L\u2019attacco all\u2019abbazia benedettina di <strong>Montecassino<\/strong> fu condotto marted\u00ec 15 febbraio 1944 e prevedeva due fasi: un attacco di un\u2019ora e un altro a distanza di tre ore circa. Il primo fu condotto dai bombardieri strategici (15 Strategic Air Force), il piano prevedeva un attacco ogni quarto d\u2019ora per un\u2019 ora totale con quattro unit\u00e0 distinte: il <strong>2ed, 99th,301th, 97th Bomb Group.<\/strong><\/p>\n<p>Il primo dei quattro gruppi decoll\u00f2 dalla base di <strong>Foggia<\/strong> alle ore 8.30 mentre gli altri dopo un quarto d\u2019ora. La rotta aerea prevedeva il passaggio per <strong>Benevento<\/strong> e l\u2019incontro a <strong>Vairano<\/strong>, dove poi si sarebbero dirottati su <strong>Montecassino<\/strong>. A guidare il primo gruppo di bombardieri c\u2019era il 96 squadrone guidato dal capitano <strong>Bredan Evans<\/strong>. Il <strong>2ed Bomb Group<\/strong> era composto da <strong>36<\/strong> <strong>B17<\/strong> che portavano 12 bombe da 500 libbre per un totale di <strong>432 bombe<\/strong>. Il 2 Bg attacc\u00f2 l\u2019abbazia di M<strong>ontecassino<\/strong> alle 9.25 ad un\u2019altezza di 18, piedi, rispetto ai 21 previsti. La partenza dalla base di <strong>Foggia<\/strong> era stata prevista alle ore 8.30 e invece il gruppo decoll\u00f2 alle ore 8.45. La posizione di volo era di sei gruppi da sei che si unirono per l\u2019attacco. Il <strong>2th Bomb Group<\/strong> giunse sull\u2019obiettivo alle ore 9.25, dal rapporto il numero di bombe sull\u2019obiettivo 111.<br \/>\nIl gruppo che attacc\u00f2 dopo fu il <strong>99th bomb group<\/strong> decoll\u00f2 da <strong>Foggia<\/strong> alle ore 8.46, un minuto prima del previsto, ad un\u2019altitudine di 18,00 ogni aereo portava 12 bombe da 500 libbre. Arrivo sul monastero alle ore 9.30, numero di bombe sull\u2019obiettivo 70.<br \/>\nIl terzo il <strong>301th group<\/strong> part\u00ec da <strong>Foggia<\/strong> alle 9.00, come previsto dal briefing ad una velocit\u00e0 di 155 giunse sull\u2019obiettivo alle 9.43, l\u2019arrivo era previsto alle 9,35, 90 bombe centrarono l\u2019obiettivo. Il quarto gruppo, il<strong> 97th<\/strong> decoll\u00f2 alle ore 9.15, come pevisto e giunge sull\u2019obiettivo alle ore 10.03, gli aerei portavano bombe 38 incendiaries fuse <strong>M126 A-1<\/strong>, volavano con 4 formazioni da 9.<\/p>\n<p>Alle 13,26 attaccarono l\u2019abbazia ventidue <strong>B-26 Marauder<\/strong>, bombardieri medi, decollati alle ore 10,57 da Decimomannu in Sardegna. I bombardieri portavano quattro bombe da 500 kg.<\/p>\n<p>Tra le 9.25 e le 13.33 del <strong>15 febbraio 1944<\/strong>, i bombardieri medi e pesanti avevano sganciato complessivamente 453 tonnellate di bombe sull\u2019<strong>abbazia di Montecassino<\/strong> in otto ondate.<\/p>\n<div id=\"attachment_1197\" style=\"width: 748px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1197\" class=\"wp-image-1197\" title=\"Bombardamento di Montecassino: Churchill e Rooselvelt\" src=\"https:\/\/www.editorpress.it\/history\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2020\/02\/churchill-rooselvelet.png\" alt=\"\" width=\"738\" height=\"234\" srcset=\"https:\/\/www.editorpress.it\/history\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2020\/02\/churchill-rooselvelet.png 640w, https:\/\/www.editorpress.it\/history\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2020\/02\/churchill-rooselvelet-300x95.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 738px) 100vw, 738px\" \/><p id=\"caption-attachment-1197\" class=\"wp-caption-text\"><em>A sinistra, il premier britannico Wiston Churchill, a destra, il presidente degli Stati Uniti, Frank Delano Roosevelt<\/em><\/p><\/div>\n<h2>Gli Alleati si affrettano a dichiarare che nel Monastero di Montecassino c&#8217;erano truppe tedesche<\/h2>\n<p>Quando gli ultimi aerei bombardarono il monastero di <strong>Montecassino<\/strong>, il presidente americano <strong>Roosevelt<\/strong> in conferenza stampa alle ore 16.00 (22 ore italiane) dichiar\u00f2 che il bombardamento fu effettuato perch\u00e9 dentro il monastero c\u2019erano i tedeschi. Quindi gli Alleati si affrettarono a motivare l\u2019azione militare per la presenza nel monastero delle truppe tedesche.