Dibattito

I giornali cominciano a reagire?

Un interessante articolo di Anna Momigliano su Studio analizza la crisi dei quotidiani e come i cambi dei direttori dei 4 principali giornali italiani indicano che si cercano nuove soluzioni con l’integrazione del digitale. Riproponiamo alcuni passaggi dell’articolo ed il link per la lettura integrale, i giornali italiani cominciano a reagire?

E un momento di grande fermento nei principali quotidiani italiani, con Repubblica e La Stampa che hanno da poco cambiato direttore mentre il Corriere, che il direttore l’ha cambiato a maggio, ha appena introdotto, primo esperimento in Italia in questa direzione, un “metered paywall”, cioè un paywall che, come quello del New York Times, permette la lettura libera di un tot di articoli (20 al mese, nello specifico) e poi richiede l’abbonamento. Stanno cambiando gli orari delle redazioni: al Corriere e alla Stampa s’è cominciato ad avere giornalisti di ogni settore – politico, economia ed esteri – al lavoro di prima mattina, e altri di turno a tarda notte, di modo da assicurare un flusso continuo delle notizie sul web. Presto, ha annunciato il direttore, anche Repubblica dovrebbe avere turni analoghi. Stanno cadendo, lentamente, le distinzioni anacronistiche tra “redazione carta” e “redazione Internet”. Tutti stanno cercando di alzare la qualità dei loro siti. Molti stanno provando, con quale fortuna si vedrà, a convincere gli italiani a pagare per leggerli….

A un certo punto però ci si è resi conto che la carta non reggerà a lungo, almeno non come business portante, che Internet è il futuro ma bisogna trovare il modo di farlo fruttare. Fino a poco tempo fa il modello dominante era la raccolta pubblicitaria sui siti (cioè puntare sui clic, visto che in genere la pubblicità su Internet funziona per Rpm, o revenue per mille visualizzazioni) unita ad abbonamenti digitali che riproducevano per molti aspetti quelli cartacei (le app, il giornale in Pdf, eccetera). In questo contesto, fare utili con i siti era pressoché impossibile: «Ormai è chiaro a tutti che i soldi non si fanno con i clic», dice un giornalista che ha il polso del dibattito tra gli editori. In Italia la Rpm varia in media tra i 7 e i 15 euro: qualcosa, certo, ma non quanto basta a compensare la pubblicità cartacea, che è in calo.

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