L’AfD supera il 43% in Sassonia-Anhalt e la Cdu crolla al 17,2%. Per Friedrich Merz è una sconfitta politica e personale. Il cancelliere esclude però l’ipotesi di arrendersi e promette riforme. Intanto l’AfD rivendica il diritto a governare e cerca interlocutori. Il voto regionale diventa così un test per gli equilibri della Germania e un segnale per l’Europa.
Il dato che più colpisce è quello dell’AfD: 43,8% dei voti in Sassonia-Anhalt, più del doppio rispetto al risultato ottenuto nel 2021. Dall’altra parte, la Cdu del cancelliere Friedrich Merz precipita al 17,2%. L’affluenza, arrivata intorno all’80%, rende ancora più difficile liquidare il risultato come un semplice episodio di disaffezione elettorale.
È da qui che parte la giornata più difficile per Merz e per la Cdu. Il cancelliere riconosce apertamente la portata della sconfitta e parla di un partito «scosso nelle fondamenta». Non è soltanto una battuta d’arresto regionale: il voto riapre il problema del rapporto tra la principale forza conservatrice tedesca e una parte crescente del suo elettorato.
Perché il voto in Sassonia-Anhalt pesa così tanto
Sassonia-Anhalt è un Land della Germania orientale, una delle aree nelle quali l’AfD raccoglie da tempo una parte consistente dei propri consensi. Ma il risultato assume un significato più ampio perché arriva mentre il governo e la Cdu devono fare i conti con una crescente pressione politica da destra.
Il voto, dunque, può essere letto su due livelli.
Il primo è regionale: l’AfD ha conquistato una posizione di forza e rivendica il mandato per tentare di formare il governo del Land.
Il secondo è nazionale: il crollo della Cdu e le difficoltà personali di Merz trasformano l’esito in un campanello d’allarme per la politica federale.
Lo stesso Merz ha ammesso che la Cdu non è riuscita a costruire un «contatto emotivo» con gli elettori e ha parlato della necessità di discutere apertamente i problemi della leadership del partito.
L’AfD ora vuole governare
La vittoria elettorale non significa automaticamente che l’AfD possa insediarsi alla guida della Sassonia-Anhalt. Il punto decisivo è la formazione di una maggioranza. Il candidato di punta Ulrich Siegmund ha infatti evitato di chiudere la porta agli altri partiti. «Non sto costruendo muri», ha spiegato, sostenendo di voler avviare colloqui per capire chi sia disposto a collaborare con l’AfD. Il co-leader federale Tino Chrupalla ha annunciato a sua volta l’intenzione di inviare proposte di dialogo a tutte le formazioni politiche. È uno dei passaggi più importanti del dopo-voto: l’AfD non vuole limitarsi a celebrare il risultato, ma trasformarlo in potere politico. Il problema è che per farlo deve trovare alleati. E proprio qui entra in gioco la Cdu. Il candidato cristiano-democratico Sven Schulze ha dichiarato che la Cdu non dispone più del mandato per governare e che, alla luce del risultato, il mandato spetterebbe all’AfD.
La vera crisi di Merz
Per Friedrich Merz il risultato è particolarmente delicato perché la sconfitta riguarda contemporaneamente il partito e la sua leadership. Il cancelliere ha respinto l’idea di un suo ritiro e, rispondendo a una domanda sulle prossime elezioni federali, ha detto che «arrendersi» non è un’opzione. La linea scelta è quindi quella della resistenza politica: riconoscere la gravità della sconfitta, ma provare a trasformarla in una spinta alla correzione di rotta.
Merz individua una parola chiave: riforme.
Secondo il cancelliere, la Germania ha bisogno di «riforme sostanziali», anche guardando alle opportunità delle generazioni più giovani. Il messaggio è che il governo deve tornare a dimostrare di essere in grado di affrontare i problemi concreti del Paese.
