Dibattito

Fake News, come si diffondono le notizie false

La questione delle fake news, notizie false, è al centro del dibattito nazionale ed internazionale al punto che ci si domanda se siano in grado di alterare rilevanti avvenimenti politici o elezioni presidenziali.

COSA SONO LE FAKE NEWS

Le Fake News sono notizie false diffuse appositamente sul web e mediante i social media. Rappresentano uno dei fenomeni più preoccupanti per l’informazione e destabilizzante per l’influenza delle opinioni.

Gli italiani si informano prevalentemente su Internet, secondo una ricerca dell’Osservatorio News-Italia dal titolo  Le fake news sono un problema, il 70% dichiara di informarsi su internet e di questi il 34% mediante Facebook e Twitter. Secondo questo studio, fra chi usa internet, il 53% dichiara di incontrare in rete spesso notizie parzialmente o completamente false.

Secondo i dati della ricerca, oltre la metà di coloro che sono stati intervistati e che si informano con mezzi digitali dichiara di aver incontrato notizie false, circa il 53%.

Questo dato è  in linea con quanto emerso da una analoga indagine svolta a dicembre 2016 negli Stati Uniti dal Pew Research Center che  mette in evidenza quanto sia diffuso il fenomeno delle “fake news” nella percezione di chi si informa su internet.

Differenza tra Misinformazione e Disinformazione

Le Fake News sono notizie completamente inventate che vengono diffuse rapidamente in rete, disseminando contenuti ingannevoli. Alcune di esse sono vere, esagerate in cui viene distorta la realtà, altre, invece, sono completamente inventate. Claire Wardle, direttrice di First Draft News, network internazionale sulla verifica delle fonti online, ha proposto una distinzione netta di queste fattispecie  tra Disinformazione e Misinformazione. La disinformazione è proprio la creazione di notizie false, una vera e propria fabbricazione di notizie. Mentre la Misinformazione  è la diffusione involontaria di notizie false.

Claire Wardle su First Draft, propone di concentrare l’attenzione su tre punti essenziali: conoscere la grammatica delle fake news, distinguendo tra le diverse tipologie dei contenuti creati e condivisi, conoscere le motivazioni di chi crea questi contenuti, conoscere le modalità attraverso le quali tali contenuti vengono disseminati.

Per Claire Wardle ci sono 7 modi di fare disinformazione e proprio capire in che modo viene attuata può essere utile per fermare il fenomeno: manipolazione della satira, contenuto fuorviante, contenuto ingannatore, contenuto completamente falso, collegamento ingannevole, contesto ingannevo, contenuto manipolato.

Alla base delle fabbricazioni di notizie false, c’è la precisa volontà di condizionare la volontà altrui. La produzione di queste notizie  avviene con l’utilizzo di tecniche che influenzano notevolmente il lettore: titoli forti, immagini, video e infografiche.

Questo fenomeno si diffonde per la rapidità con cui il web permette la diffusione delle notizie. Ma c’è un altro fattore. La trasformazione del lettore da soggetto passivo a soggetto attivo. Il lettore che legge il quotidiano o il periodico tradizionale cartaceo è un soggetto che accetta passivamente le informazioni ed in base ad una propria elaborazione, senso critico, può diffonderle nella comunità in cui vive, negli ambienti lavorativi e sociali in cui è inserito, il processo è lentissimo.

Nel mondo digitale il lettore non è più un soggetto passivo, si trasforma in attivo poichè dispone di diversi strumenti che gli consentono di diffondere la notizia. Con l’utilizzo dei Social Media una condivisione  permette di ampliare il raggio di diffusione nell’ambito della propria cerchia. Poi un commento o una semplice espressione d’animo consente di stabilire una relazione con le pagine di quei siti web di news.

I Social Media ed in particolare Facebook, che ha raggiunto nel 2017 due miliardi di persone attive al mese, si basano sulle relazioni. Commentare e diffondere consente all’algoritmo di identificare un interesse da parte del lettore che verrà coinvolto maggiormente.

