Salute

Uno studio scientifico italiano predice il rischio di Alzheimer

Un esame del sangue ‘made in Italy’ predice il rischio di ammalarsi di Alzheimer, misurando la concentrazione di rame ‘libero’ nel plasma che, se elevata, triplica il rischio di malattia.

Sono i risultati di uno studio dell’Università Cattolica di Roma e Fatebenefratelli di Roma e Brescia pubblicato su Annals of Neurology. La prospettiva è prevenire la malattia abbassando le concentrazioni di rame nel sangue di soggetti a rischio, spiega Rosanna Squitti, del Fatebenefratelli di Roma.

Diversi studi hanno confermato che il rame gioca un ruolo importante della malattia

Negli ultimi anni diversi studi hanno confermato che il rame gioca un ruolo importante nei processi patologici della malattia in circa il 60% dei pazienti, spiega il coordinatore del lavoro Paolo Maria Rossini del Gemelli. Il rame libero, circolante nel sangue – che è in grado di raggiungere il cervello esercitando un’azione tossica – potrebbe divenire, dunque, un bersaglio preferenziale di terapie preventive almeno per i casi ‘rame-correlati’.

Gli esperti hanno seguito per 4 anni soggetti con lieve declino cognitivo e quindi ad alto rischio di Alzheimer. Su cui è stato eseguito il test del rame all’inizio dello studio. È emerso che con concentrazioni plasmatiche elevate di rame libero si ha un rischio triplicato di ammalarsi di Alzheimer.

E’ di circa un mese fa l’annuncio di esperti della Georgetown University di un test del sangue con un’accuratezza del 90% per diagnosticare l’arrivo della patologia nell’arco di tre anni, misurando i livelli di 10 molecole.

Il test italiano riguarda quei casi di Alzheimer che si possono considerare ‘rame-correlati’ e potrebbe portare in pochi anni a terapie preventive volte ad abbassare i livelli di rame nei soggetti a rischio. ”Abbiamo presentato una richiesta di finanziamento all’Unione Europea appositamente per verificare l’efficacia di terapie che ripristinino i normali livelli di rame, terapie già esistenti in commercio e a basso costo, proprio per i soggetti a rischio che presentano queste anomalie” – conclude Squitti.

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