<br \/>\nSulle responsabilit\u00e0 e sulle motivazioni del bombardamento si \u00e8 scritto tanto, ci sono inchieste, dichiarazioni e ricostruzioni che si basano soprattutto sui diari dei protagonisti. In questo saggio analizzeremo un importante documento, realizzato nel 1949 dallo storico militare inglese <strong>Francis Jones<\/strong> e tenuto segreto per 30 anni: <strong>Relazioni sugli eventi che hanno portato al bombardamento dell\u2019abbazia di Montecassino il 15 febbraio 1944<\/strong> [<em>Report on the event leading to the bombing of the abbey of Monte Cassino 0n 15 febbruary 1944. National Archive London]<\/em>.<\/p>\n<div id=\"attachment_1204\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1204\" class=\"wp-image-1204 size-medium\" src=\"https:\/\/www.editorpress.it\/history\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2020\/02\/jones1-300x170.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"170\" srcset=\"https:\/\/www.editorpress.it\/history\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2020\/02\/jones1-300x170.jpg 300w, https:\/\/www.editorpress.it\/history\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2020\/02\/jones1.jpg 638w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-1204\" class=\"wp-caption-text\"><em>Relazioni sugli eventi che hanno portato al bombardamento dell\u2019abbazia di Montecassino il 15 febbraio 1944 (National Archive London)<\/em><\/p><\/div>\n<p>Proprio dall\u2019analisi del rapporto <strong>Jones<\/strong> emergono con chiarezza che le motivazioni circa la presenza dei tedeschi nell\u2019abbazia non erano cos\u00ec evidenti come dichiarato dagli Alleati. Proprio il maggiore <strong>Jones<\/strong> nelle conclusioni del rapporto sostiene:<br \/>\n\u201cE\u2019 chiaro che il generale Wilson non era in possesso di prove conclusive prima del bombardamento, ed \u00e8 altrettanto chiaro che non era in condizioni di fornirle dopo, quando da Londra gliene venne fatta richiesta\u201d. Da un\u2019analisi dettagliata del rapporto, emerge che appena dopo il bombardamento si attiv\u00f2 una procedura interna al Governo inglese per fornire le prove della presenza dei tedeschi nel monastero richieste dalla<strong> Santa Sede<\/strong>.<br \/>\nInfatti, il <strong>Vaticano<\/strong> inoltr\u00f2 una protesta al <strong>Governo degli Stati Uniti<\/strong> e al <strong>Governo inglese<\/strong> che attiv\u00f2 una serie di corrispondenze tra i vari uffici governativi e militari atti a provare la presenza di soldati tedeschi al\u2019interno dell\u2019Abbazia.<br \/>\nIl 17 febbraio 1944, il <strong>Foreign Office<\/strong> scrisse al colonnello <strong>Carver<\/strong> del Gabinetto di Guerra, inviando una copia del telegramma della <strong>Santa Sede<\/strong> e chiedendo le motivazioni che avevano indotto gli Alleati a bombardare il monastero di <strong>Montecassino<\/strong>. Da quel preciso momento si attivava una procedura interna al Governo inglese per poter rispondere in modo ufficiale alla<strong> Santa Sede<\/strong> e alle autorit\u00e0 militari tedesche che sostenevano pubblicamente che all\u2019interno dell\u2019Abbazia non c\u2019erano postazioni militari. Nella comunicazione al Comando militare, il colonnello<strong> Carver<\/strong> scrisse che \u201cNoi non abbiamo nessuna prova in entrambi i casi e saremmo lieti di ricevere tutte le informazioni che pu\u00f2 fornire. Il Foreign Office vorrebbe negare la relazione, ma dobbiamo essere abbastanza sicuri dei fatti.\u201d<br \/>\nIn questa corrispondenza emerge con evidenza che il <strong>Governo inglese<\/strong> non aveva alcuna prova circa la presenza dei tedeschi nell\u2019abbazia prima del bombardamento e per avvalorare la tesi sostenuta si cercavano prove per rispondere alle autorit\u00e0 tedesche.<\/p>\n<p>Dal Quartier generale degli <strong>Alleati<\/strong> la risposta fu molto chiara, non c\u2019erano prove conclusive se non un messaggio delle 10.45 che per\u00f2 non avrebbe provato nulla. Questa risposta confermava che gli <strong>Alleati<\/strong> non avevano alcun dato circa la presenza dei tedeschi nel monastero. Il colonnello <strong>Carver<\/strong> dopo aver ricevuto la documentazione del Quartier generale degli Alleati nel Mediterraneo, il 26 febbraio scriveva al generale <strong>Hollis<\/strong> spiegando nella lettera che il <strong>Ministero della guerra<\/strong> non poteva indagare pi\u00f9 ma avrebbero dovuto informato il generale <strong>Wilson<\/strong>, e suggeriva di far intervenire i Capi