I fattori che influiscono sulla diffusione delle Fake News

Sono due i fattori principali che consentono la diffusione di notizie fabbricate per influenzare i lettori, il sovraccarico di informazioni e la limitata capacità di attenzione dell’utente.

Proprio la particolarità dell’informazione digitale ha determinato una costante attenzione parziale. Ciò si verifica poichè  le informazioni a cui è sottoposto l’utente è frammentaria e parziale,  il lettore non riesce ad approfondire bene l’enorme flusso di notizie, in tal modo il senso critico viene offuscato.

Secondo uno studio pubblicato su Nature Human Behaviour da Diego  Fregolente Mendes de Olivera dello Sghanghai Institute of Tecnology e altri ricercatori, si dimostra che proprio la particolarità della struttura dei social network e la limitata capacità di attenzione sono i due fattori che rendono possibile la diffusione delle Fake News a discapito della qualità delle informazioni.

Lo studio dimostra che proprio la particolarità e la struttura dei social media consentono la massima diffusione in rete in presenza di una limitata capacità di attenzione.

Come viene influenzata la memoria

In un articolo pubblicato su Nature, ( tradotto e pubblicato in italiano da Le Scienze) Laura Spinney, analizza nel dettaglio il rapporto tra l’informazione e la costruzione delle memorie individuali e collettive.

Gli psicologi stanno studiando i processi con cui si formano le memorie collettive e in che modo possono essere influenzate a distanza. Sono riusciti a dimostrare l’enorme influenza che viene determinata dai social Network sulla memoria. Secondo Daniel Schacter psicologo della Harvard University i ricordi condivisi nei gruppi di social come Facebook sono in grado di comprendere i ricordi tra individuali e collettivi. Le notizie false sono in grado di alterare la memoria individuale e collettiva.

“Lo sviluppo della disinformazione via Internet, come nei recenti e ben pubblicizzati siti di notizie false, è in grado di alterare le memorie individuali e collettive in maniere inquietanti”.

La capacità di valutare correttamente la credibilità delle informazioni che si trovano sul web è un fenomeno che riguarda l’intera società. I mezzi di comunicazione producono un enorme flusso di informazioni e diventa molto difficile distinguere il vero dal falso e ciò che è basato su fonti verificabili, false o addirittura fabbricate.

Rispetto al passato dove la società si basava più sui supporti cartacei e verifica delle fonti, il digitale è più difficile.

Secondo lo studio citato su Nature Human Behaviour, esiste un modo per aumentare il senso critico ed aumentare la capacità di attenzione, cercare di ridurre il carico d’informazioni limitando la produzione di news sui social media.

Anche i media autorevoli possono fare Misinformazione

Anche i media tradizionali ed autorevoli possono fare Misinformazione, cioè produrre notizie false involontariamente. E questo accade quando non viene applicato rigidamente il controllo delle fonti, quando i mezzi di informazione, seppur autorevoli, non verificano con scrupolo le fonti. In questo caso, pur non volendo produrre volontariamente una notizia falsa si finisce per ingrossare il flusso di Fake News.

La diffusione della rete e dei Social Network ha modificato in modo sostanziale il giornalismo ed il modo di produrre informazione. Il flusso continuo e dirompente dell’informazione che proviene anche da non professionisti impone di accorciare i tempi, a discapito della verifica scrupolosa delle fonti. Per aumentare il traffico al proprio sito web, anche testate autorevoli pubblicano informazioni non certificate.

Anche la Corte di Cassazione con una sentenza del novembre 2017, in cui si giudicava una notizia ripresa da un giornalista e poi risultata falsa, stigmatizza il modo di maneggiare le informazioni provenienti dalla rete. Per i giudici della Corte, affidarsi ad una fonte quando è costitutita da pubblicazioni giornalistiche non basta, rischia di creare un circuito autoreferenziale. Per un giornalista c’è sempre l’obbligo di verificare le fonti ma quando la stessa proviene dal web occorre incrociarla bene con altre perchè il rischio di fare misinformazione è altissimo.

