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Iran, scontri tra Guardiani della Rivoluzioni e ribelli curdi

Morti e feriti in scontri a fuoco al confine iraniano con l’Iraq tra Guardiani della Rivoluzione e
ribelli curdi: le due parti in causa annunciano però cifre contrastanti sul numero delle vittime. Secondo i media iraniani negli scontri avvenuti ieri sera a Oshanvieh, località a 20 chilometri dal confine con la regione autonoma del Kurdistan iracheno, sarebbero morti 12 insorti e tre Guardiani mentre per i
ribelli del Kurdistan Revoluzionary Party (KDP) citati dalla tv curda Rudaw, sarebbero 6 i soldati iraniani uccisi, tra cui un comandante, e 14 i feriti.

Citando una dichiarazione dei Guardiani della Rivoluzione, corpo d’elite dell’esercito iraniano, l’agenzia iraniana Tansim, l’agenzia di stampa Tasnim riferisce di due distinti gruppi di ribelli ha oltrepassato il confine per compiere atti di “sabotaggio” e “creare insicurezza tra la popolazione”.

Il generale iraniano, Hossein Ashtari, citato da Tansim ha detto che i combattenti uccisi erano membri del PJAK – Partito della Vita libera del Kurdistan, un gruppo curdo iraniano legato al partito dei lavoratori del Kurdistan turco (PKK). Dichiarazione in netto contrasto con quanto sostenuto dall KDP, il quale tramite un suo comandante ha rivendicato l’attacco dei suoi combattenti.

L’incursione, arriva giorni dopo la morte di cinque ribelli curdi e cinque jihadisti oltre a un agente di polizia, in diverse località nel nord-ovest e nel sud-est del Paese. “Una squadra di cinque (combattenti) del gruppo scissionista terrorista PJAK (…) è stato identificato e distrutto nella regione Sardasht” sul confine iracheno, come hanno annunciato i Guardiani in un comunicato diffuso lunedì scorso. una dichiarazione Guardie detto il Lunedi. Poco più tardi, nello stesso giorno, la tv di Stato ha riferito di altri sei morti in scontri armati nella provincia del Sistan-Baluchistan nel sud-est dell’Iran. Un agente di polizia e cinque militanti sono stati uccisi nei combattimenti, che hanno visto opporsi le forze iraniane contro il gruppo militante sunnita denominato “Jaish-ul Adl” (“Esercito della Giustizia”)..

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