di Stato Maggiore Alleati perch\u00e9 riteneva che la questione era molto delicata e avrebbe potuto coinvolgere sia l\u2019esercito sia le forze aeree. Le forti pressioni diplomatiche della <strong>Santa Sede<\/strong> e la propaganda tedesca che insisteva sul vandalismo degli <strong>Alleati<\/strong>, indusse i Capi di Sato Maggiore a chiedere a <strong>Wilson<\/strong> prove concrete da fornire all\u2019opinione pubblica e al Vaticano sull\u2019utilizzo militare del Monastero. Il generale <strong>Wilson<\/strong> accolse le richieste ed il 9 marzo 1944 invi\u00f2 un telegramma in cui spiegava le motivazioni dell\u2019attacco e forniva una serie di prove. Ma nello stesso tempo suggeriva di \u201climitare la nostra dichiarazione al fatto che le autorit\u00e0 militari sul campo hanno la prova indiscutibile che l\u2019Abbazia di Cassino era parte della principale linea difensiva tedesca\u201d. In realt\u00e0, come scrisse lo storico <strong>Jones<\/strong>, le prove erano deboli per cui si prefer\u00ec scrivere che c\u2019erano prove indiscutibili.<\/p>\n<p>Dall\u2019esame dei documenti proposti emerge chiaramente che quando <strong>Rooselvelt<\/strong> si present\u00f2 in conferenza stampa sostenendo che nell\u2019Abbazia di <strong>Montecassino<\/strong> c\u2019erano i tedeschi, non stava dicendo la verit\u00e0 poich\u00e9 al momento di giustificare questa motivazione tutti i vari Comandi trovarono difficolt\u00e0 a fornire prove precise. Soltanto quando, dopo le sollecitazioni del Vaticano, fu proposto il rapporto emersero alcune prove che poi risultarono molto deboli. <strong>Rooselvelt<\/strong> scrisse all\u2019ambasciatore in Vaticano <strong>Taylor<\/strong>, il 31 marzo 1944 comunicando che il generale <strong>Wilson<\/strong> aveva riferito con numerosi particolari sulle ragioni di questo bombardamento. \u00abIl suo rapporto mi sembra persuasivo e suggerisco che la tua risposta, in mio nome, al Delegato dica che i Comandanti militari alleati sul campo avevano indiscutibili prove che l\u2019abbazia di <strong>Montecassino<\/strong> formava una parte della linea difensiva tedesca in quell\u2019area. Penso che sia meglio non entrare in ulteriori particolari\u00bb. Dunque anche <strong>Rooselvelt<\/strong> preferiva non divulgare quei particolari che probabilmente avrebbero fatto comprendere che le prove certe non c\u2019erano. Quindi si utilizz\u00f2 la formula \u201cindiscutibili prove\u201d.<\/p>\n<p>\u00c8 interessante notare che la posizione ufficiale degli <strong>Stati Uniti<\/strong> sul bombardamento di <strong>Montecassino<\/strong> ha subito diverse modifiche. <strong>Ryan Warner<\/strong> storico del 28th Bomb Wing dichiar\u00f2 che la frase &#8220;prove inconfutabili&#8221; per quanto riguarda l&#8217;uso del tedesco l&#8217;abbazia fu rimosso dal record ufficiale nel 1961 da parte dell&#8217;Ufficio del Capo di storia militare . Nel 1964 il record fu cambiato di nuovo: &#8221; sembra che all\u2019interno dell\u2019abbazia non vi siano state effettivamente truppe tedesche, tranne un piccolo contingente di polizia militare\u201d. La correzione finale per il record ufficiale arriv\u00f2 cinque anni dopo, nel 1969 la storia dell\u2019esercito scriveva che \u201cl\u2019Abbazia non era effettivamente occupata da truppe tedesche\u201d.<\/p>\n<h2>Le responsabilit\u00e0 del bombardamento: il generale Freyberg sostiene che fu condivisa dai vari comandi militari e politici<\/h2>\n<div id=\"attachment_1205\" style=\"width: 193px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1205\" class=\"wp-image-1205 size-medium\" src=\"https:\/\/www.editorpress.it\/history\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2020\/02\/jone4-183x300.jpg\" alt=\"\" width=\"183\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.editorpress.it\/history\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2020\/02\/jone4-183x300.jpg 183w, https:\/\/www.editorpress.it\/history\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2020\/02\/jone4-626x1024.jpg 626w, https:\/\/www.editorpress.it\/history\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2020\/02\/jone4.jpg 664w\" sizes=\"auto, (max-width: 183px) 100vw, 183px\" \/><p id=\"caption-attachment-1205\" class=\"wp-caption-text\"><em>Lettera del Governatore Freyberg al generale Howard Kipperberg, direttore del \u201cNew Zeland War History\u201d<\/em><\/p><\/div>\n<p>Come