Economia

Pacchi low-cost dall’estero: si paga di più. Ecco cosa cambia e perchè

Dal 1° luglio l’Unione europea ha smesso di far entrare gratis, dal punto di vista doganale, i pacchi di piccolo valore comprati fuori dai confini Ue. È la fine di una regola che per anni ha permesso a milioni di ordini online — soprattutto su piattaforme come Shein e Temu — di arrivare senza alcun dazio. Proviamo a capire cosa succede da oggi, chi ci guadagna, chi ci perde e cosa cambierà ancora nei prossimi anni.

 Cosa cambia in pratica

Fino a ieri, chi comprava online un prodotto di valore inferiore a 150 euro da un Paese extra-Ue non pagava dazi doganali. Da oggi quella soglia di esenzione non esiste più: su ogni spedizione diretta al consumatore scatta un prelievo forfettario di 3 euro.

Un dettaglio tecnico ma importante: il dazio non si applica “a pacco” ma per singola voce doganale dichiarata. Significa che se in uno stesso pacco ci sono più categorie merceologiche diverse, il forfait di 3 euro può essere conteggiato più volte all’interno dello stesso ordine.

Non è finita qui: da novembre si aggiungerà una seconda voce di costo, la “handling fee”, pensata per finanziare i controlli doganali che con l’aumento vertiginoso dei pacchi in arrivo sono diventati sempre più onerosi da gestire.

 Perché si interviene proprio ora

Il problema che questa riforma prova a risolvere è un paradosso che dura da anni: un’azienda che importa in blocco grandi quantità di merce paga regolarmente i dazi doganali, mentre chi vende milioni di singoli pacchi direttamente al consumatore finale — il modello di business di Shein e Temu — passava dalla porta di servizio dell’esenzione. Una falla che, con la crescita esponenziale dell’e-commerce asiatico, è diventata enorme.

I numeri della Commissione europea danno la misura del fenomeno: nel 2025 sono entrati nell’Unione circa 5,9 miliardi di articoli in pacchi di basso valore esenti da dazio, circa 16 milioni di spedizioni sdoganate ogni giorno. Oltre il 90% di questo traffico arriva dalla Cina.

C’è anche una dimensione politica che rende il tempismo tutt’altro che casuale. La stretta sui mini-pacchi arriva a pochi giorni da un impegno assunto dalla Commissione con i leader Ue su nuove misure contro gli squilibri commerciali con Pechino. Nello stesso giorno il commissario Ue al Commercio Maros Sefcovic ha incontrato a Bruxelles l’omologo cinese Wang Wentao: secondo Sefcovic, il divario tra le esportazioni cinesi in crescita verso l’Ue e la quota di mercato europea in Cina, che invece si riduce, ha raggiunto un punto considerato insostenibile da Bruxelles. Dal colloquio è comunque uscito anche un accordo su un meccanismo congiunto per monitorare i flussi commerciali, e rassicurazioni cinesi sul fatto che le restrizioni all’export di terre rare e magneti non bloccheranno le forniture verso le imprese europee.

Sul fronte interno, l’Italia è stata tra i Paesi che più hanno spinto per accelerare questa riforma doganale, con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti tra i principali sostenitori della linea dura.

Chi paga, e quanto

Per il Codacons la nuova misura avrà un costo complessivo per i consumatori europei stimato in 17,7 miliardi di euro l’anno. In Italia, calcolando anche l’Iva al 22%, il dazio effettivo per singola voce salirebbe a circa 3,66 euro.

Sul piano politico la misura divide. Da una parte c’è chi la legge come una tutela necessaria: l’eurodeputata di Fratelli d’Italia Elena Donazzan la definisce un passo importante per riequilibrare il mercato e sostenere le imprese europee. Dall’altra, il capodelegazione M5s al Parlamento europeo Pasquale Tridico contesta la misura, sostenendo che a pagarne il prezzo più alto saranno i redditi più bassi e il ceto medio.

Cosa succede dopo

Il dazio forfettario da 3 euro non è la soluzione definitiva, ma un ponte verso un sistema più strutturato. Resterà in vigore fino al 1° luglio 2028: da quella data entrerà in funzione il Data Hub doganale europeo per l’e-commerce, che permetterà di calcolare i dazi non più con una cifra fissa per pacco, ma in modo ordinario, cioè in base al valore reale della merce, alla sua origine e alla classificazione doganale specifica. Fino ad allora, ogni acquisto extra-Ue passerà comunque dalla nuova cassa da 3 euro.

 

Nel caso specifico del dazio da 3 euro sui mini-pacchi, l’impatto sull’inflazione generale resta comunque contenuto: si tratta di una cifra fissa e relativamente piccola, applicata a una fascia di consumo (l’e-commerce extra-Ue di basso valore) che pesa poco sul paniere complessivo dei prezzi. Il suo effetto è più visibile a livello di singola categoria di spesa — l’abbigliamento e gli accessori low-cost acquistati online — che sull’inflazione complessiva misurata dagli istituti statistici.

Osservatorio: Paesi, prodotti e tariffe

Da dove arrivano i mini-pacchi.

Secondo i dati della Commissione europea, oltre il 90% dei pacchi di basso valore in arrivo nell’Ue extra-confine proviene dalla Cina, un dato che riflette il peso delle piattaforme di e-commerce cinesi orientate alla vendita diretta al consumatore.

Quanti sono.

Nel 2025 sono entrati nell’Unione circa 5,9 miliardi di articoli in pacchi di basso valore esenti da dazio: una media di circa 16 milioni di spedizioni sdoganate ogni giorno.

Cosa cambia e quando:

| Dal 1° luglio 2026 | Dazio forfettario di 3 euro per ogni voce doganale dichiarata |
| Da novembre 2026 | Si aggiunge la “handling fee” per i costi di gestione doganale |
| Dal 1° luglio 2028 | Attivo il Data Hub doganale Ue: dazi calcolati su valore reale, origine e classificazione della merce |

Le piattaforme più coinvolte.

Shein e Temu sono i due operatori più citati dalla Commissione e dai commentatori politici come i principali beneficiari, fino a ieri, del regime di esenzione ora superato, per via del volume di spedizioni dirette ai singoli consumatori europei.

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