Cultura

15 febbraio 1944, 76 anni fa l’Abbazia di Montecassino fu rasa al suolo

Tra le 9,28 e le ore 13.00 del 15 febbraio 1944, esattamente 76 anni fa, 239 bombardieri alleati, medi e pesanti sganciarono 453 tonnellate e mezza di bombe su Montecassino, radendo al suolo l’antico monastero  fondato da San Benedetto. Otto ondate di aerei che polverizzarono l’antica Abbazia di Montecassino.

Un bombardamento inutile

Molti avevano approvato quel bombardamento spettacolare, ma inutile e dannoso per gli stessi alleati, in quanto successivamente i tedeschi utilizzarono le rovine del monastero per organizzare una resistenza ancora più dura. Gli alleati cercarono di giustificare il loro inutile e dannoso bombardamento adducendo come motivazione la decisione con la necessità di fermare i tedeschi che erano all’interno dell’abbazia, ma tale giustificazione fu smentita appena dopo i bombardamenti dagli stessi monaci e da tutti i documenti successivi che dimostrarono l’assenza dei tedeschi. Ci fu anche qualche tentativo alleato di fornire qualche prova al Vaticano circa la presenza dei tedeschi all’interno dell’Abbazia, ma quando i vertici militari si accorsero che le prove non reggevano alla realtà dei fatti fu coniata l’espressione ” Prove inconfutabili”, utilizzata dal presidente Roosevelt in una comunicazione diretta al pontefice.

Le responsabilità dell’inutile bombardamento

La decisione di bombardare il monastero fu errata e riconosciuta dallo stesso Generale Clark, ma ancora non si riesce a comprendere per quale motivo fu scaricata sul monastero una tale quantità di bombe, 453 tonnellate e mezza, su un obiettivo così piccolo e per quale motivo fu deciso di programmare 8 ondate di aerei nell’arco di 4 ore.

Per distruggere il monastero fondato da San Benedetto bastavano pochi aerei e non era necessario utilizzare la forza aerea strategica, le fortezze volanti, che solitamente veniva utilizzata per obiettivi strategici come porti, aeroporti.

La responsabilità dell’inutile bombardamento fu attribuita esclusivamente al generale neozelandese Freyberg, ma rimane il forte dubbio che, considerando l’importanza storica e religiosa nel mondo  di tale monastero, il presidente americano Roosevelt e il premier britannico Churchill fossero a conoscenza del bombardamento e avessero dato il loro assenso. Non c’è documentazione certa su questo ultimo punto, ma c’è qualche indizio che Churchill fosse a conoscenza di un attacco a Montecassino.

La versione ufficiale delle responsabilità attribuite esclusivamente al generale Freyberg lasciano molti dubbi e diversi interrogativi ancora non chiariti. In un lungo e dettaglio saggio, dal titolo “La distruzione dell’Abbazia di Montecassino del 15 febbraio 1944. Le responsabilità dell’inutile bombardamento”,  pubblicato dalla rivista Editorpress History, Antimo Della Valle, giornalista e saggista storico, analizza una serie di documenti d’ archivio che mettono in evidenza tutti i punti. Dal saggio emerge con chiarezza che i tedeschi non erano presenti nell’abbazia, come già ampiamente dichiarato dai monaci presenti, che gli Alleati pur dichiarando di avere le prove certe, in realtà non le avcvano, che in tanti condividevano la decisione di bombardare che poi si è rivelata fallimentare. Emerge anche, sulla base di un documento proveniente dagli Archivi Usa, l’ipotesi di una pressione psicologica sul nemico.

I monaci presenti nell’Abbazia la mattina del 15 febbraio scrissero nel diario.

Ore 8.30 circa, recitiamo Prima, Terza e Messa conventuale de Octava nella stanzetta adibita a cappella. Dopo ci rechiamo nella stanzetta del P. Abate a dire Sesta e Nona. Mentre recitiamo in ginocchio l’atifona finale della madonna: Et pro nobis Christum exora, atterriti sentiamo improvvisa una tremenda esplosione. Ad esse seguono altre senza numero, sono le 9.45 circa. Ci raccogliamo in ginocchio in un angolo della stanzetta, attorno a P. Abate che è ritto in piedi: egli ci dà l’assoluzione: diciamo giaculatorie per il gran passo. Le esplosioni ci scuotono fortemente: mettiamo l’ovatta nelle orecchie. Le spesse mura del rifugio con tutto l’ambiente, sussultano in modo spaventoso. Dalle strette finestre entra polvere e fumo, e si vedono le fiamme di quelle bombe che cadono sul fianco del Collegio. Non so quanto dura questo inferno, certo ci appare molto lungo.

Alle 11.15 i monaci registrano nel diario una sosta nel bombardamento che illude la comunità monastica sulla conclusione del bombardamento

Improvvisamente alle 13.00 circa sentiamo su di noi tremende esplosioni accompagnate da idescrivibili sussulti della fabbrica

( Diario di Guerra di E Grossetti- M Matronola)

Martha Gellhorn, inviata sul fronte italiano, scrisse

” Ricordo il momento preciso del bombardamento Montecassino, L’ho osservato, seduta su un muretto di pietra o la spelletta di un ponte, e ho visto gli aerei arrivare e sganciare, poi il monastero tarsformarsi in una nuvola di polvere e ho sentito le grandi esplosioni, e sono anch’io, come tutti gli altri sciocchi, rimasta entusiasmata al punto da applaudire.”

 

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