abbiamo gi\u00e0 considerato, sulla base della ricostruzione ufficiale dell\u2019esercito americano, gli storici attribuiscono le principali responsabilit\u00e0 dell\u2019attacco all\u2019abbazia di Montecassino al generale neozelandese <strong>Freyberg<\/strong> e motivano tale decisione per la presenza nel cenobio dei militari tedeschi. Proprio il generale <strong>Freyber<\/strong> spiegava in una lettera al generale <strong>Howard Kipperberg<\/strong>, direttore del \u201cNew Zeland War History\u201d, l\u201911 agosto 1950 per commentare il report del maggiore <strong>Jones,<\/strong> (anche questa lettera secretata) le sue argomentazioni sul bombardamento e sulle principali responsabilit\u00e0 attribuite proprio a lui.<br \/>\n<strong>Freyber<\/strong>, nella lettera, sosteneva che la questione della presenza dei tedeschi all\u2019interno dell\u2019abbazia non era rilevante al fine di giudicare l\u2019opportunit\u00e0 di bombardare o meno il monastero benedettino. La posizione dell\u2019abbazia di <strong>Montecassino<\/strong> era dominante e consentiva ai tedeschi di tenere bene la linea difensiva. \u201cSe qualche soldato sta impedendo una posizione dominante al nemico, quella posizione, e specialmente la parte dominante, diventa un obiettivo militare, la difesa o la cattura del quale deve essere lasciata ai comandanti incaricati delle operazioni\u201d, argomentava il generale.<\/p>\n<p><strong>Freyberg<\/strong>, divenuto Governatore della Nuova Zelanda nel 1946, sosteneva che i tedeschi non avrebbero inserito gli edifici dell\u2019abbazia nel sistema difensivo poich\u00e9 sarebbero stati i primi obiettivi, ma piuttosto utilizzati per scopi di osservazione. Difendeva la decisione di attaccare il monastero poich\u00e9 la posizione dominante di <strong>Montecassino<\/strong> consentiva ai tedeschi di tenere la linea difensiva. Ma, nella lettera, replicava in modo duro alle proteste della <strong>Santa Sede<\/strong> che accusava gli Alleati di aver distrutto l\u2019abbazia benedettina, ed in quattro punti spiegava a <strong>Kippenberger<\/strong> che <strong>l\u2019Italia<\/strong> aveva dichiarato guerra ai Britannici, aveva bombardato <strong>Londra<\/strong> ed il \u201cVaticano non adott\u00f2 alcun provvedimento n\u00e9 fece alcuna protesta contro l\u2019Italia per il bombardamento degli Abissini anni addietro, o quando Londra fu bombardata dall\u2019Aeronautica italiana\u201d. E concluse, sostenendo che il <strong>Vaticano<\/strong> non protest\u00f2 contro i bombardamenti di citt\u00e0 indifese da parte delle potenze dell\u2019Asse.<\/p>\n<p>Ma il punto centrale ed importante della lettera che chiarisce ufficialmente la posizione del Generale <strong>Freyberg<\/strong>, riguardava la decisione di bombardare il monastero benedettino. <strong>Freyberg<\/strong> prendeva atto delle dichiarazioni pubbliche del generale <strong>Clark<\/strong> che si era dichiarato contrario al bombardamento, ma sosteneva di aver fatto una proposta \u00ab che fu ridicolizzata da Mark Clark. Io proposi di sganciare all\u2019inizio una bomba simbolica, per mostrare cosa si preparasse per i difensori e indurli a far sgombrare i rifugiati\u00bb, scrive il Governatore Neozelandese. \u00ab Proposi che essa dovesse essere sganciata da un caccia bombardiere. Mark Clark la ridicolizz\u00f2 e disse che non avrebbe fatto niente altro che utilizzare le Fortezze Volanti con bombe da mille libbra a scoppio ritardato\u00bb.<br \/>\n<strong>Freyberg<\/strong> fa intendere in questa lettera che le dichiarazioni ufficiali di <strong>Clark<\/strong> e degli altri ufficiali erano diverse dalle considerazioni che si facevano in privato. Implicitamente fa riferimento anche ad una responsabilit\u00e0 pi\u00f9 ampia all\u2019interno del Comando militare o politico, la decisione di bombardare fu \u201ccorretta, presa sotto la responsabilit\u00e0 del pi\u00f9 alto livello dopo molti scrupoli\u201d.<\/p>\n<div id=\"attachment_1199\" style=\"width: 755px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1199\" class=\"wp-image-1199\" title=\"Bombardamento di Montecassino: i comandanti delle Forze Alleate\" src=\"https:\/\/www.editorpress.it\/history\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2020\/02\/comandi-forza-aerea.png\" alt=\"\" width=\"745\" height=\"297\" srcset=\"https:\/\/www.editorpress.it\/history\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2020\/02\/comandi-forza-aerea.png 640w, https:\/\/www.editorpress.it\/history\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2020\/02\/comandi-forza-aerea-300x120.