Ma il risultato dell’AfD rende la sfida più complessa: non basta infatti recuperare consenso al centro. La Cdu deve anche impedire che una parte dell’elettorato conservatore continui a spostarsi verso destra.
L’attacco di Weidel: «Merz è un peso per la Germania»
L’AfD interpreta il voto come una bocciatura diretta del cancelliere. Alice Weidel ha definito Merz «un peso per la Germania», sostenendo che la Cdu abbia perso la fiducia degli elettori e collegando la debacle regionale alla sua impopolarità a livello federale.
La lettura dell’AfD è quindi opposta a quella della Cdu: per Merz il voto deve essere l’occasione per correggere la rotta; per Weidel dimostra invece che la rotta stessa della politica tedesca sta perdendo consenso.
È questa la partita politica che si apre dopo il voto: la Cdu riuscirà a recuperare terreno oppure l’AfD continuerà a trasformare il malcontento in consenso elettorale?
Immigrazione, economia e rapporto con Bruxelles
Nel commentare il risultato, Roberto Vannacci ha interpretato la crescita dell’AfD come un’«onda popolare» e ha indicato tra le ragioni del voto il contrasto all’immigrazione, le politiche ambientali, la burocrazia europea e la distanza percepita tra classe politica ed elettori. Anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha sottolineato la componente territoriale del risultato, ricordando il particolare peso dell’AfD nella Germania orientale e le difficoltà economiche che caratterizzano quelle regioni. Allo stesso tempo, Tajani ha definito il risultato «preoccupante» e ha sostenuto che l’Europa debba reagire modificando alcune delle proprie politiche, con meno burocrazia e un maggiore peso del mercato unico.
Il voto, dunque, mette al centro temi che vanno oltre i confini della Sassonia-Anhalt: immigrazione, industria, transizione ecologica, rapporto con l’Unione europea e capacità dei partiti tradizionali di rappresentare il disagio sociale.
Il segnale che arriva dall’Europa
La reazione al risultato tedesco non si ferma a Berlino.
Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha letto la vittoria dell’AfD come un segnale dell’avanzata delle forze di ultradestra in Europa e nel mondo. Per il leader socialista, il risultato rafforza la necessità di un governo progressista in Spagna.
Dall’altra parte, Vannacci ha utilizzato il voto tedesco per sostenere la tesi opposta: secondo il presidente di Futuro Nazionale, il risultato dimostrerebbe il progressivo arretramento delle «destre sbiadite» e la crescita delle forze sovraniste.
Il voto regionale tedesco diventa così anche un episodio della più ampia battaglia politica europea tra forze tradizionali, destre radicali e formazioni progressiste.
E adesso cosa può succedere?
Il primo passaggio sarà capire se l’AfD riuscirà a trovare interlocutori per formare un governo in Sassonia-Anhalt. Il partito ha già annunciato di voler parlare con tutte le altre forze politiche. Il secondo riguarda invece Berlino. La Cdu dovrà decidere come rispondere alla propria crisi: Merz ha promesso riforme e ha escluso di voler gettare la spugna, ma il risultato rende inevitabile una riflessione sulla leadership e sulla strategia politica del partito. Il terzo livello è quello europeo. Se il voto in Sassonia-Anhalt resta formalmente un’elezione regionale, la sua portata politica è molto più ampia. La Germania è il principale Paese dell’Unione europea e ciò che accade nel suo sistema politico ha inevitabilmente conseguenze sugli equilibri comunitari. Per ora una certezza c’è: l’AfD ha trasformato una vittoria regionale in una sfida nazionale. La Cdu è costretta a interrogarsi sulle ragioni del proprio crollo, mentre Merz prova a convincere il suo partito e il Paese che la risposta non sia la resa, ma una nuova fase di riforme.
FOTO IN COPERTINA: Ulrich Siegmund, candidato di punta dell’AfD, durante la campagna elettorale a Magdeburgo. Il partito ha ottenuto il 43,8% alle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt.
Credito: Roy Zuo / Wikimedia Commons — CC BY-SA 4.0.