In rete e soprattuto sui Social Media i  lettori non fanno molta distinzione tra i vari mezzi d’informazione, degli autori degli articoli e le differenze che ci sono tra coloro che producono le notizie. Ecco perchè la verifica delle fonti rimane lo spartiacque necessario per distinguere la produzione di informazione di qualità da un flusso di notizie false o esagerate e non verificate. La qualità dell’informazione si basa essenzialmente sulla rigida verifica delle fonti.

La BBC sta cercando di porre freno alla pubblicazione di informazione non certificata introducendo un reality check, una sezione del sito web dove certificare le notizie più controverse e più cliccate in rete.

Come fare ad individuare una Fake News

Non ci sono metodi infallibili per individuare una Fake News e capire che si sta diffondendo la disinformazione su quell’argomento. Ma occore molta cautela poichè, come detto in precedenza,  il lettore nell’era digitale ha subìto una trasformazione, non è più un soggetto passivo ma in grado di poter dare linfa e vigore alla notizia avendo la possibilità di esprimere un parere o condividere. Ci sono alcuni accorgimenti che consentono di avere un’idea della notizia che ci viene proposta. Craig Silverman, giornalista di Buzzfeed, propone 6 modi semplici per individuare una fake news.

Il controllo dell’url per verificare che non sia stato creato un sito simile ad uno più noto, leggere il “chi siamo”, controllare i link per comprendere se sono reali, fare una ricerca delle immagini per capire se è già stata pubblicata e possa riferirisi ad un altro evento.

L’ultimo consiglio di Silverman, è la cautela. Di fronte ad una notizia che provoca forti emozioni, il giornalista di Buzzfeed invita alla calma, a controllare le emozioni.

Questo delle emozioni è il punto centrale che viene preso in considerazione da coloro che producono Fake News, scrivere titoli forti accompagnati da immagini in grado di produrre un’immediata reazione emotiva. Dinnanzi ad una forte emozione, il lettore reagisce esprimendo immediatamente il proprio stato d’animo utilizzando  diversi strumenti a disposizione. Su Facebook dinnanzi ad una notizia che provoca emozioni,  si può esprimere immediatamente  il proprio stato d’animo con un like, un commento ed una condivisione.

Sono proprio queste azioni dell’utente che innescano poi una diffusione virale che consente alla falsa notizia di diffonderesi rapidamente in rete. Un like su Facebook consente all’algortimo del social network di stabilire una relazione tra l’utente e la pagina dove viene postata la notizia e questo meccanismo determinerà una “relazione sociale”. Da quel momento si instaurerà un rapporto tra la pagina del sito di fake news e dell’utente, che riceverà con molta probabilità tutti gli aggiornamenti.

Dunque una falsa notizia è prodotta per innescare automaticamente delle reazioni emotive, ecco perchè è necessario controllare le emozioni ma soprattutto evitare di esprimere una propria valutazione basandosi essenzialmente sul titolo della notizia e sulle foto. Occorre sempre leggere integralmente l’articolo e durante la lettura esprimere il proprio senso critico che può essere formale, come notare stranezze con l’url, le immagini, link, ecc, ma anche sostanziale cercando di comprendere se vengono utilizzate fonti verificabili.

In ogni caso, interagire sui Social Network può essere determinante per la diffusione delle Fake News, ecco perchè l’azione della condivisione deve essere utilizzata con moderazione, condividere una notizia significa proporla alla propria cerchia di amici che a loro volta la condivideranno con altri, fino a diffonderla in modo considerevole. Essere attori attivi in un processo di formazione del ciclo della notizia, come avviene per le news online, determina una certa responsabilità poichè ogni songola azione può determinare la diffusione di un flusso di notizie online.

E’ difficile individuare all’istante una Fake News, ma un modo per fronteggiare il fenomeno c’è: cautela nella gestione delle proprie emozione di fronte ad una notizia e leggere integralmente l’articolo con la massima attenzione prima di decidere di condividerlo od esprimere una valutazione.