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 745px) 100vw, 745px\" \/><p id=\"caption-attachment-1199\" class=\"wp-caption-text\"><em>Da sinistra, il generale Ira Eaker, Comandante delle Forze aeree del Mediterraneo, il generale John Cannon, Comandante delle Forze aeree tattiche del Mediterraneo, il generale Nathan Farragut Twining, comandante delle Forze Strategiche del Mediterraneo<\/em><\/p><\/div>\n<h2>Allora se Freyberg sosteneva di aver fatto solo una proposta, allora chi fu responsabile dell\u2019attacco?<\/h2>\n<p>La versione ufficiale sostiene che <strong>Freyberg<\/strong> avrebbe esercitato pressioni ed il Generale<strong> Alexander<\/strong> avrebbe autorizzato il bombardamento per necessit\u00e0 militari. Il generale <strong>Alexander<\/strong> nelle sue memorie non prende posizione sulla presenza dei tedeschi nell\u2019abbazia \u00abse i tedeschi approfittarono dei profondi sotterranei come rifugio e della alte finestre come osservatorio non lo so\u00bb anche se offriva ai difensori un enorme vantaggio. Non parla delle richieste fatte dal generale <strong>Freyberg<\/strong> di bombardare l\u2019antica abbazia, ma scrive che aveva maturato l\u2019idea di un attacco gi\u00e0 quando si stava programmando lo sbarco ad <strong>Anzio<\/strong>, che nelle intenzioni del Comando alleato doveva essere un movimento a tenaglia allo scopo di costringere i tedeschi a ritirare il grosso delle truppe dal fronte di <strong>Cassino<\/strong>, indebolendo in tal modo la linea principale. \u201cQuando venimmo a sapere che si stava preparando un grosso contrattacco nemico alla testa di sbarco di Anzio e che il tempo era perci\u00f2 diventato un fattore essenziale, il comandante della mia aviazione americana, generale John Cannon, mi disse: \u00abSe mi lasciate impiegare tutta la nostra Aviazione da bombardamento contro Cassino, li estirpiamo come un dente marcio\u00bb<br \/>\nQuindi <strong>Alexander<\/strong> conferma che vi era la volont\u00e0 di provare un attacco diverso. \u00abEbbene, visto che i metodi militari normali non eravamo riusciti a sfondare il fronte, era tempo di provare qualcosa di nuovo \u00bb. Questa novit\u00e0 era probabilmente un attacco aereo di vaste proporzioni che doveva distruggere l\u2019abbazia e dare una forte motivazione alle truppe alleate. Lo stesso <strong>Alexander<\/strong> conferma questa ipotesi nelle sue memorie.<br \/>\nFu necessario pi\u00f9 per l\u2019effetto che avrebbe avuto sul morale degli attaccanti che per ragioni puramente materiali .<\/p>\n<div id=\"attachment_1206\" style=\"width: 180px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1206\" class=\"wp-image-1206\" src=\"https:\/\/www.editorpress.it\/history\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2020\/02\/jones5-187x300.jpg\" alt=\"\" width=\"170\" height=\"273\" data-temp-aztec-id=\"bcf5ce4b-7389-4df1-9887-e9216e47466c\" srcset=\"https:\/\/www.editorpress.it\/history\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2020\/02\/jones5-187x300.jpg 187w, https:\/\/www.editorpress.it\/history\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2020\/02\/jones5-637x1024.jpg 637w, https:\/\/www.editorpress.it\/history\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2020\/02\/jones5.jpg 766w\" sizes=\"auto, (max-width: 170px) 100vw, 170px\" \/><p id=\"caption-attachment-1206\" class=\"wp-caption-text\"><em>Lettera ufficio storico delle Forze aeree britanniche, Air Historical Branch<\/em><\/p><\/div>\n<p><strong>Alexander,<\/strong> dunque, nelle sue memorie non menziona mai la richiesta del generale <strong>Freyberg<\/strong>, non dice mai che il comando neozelandese lo ritenne essenziale per sferrare l\u2019attacco dopo i fallimentari attacchi della 36\u1d43 Divisione sul <strong>Gari<\/strong> e la 34\u1d43 Divisione a nord del <strong>Rapido<\/strong>. Non vi furono, a parere del Comandante delle truppe alleate in <strong>Italia<\/strong>, ragioni militari ma fu soltanto necessario per l\u2019effetto che avrebbe avuto sugli attaccanti.