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Isis, dopo Raqqa si combatte nella provincia di  Deir Al Zor

Le truppe della coalizione che combatte l’Isis verranno impiegate nella provincia orientale di Deir Al Zor . Uno degli ultimi fronti dove si combatte ancora la guerra allo stato islamico.
Dopo un assedio di circa quattro mesi e un accordo per permettere l’evacuazione dei miliziani dell’Isis rimasti in città con le loro famiglie, le Forze siriane democratiche hanno liberato  Raqqa. Un caro prezzo è stato pagato, ancora una volta, dai civili: circa 50mila quelli assediati insieme ai jihadisti, costretti a fare i conti con l’assenza di cure mediche e con una disponibilità alimentare a livello critico, usati come scudi umani dall’Isis. Molti quelli morti sotto i bombardamenti, come hanno denunciato varie organizzazioni internazionali e locali.
Era il 13 gennaio del 2014 quando i miliziani del sedicente Stato Islamico proclamarono Raqqa, nel nordest della Siria, la capitale del loro ”Califfatoislamico

Migliaia i jihadisti che da allora raggiunsero la ‘capitale’, tra cui molti leader. Fonti dell’intelligence irachena hanno sostenuto a luglio che anche il leader dell’Is, Abu Bakr al-Baghdadi, avesse lasciato Mosul per trasferirsi a Raqqa, ma la notizia non è mai stata confermata.

Preso il controllo della città, i jihadisti iniziarono a imporre una rigida interpretazione della sharia, la legge islamica. Terribile la repressione nei confronti di chi si opponeva al loro dominio, con decapitazioni, crocifissioni e torture. Crudele l’uso dei civili come scudi umani per ostacolare l’avanzata delle forze avverse.

Una dura repressione viene messa in atto anche nei confronti degli alawiti e dei sospetti sostenitori del presidente Bashar al-Assad. La piazza di al-Naim, liberata oggi dalle Forze siriane democratiche, è diventata ben presto tristemente nota come luogo pubblico per le esecuzioni.

I primi a iniziare la devastazione di Raqqa, l’80 per cento della quale è oggi ridotto in macerie, sono stati propri i miliziani dell’Isis, che hanno fatto saltare in aria le moschee sciite e le chiese cristiane. La chiesa cattolico armena dei Martiri ha invece perso la sua identità, trasformata dall’Isis nel quartier generale della sua polizia e in un centro islamico per reclutare nuovi combattenti. I primi a fuggire da Raqqa sono stati proprio i cristiani, che rappresentavano il 10 per cento della popolazione totale.

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