Salute, il rischio di un’informazione errata e pericolosa

Le Fake News non sono solo in grado alterare il dibattito politico ma influenzare anche i comportamenti, soprattutto nella cura della salute. Secondo una ricerca Censis e Assosalute, il 28,4% degli italiani consulta siti web per cercare informazioni sulla salute, di cui il 17% consulta siti web generici, 6% siti istituzionali e 2,4% i social network. In base a questa ricerca su 15 milioni di persone che hanno cercato informazioni sul web per curare la propria salute, circa 8,8 milioni di persone sono stati vittime di notizie mediche  false o errate.

Notizie false ed errate possono veramente compromettere lo stato di salute, ecco perchè servono una comunicazione corretta e l’educazione alle scelte di salute.

Proprio per contrastare le Fake News in campo sanitario è stato creato il portale web  dai medici d’Italia.

Il portale è stato denominato “Dottore, ma è vero che…?”, ed è online  all’indirizzo www.dottoremaeveroche.it o anche https://dottoremaeveroche.it.

L’iniziativa è della Fnomceo, la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e odontoiatri, e parte dalla constatazione che “le bufale, quando incidono sulla salute, rischiano di trasformarsi in vere e proprie azioni criminose, sostenute da interessi economici o solo dall’ignoranza”.

Strumenti per arginare le Fake News

 

In tanti cercano di arginare le Fake News, predisponendo strumenti o metodi per mettere in allerta gli utenti. Fino ad ora questi strumenti ancora non hanno prodotto risultati accettabili come il caso di Facebook che, dopo aver sperimentato con poco successo una serie di inziative introduce in Italia un progetto per  “La tutela della sicurezza dell’informazione e la lotta contro le notizie false”.

In Italia è stata lanciata  l’Attività di Fact-Checking in collaborazione con Pagella Politica, firmataria dei Poynter International Fact Checking Principles.

Pagella Politica  valuterà l’accuratezza delle storie presenti su Facebook. Se una storia verrà giudicata falsa o parzialmente falsa, Facebook mostrerà, per dare più contesto, nella sezione sottostante, l’analisi scritta dal fact-checker, e la storia potrà comparire più in basso nel News Feed. Inoltre, le persone riceveranno una notifica se una storia che hanno condiviso è stata giudicata falsa.

Anche  WhatsApp sta mettendo a punto un sistema per combattere le bufale, soprattutto una sorta di catene di S. Antonio che rimbalzano nelle chat.

WhatsApp potrebbe introdurre una notifica  che arriva insieme al messaggio ricevuto che chiede anche la diffusione a più contatti, e che mette in guardia l’utente sul fatto che “il contenuto è già stato inoltrato tante volte”

Il Ministero degli Interni introduce un servizio online che permetterà ai cittadini di suggerire presunte bufale. In caso di contenuti lesivi della reputazione, la Polizia postale fornirà al destinatario tutte le indicazioni necessarie per chiedere la rimozione dei contenuti che, però, “dovranno essere valutate dai singoli social network”

L’Ue adotta misure per contrastare la disinformazione online

L’Ue presenta i risultati delle prime riflessioni sulla spinosa questione delle Fake News, e le conclusioni contenute nel rapporto del gruppo di esperti appositamente creato invitano ad azioni a vasto raggio in particolare in rete, dove il flusso di informazioni risulta più difficile da controllare.

Nel report il gruppo di esperti precisa che la definizione Fake News non  è corretta, perché il termine sarebbe inadeguato per descrivere la sua complessità, poichè si tratterebbe di  “informazione falsa, imprecisa o concepita modo fuorviante, presentata e diffusa a scopo di lucro o con l’intenzione di creare un pregiudizio pubblico”, in grado di minare i valori e i processi democratici.

Tra le varie raccomandazioni: la promozione di un codice etico che le piattaforme online e i social media dovrebbero impegnarsi a rispettare; la promozione dell’alfabetizzazione mediatica come elemento di contrasto; lo sviluppo di tool che consentano agli utenti e ai cronisti di combattere la disinformazione; garantire la trasparenza delle piattaforme online, rendendo chiaro come operano gli algoritmi che selezionano le news; mettere in risalto le notizie più affidabili, in collaborazione con alcuni organi d’informazione europei ); fare gruppo per dare corso all’attuazione, il monitoraggio e la revisione regolare delle azioni concordate.

 

 

 

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