<br \/>\nMa c\u2019\u00e8 un secondo punto che fa vacillare la versione ufficiale. Per bombardare il monastero gli A<strong>lleati<\/strong> avrebbero potuto impiegare facilmente la Forza aerea tattica, la <strong>12a Air Force<\/strong>, che avrebbe permesso alle truppe di attaccare immediatamente la collina dell\u2019abbazia. Invece fu deciso di impiegare i bombardieri pesanti ed una grossa quantit\u00e0 di bombe su un obiettivo cos\u00ec piccolo che imped\u00ec l\u2019avanzata delle truppe. \u201cQuesto era di gran lunga il pi\u00f9 grosso concentramento di bombardieri che le forze aeree alleate avessero mai inviato contro un bersaglio piccolo come un unico edificio\u201d, scrivono gli storici americani <strong>David Hapgood<\/strong> e <strong>David Rchiardson. <\/strong>Non solo. Ma l\u2019uso della forza strategica prevedeva una procedura particolarmente articolata, per distaccare i bombardieri strategici dalle loro missioni era necessario richiedere una serie di autorizzazioni. In questo contesto \u00e8 utile analizzare un\u2019interessante valutazione effettuata dall\u2019ufficio storico delle <strong>Forze aeree britanniche<\/strong>, <em>Air Historical Branch<\/em>, e riportata nel rapporto Jones che sostiene di non aver trovato traccia di questa procedura negli archivi: \u00ab\u00c8 stato compiuto uno sforzo esaustivo per rintracciare la successione di eventi partendo dalla richiesta originale dell&#8217;esercito per il sostegno diretto all\u2019attacco, attraverso i vari punti di unione tra Esercito e Aviazione, al punto in cui la decisione \u00e8 stata presa sul monastero, ma, a causa di alcune inevitabili lacune, i risultati sono stati deludenti\u00bb<\/p>\n<p>Il generale <strong>Alexander<\/strong> come comandante del <strong>15\u00b0 Army Group<\/strong> non aveva a disposizione l\u2019utilizzo della Forza aerea strategica. Secondo una direttiva del Sacmed (<em>n 387\/3 del 5 dicembre 1943<\/em>) per poter richiedere l\u2019utilizzo della <strong>15a Air Strategic Force<\/strong> come supporto alle forze di terra, che venivano supportate dalla <strong>12a Support Command,<\/strong> bisognava dichiarare un\u2019emergenza tattica. Comunque c\u2019era una procedura da seguire per poter ottenere l\u2019utilizzo della <strong>Forza aerea strategica<\/strong>. Come scriveva l\u2019ufficio storico delle <strong>Forze Aeree britannich<\/strong>e, <strong>Wilson<\/strong> non era obbligato a dichiarare un\u2019emergenza tattica strategica ma era necessario operare attraverso una precisa procedura.:<br \/>\n\u00abNormalmente il passaggio della richiesta probabilmente al Daily Air\/Army G-3 Conference, al rappresentante del 12th Support Command; sarebbe poi passato al Mataf, il cui comandante generale avrebbe dovuto, dopo la discussione con i comandanti della 5a armata e 15th Army Group(A.A.1.) riferire all\u2019Air C-in-C (generale Eaker) al quartiere generale del MAAf, presentando la loro visione combinata sulla necessit\u00e0 militare in questione.<br \/>\nPer comprendere come veniva attivata questa procedura \u00e8 utile analizzare nel dettaglio i vari compiti dei comandi.<br \/>\n<strong>Il Daily Air\/Army G-3 Conference<\/strong> era un organo che si riuniva quotidianamente ed analizzava le varie richieste quotidiane facendo intervenire il <strong>12\u00b0 Air Support Command<\/strong> che era la forza tattica di appoggio alle unit\u00e0 terrestri. Il comandante delle Forze aeree tattiche del Mediterraneo, Generale <strong>Cannon<\/strong>, avrebbe discusso con i comandanti <strong>Mark Clark<\/strong> della 5 Armata e Alexander del <strong>15\u00b0 Army Group <\/strong>per poi riferire il tutto al generale <strong>Eaker<\/strong>, comandante delle <strong>Forze aeree del Mediterraneo.<\/strong><br \/>\nDunque una richiesta di attivazione della forza aera strategica avrebbe dovuto attivare la procedura elencata con una convocazione e discussione tra i vari Comandi. Ma di questa procedura non c\u2019\u00e8 traccia negli archivi, come ampiamente sostenuto dall\u2019ufficio storico delle<strong> Forze aeree britanniche<\/strong> pubblicato nel rapporto del maggior <strong>Jones<\/strong>.