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Beirut, il dramma del Libano dopo l’esplosione al porto

Sono 137 morti, alcune decine di dispersi e oltre 5.000 feriti il nuovo bilancio delle esplosioni di martedì a Beirut, in Libano. Lo ha annunciato oggi il portavoce del ministero della Sanità libanese.

“Finora, il bilancio è di oltre 137 morti e più di 5.000 feriti”,ha detto Rida Moussaoui, aggiungendo che una nuova comunicazione in proposito potrebbe essere fatta in giornata.

Il Libano è travolto da una crisi economica disastrosa, con le tensioni di confine che si sono riaccese negli ultimi giorni tra Israele e le milizie filo-iraniane di Hezbollah, e la sentenza del processo, attesa venerdì, per l’uccisione nel 2005 in un attentato a Beirut dell’ex primo ministro Rafic Hariri e altre 21 persone. Gli imputati sono quattro membri dello stesso Hezbollah, tutti latitanti.

La Ue ha attivato il meccanismo di protezione civile in seguito alla richiesta delle autorità libanesi, e coordinerà l’invio urgente di 100 pompieri altamente qualificati, con veicoli, cani ed attrezzature specializzati nella ricerca e salvataggio in zone urbane. Lavoreranno con le autorità libanesi per salvare vite”: lo annuncia il commissario alla gestione delle crisi, Janez Lenarcic. “Olanda, Grecia e Cechia hanno già confermato la loro partecipazione, Francia,Polonia e Germania hanno già offerto assistenza”, ha aggiunto.
L’esplosione ha ricordato la guerra civile del Libano, durata 15 anni, dal 1975 al 1990. Il conflitto si è concluso con l’accordo di Taif, sottoscritto in Arabia Saudita sotto gli auspici della Lega Araba.

Circa 120mila libanesi morirono nel corso di quella guerra, che ha attirato altre parti, tra cui Israele, Iran e persino l’Iraq, sotto Saddam Hussein. Sia Israele che l’Iraq sostenevano Hezbollah.

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