Politica

La riforma elettorale 2026: cosa cambia per Camera e Senato

Il disegno di legge A.S. 1971 è stato approvato dalla Camera dei deputati il 16 luglio 2026 e ora passa all’esame del Senato. La riforma modifica il sistema con cui vengono eletti deputati e senatori e introduce un premio di governabilità. Ecco, in modo semplice, cosa potrebbe cambiare per gli elettori.

Il punto di partenza: un sistema soprattutto proporzionale

La novità principale riguarda il modo in cui vengono assegnati i seggi. Il disegno di legge prevede il superamento dei collegi uninominali nella maggior parte del territorio italiano. Al loro posto tornerebbero a essere centrali i collegi plurinominali, nei quali i seggi vengono distribuiti in proporzione ai voti ottenuti dalle liste. In altre parole, il peso di ciascun partito in Parlamento dipenderebbe principalmente dalla percentuale di voti raccolta.

Ci sono però alcune eccezioni.

In Valle d’Aosta rimarrebbe un collegio uninominale. Anche il  Trentino-Alto Adige manterrebbe un sistema particolare, con una parte dei seggi assegnata attraverso collegi uninominali e un’altra attraverso un collegio plurinominale.

 La vera novità: il premio di governabilità

La riforma introduce un meccanismo pensato per favorire la formazione di una maggioranza più stabile. Il sistema prevede una quota specifica di seggi destinata al premio di governabilità: 70 alla Camera e 35 al Senato.

Ma il premio non scatta automaticamente. Per ottenerlo, una lista o una coalizione deve raggiungere almeno il 42% dei voti validi sia alla Camera sia al Senato. Questa è una delle regole più importanti della riforma.

Perché serve il 42% in entrambe le Camere?

Perché il risultato deve superare la soglia in tutti e due i rami del Parlamento. Per esempio, se una coalizione ottenesse il 43% alla Camera ma soltanto il 41% al Senato, il premio non scatterebbe. In quel caso tutti i seggi verrebbero distribuiti con il sistema proporzionale.

Il meccanismo può quindi essere riassunto così:

42% o più in entrambe le Camere → scatta il premio.

Meno del 42% anche in una sola Camera → niente premio e riparto proporzionale.

Quanti seggi può ottenere la forza vincente?

La riforma introduce anche un limite massimo al numero di parlamentari che una forza politica può conquistare. L’obiettivo è evitare che una vittoria elettorale molto ampia possa tradursi in una maggioranza parlamentare tale da consentire, da sola, di raggiungere la soglia dei due terzi necessaria per alcune importanti decisioni costituzionali.

Il tetto previsto è di:

220 seggi alla Camera;
113 seggi al Senato.

I numeri si riferiscono ai seggi esclusa la circoscrizione Estero.

Come voterebbe l’elettore?

Anche la scheda dovrebbe diventare più semplice. L’elettore esprime il proprio voto sul simbolo della lista. Quel voto avrebbe contemporaneamente due effetti: contribuirebbe all’assegnazione dei seggi proporzionali nel collegio e, se ricorrono le condizioni previste dalla legge, alla lista collegata al premio di governabilità. Non sarebbe quindi necessario esprimere due voti diversi per questi due meccanismi.

Cosa cambia per i candidati?

La riforma stabilisce anche alcune regole per le candidature. I candidati inseriti nelle liste collegate al premio devono essere presenti anche nelle liste proporzionali della stessa circoscrizione, come capolista o nella posizione immediatamente successiva. È inoltre previsto che uno stesso candidato non possa essere inserito in più di una lista circoscrizionale collegata al premio.

 Più attenzione all’equilibrio di genere

Il testo interviene anche sulla composizione delle liste. È previsto un limite del 60% per ciascun genere sia nelle liste plurinominali sia nelle liste utilizzate per il premio di governabilità. L’obiettivo è evitare che le candidature siano concentrate in modo eccessivo su un solo genere.

Anche a 18 anni si vota per il Senato

Un’altra novità riguarda l’elettorato per Palazzo Madama. La riforma rende stabile la possibilità di votare per il Senato a partire dai 18 anni, uniformando così l’età degli elettori per Camera e Senato.

Il nome del candidato premier sulla scheda?

Il disegno di legge introduce anche un elemento politico importante. Quando i partiti depositano il proprio programma devono indicare il nome della persona proposta per l’incarico di Presidente del Consiglio. Non si tratta, secondo il testo riportato, di un’elezione diretta del premier. Tuttavia, il meccanismo rafforza il collegamento tra il voto agli elettori e l’indicazione della futura guida del governo. È uno degli aspetti che avvicinano il sistema a una forma di investitura politica più diretta.

Meno firme per alcuni partiti

La riforma prevede infine una semplificazione per la presentazione delle liste. Non sarebbe necessario raccogliere le firme per quei partiti che, all’inizio della legislatura, erano già costituiti come gruppo parlamentare in almeno una delle due Camere.

 Cosa succede dopo il voto?

Il sistema prevede due possibili scenari.

Se una lista o coalizione supera il 42% in entrambe le Camere, viene assegnato il premio di governabilità. I restanti seggi vengono distribuiti con il sistema proporzionale. Se invece la soglia non viene raggiunta in entrambe le Camere, il premio non viene assegnato e anche i seggi inizialmente destinati a questo meccanismo vengono distribuiti proporzionalmente.

È quindi la soglia del 42% il punto decisivo dell’intero sistema.

In sintesi: cosa cambierebbe davvero?

La riforma prova a mettere insieme due obiettivi che spesso entrano in conflitto: rappresentare in Parlamento il peso elettorale dei partiti e, allo stesso tempo, favorire governi più stabili. Per farlo, il sistema diventerebbe prevalentemente proporzionale, ma con un premio destinato alla lista o coalizione che raggiunge il 42% in entrambe le Camere. Per l’elettore, la conseguenza più evidente sarebbe il ritorno a una competizione basata soprattutto sulle liste e sui collegi plurinominali, con il voto al simbolo che produce anche effetti sul possibile premio di governabilità.

Ma la riforma, per ora, non è ancora legge: dopo l’approvazione della Camera del 16 luglio 2026, il disegno di legge A.S. 1971 deve essere esaminato e approvato anche dal Senato.

 

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