<\/p>\n<p>Gli storici americani <strong>Hopgard<\/strong> e <strong>Richardson<\/strong> sostengono che non \u00e8 completamente chiaro chi nell\u2019ambito del Comando militare abbia avuto responsabilit\u00e0 nell\u2019ordinare la distruzione dell\u2019Abbazia di <strong>Montecassino<\/strong>. Probabilmente <strong>Wilson<\/strong> ne era a conoscenza ma escludevano che i vertici politici, <strong>Rooselvelt<\/strong> e <strong>Churchill<\/strong>, avessero condiviso tali decisioni. Churchill si espresse sulla vicenda soltanto qualche anno dopo nella sua storia sulla Seconda guerra mondiale. Ma <strong>Nando Tasciotti<\/strong>, giornalista e storico, nel suo importante volume <em>Montecassino 1944<\/em>, aggiunge una dettagliata e rigorosa documentazione in cui dimostra che dal 26 gennaio al 14 febbraio 1944, Churchill scambi\u00f2 con <strong>Alexander<\/strong> e <strong>Wilson<\/strong> almeno dieci telegrammi relativi al fronte di Cassino.<br \/>\nTasciotti pubblica un telegramma di <strong>Churchill<\/strong> ad <strong>Alexander<\/strong> che chiedeva informazioni il 14 febbraio \u00abQuando propone di lanciare l&#8217;attacco di Freyberg suppongo sia il tempo cattivo ad averlo rinviato dall&#8217;11\u00bb [<em><a href=\"http:\/\/www.churchillarchive.com\/explore\/page?id=CHAR%2020%2F156%2F89#image=0\">Churchill Archive<\/a><\/em>]<\/p>\n<p>Il libro di <strong>Tasciotti<\/strong>, <em>Montecassino 1944<\/em>, pone diversi interrogativi e dubbi che si uniscono anche a quelli posti dal rapporto del maggiore Jones e dell\u2019ufficio aereo. \u00abTutte le tracce ufficiali, documentali, nella catena di responsabilit\u00e0 per quella decisione, sembrano dunque restare finora nell\u2019ambito dei Comandi militari\u00bb, scrive <strong>Tasciotti<\/strong>. \u00abMa quel telegramma di Churchill del 14 febbraio ad Alexander, a poche ora dal bombardamento all\u2019abbazia, e quel messaggio ricevuto il 16 dimostrano che al primo ministro le importantissime iniziative militari di quelle ore sul fronte di Cassino non erano certamente ignote. Anzi, le sollecitava per alleggerire le pressioni nemiche su Anzio\u00bb [ <em>N.Tasciotti, Montecassino 1944. Errori, Menzogne e provocazioni, Storia e retroscena diplomatici di uno degli episodi pi\u00f9 controversi della Seconda Guerra Mondiale, 2014<\/em>].<\/p>\n<p>Il bombardamento di <strong>Montecassino<\/strong> fu un fallimento per due ragioni: innanzitutto le truppe non riuscirono ad occupare il monastero consentendo ai Tedeschi di utilizzare le rovine, poi questo bombardamento fu utilizzato dalla propaganda per accusare gli <strong>Alleat<\/strong>i di vandalismo. Questo comport\u00f2 un grosso danno d\u2019immagine degli <strong>Alleati<\/strong>. Anche i tedeschi avevano le loro responsabilit\u00e0 poich\u00e9 avevano sistemato le munizioni vicino all\u2019abbazia e usavano postazioni militari fuori le mura, come confermato dal diario dei monaci.<\/p>\n<h2>Il bombardamento dell&#8217;abbazia di Montecassino ordinato per esercitare pressione psicologica sui tedeschi<\/h2>\n<p>La versione ufficiale accreditata dagli storici militari ed in generale dalla storiografia, non \u00e8 sorretta da particolare documentazione e non tiene presente alcuni documenti portati alla luce da altri storici e dagli analisti ed evidenziati in questo saggio. In primo luogo, la corrispondenza tra <strong>Churchill<\/strong> ed <strong>Alexander<\/strong>, analizzata da <strong>Nando Tasciotti<\/strong>, l\u2019assoluta mancanza di prove che possano dimostrare la presenza dei tedeschi nell\u2019abbazia e l\u2019uso della <strong>Forza aerea strategica<\/strong> necessaria di una particolare procedura.<br \/>\nAnche se non c\u2019\u00e8 documentazione evidente sembra molto probabile che il bombardamento del 15 febbraio e quello della citt\u00e0 di <strong>Cassino<\/strong> del 15 marzo, previsto per il 22 febbraio e spostato per le condizioni atmosferiche (<a href=\"https:\/\/www.editorpress.it\/history\/il-bombardamento-di-cassino-il-15-marzo-1944-la-citta-fu-rasa-al-suolo\">operazione Ludlum<\/a>), possa essere un unico piano ideato per far pressioni psicologiche sul nemico utilizzando un enorme quantitativo di bombe. Questo potrebbe spiegare l\u2019uso massiccio della <strong>Forza Aerea strategica<\/strong>. Infatti un documento pubblicato in un rapporto sull\u2019attacco alla citt\u00e0 di<strong> Cassino<\/strong> del 15 marzo 1944,<em> Effetto del bombardamento sul morale. Opinioni specialistiche<\/em>, fa riferimento ad un studio effettuato per stabilire gli effetti del bombardamento sul morale. \u00abIl dipartimento di ricerca \u00e8 dell\u2019opinione che il soldato tedesco sia particolarmente suscettibile e a ci\u00f2 che sente essere una forza schiacciante. Si ritiene inoltre che dopo quattro ore di bombardamento un uomo o sar\u00e0 completamente fuori di testa o sar\u00e0 in grado di sopportare senza perdita di morale per un tempo considerevole\u00bb. Il documento fa riferimento ad un preciso studio sugli effetti psicologici ed elenca anche le modalit\u00e0 del bombardamento. \u00abIl dipartimento di ricerca \u00e8 dell&#8217;opinione che il soldato tedesco sia particolarmente sensibile a quella che sente essere una forza travolgente. Si ritiene inoltre che dopo quattro ore di bombardamento un uomo uscir\u00e0 del tutto o sar\u00e0 in grado di resistere senza ulteriore perdita di morale per un tempo considerevole. Il peso del bombardamento richiesto per provocare una rottura del morale \u00e8 stimato a lui un proiettile o una bomba personale ogni uno o due minuti. Il bombardamento dovrebbe quindi essere pianificato di consegnare un proiettile o bombe su ogni 80 yard per 80 yard dell&#8217;obiettivo ogni minuto per 3-4 ore. Deve essere continuo e dovrebbe funzionare fino a un crescendo con graduale aumento di intensit\u00e0 durante quest&#8217;ultimo per bombardamento\u00bb.<br \/>\n[<em>General Plan for the operation\/ Attack Cassino Town 15 marzo 1944. Cassino Operation 15 marzo 44<\/em>.]<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">BIBLIOGRAFIA<\/p>\n<p><em>Actes et Documents du Saint Si\u00e8ge relatifs \u00e0 la Seconde Guerre mondiale<\/em><\/p>\n<p><em>E.Grossetti \u2013 M. Matronola, Il Bombardamento di Montecassino. <\/em>Diario di Guerra, Montecassino 1997<\/p>\n<p>L. Cavallaro<strong>, <\/strong><em>Cassino. Le Battaglie per la Linea Gustav. 12 gennaio-18 maggio 1944, Mursia, Milano <\/em>2004<\/p>\n<p>D. Hapgood e D. Richardson, <em>Montecassino. Dagli archivi militari la verit\u00e0 su uno degli eventi pi\u00f9 discussi della seconda guerra mondiale<\/em>, Baldini Castoldi, Milano 2003.<\/p>\n<p><em>N.Tasciotti, Montecassino 1944. Errori, Menzogne e provocazioni, Storia e retroscena diplomatici di uno degli episodi pi\u00f9 controversi della Seconda Guerra Mondiale, Castelvecchi, Roma 2014<\/em><\/p>\n<p><em>Report on the event leading to the bombing of the abbey of Monte Cassino 0n 15 febbruary 1944. National Archive London<\/em><\/p>\n<p><em>General Plan for the operation\/ Attack Cassino Town 15 marzo 1944. 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Specializzato in Comunicazione Digitale e Digital Journalism, \u00e8 responsabile editoriale di E History, il canale digitale storico di Editorpress. Autore di numerosi articoli per periodici, quotidiani e magazine digitali, ha partecipato a diversi convegni e conferenze principalmente sulla storia del Novecento e sulla Seconda Guerra Mondiale. Autore con il Procuratore Paolo Albano de La Strage di Caiazzo, 13 ottobre 1943. Diario di un pubblico Ministero, (Mursia 2013); Caiazzo non perdona il Boia nazista, (Edizioni Spartaco 2005); L\u2019Internazionale ortodossa. Religione e conflitti nei Balcani per Ananke (Torino, 2000). Ha curato: Piedimonte San Germano la piccola Montecassino. La Guerra e la Memoria (Antares, 2019), il Diario di un Ufficiale Polacco di Erik Jankowski (2006) e Curiosus Terrae Laboris. Articoli, ricerche, discorsi, bibliografia completa, di Eugenio Maria Beranger (2016). Dirige la collana \\\"Storia e Memoria\\\" dell'Associazione Antares. 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Specializzato in Comunicazione Digitale e Digital Journalism, \u00e8 responsabile editoriale di E History, il canale digitale storico di Editorpress. Autore di numerosi articoli per periodici, quotidiani e magazine digitali, ha partecipato a diversi convegni e conferenze principalmente sulla storia del Novecento e sulla Seconda Guerra Mondiale. Autore con il Procuratore Paolo Albano de La Strage di Caiazzo, 13 ottobre 1943. Diario di un pubblico Ministero, (Mursia 2013); Caiazzo non perdona il Boia nazista, (Edizioni Spartaco 2005); L\u2019Internazionale ortodossa. Religione e conflitti nei Balcani per Ananke (Torino, 2000). Ha curato: Piedimonte San Germano la piccola Montecassino. La Guerra e la Memoria (Antares, 2019), il Diario di un Ufficiale Polacco di Erik Jankowski (2006) e Curiosus Terrae Laboris. Articoli, ricerche, discorsi, bibliografia completa, di Eugenio Maria Beranger (2016). Dirige la collana \"Storia e Memoria\" dell'Associazione Antares. 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