Storia Antica e Archeologia

L’area fortificata di Serra di Rocca Romana di Monte Sambùcaro

Oltre alle aree fortificate di epoca sannitica di Colle Morena Falascosa (San Vittore del Lazio) e di Sant’Eustachio (San Pietro Infine), poste sul versante occidentale di Monte Sambùcaro, un’altra area fortificata dello stesso monte è individuabile su Serra di Rocca Romana, posta a quota 957 metri circa, al di sopra di Ceppagna, in Molise al confine con Lazio e Campania.

L’area fortificata si trova sul punto più alto della cresta rocciosa della dorsale secondaria di Monte Sambùcaro, proprio a ridosso del passo montano denominato “Forcella del Moscoso”, che separa il monte stesso da Colle San Silvestro, propaggine occidentale di Monte Corno. 
Nella depressione si viene a generare una gola naturale che ha il suo punto più alto a quota 708 m. Sul versante occidentale di questa gola, proprio all’estremità più meridionale della dorsale di Serra di Rocca Romana si trova il paese di Ceppagna, mentre sul lato opposto della gola, aggrappato alle pendici occidentali di Colle San Silvestro, si trova il piccolo borgo di Le Noci. 

Serra di Rocca Romana svetta come un grosso corno tra le alture circostanti

Il passo di Forcella del Moscoso ha da sempre rappresento un punto obbligato di passaggio alternativo al Passo dell’Annunziata Lunga (anche noto come Passo delle Tre Torri) per coloro che dalla Valle di Venafro volevano raggiungere rapidamente la Valle di Cassino, e quindi la Valle del Liri. In questa gola è stata di recente realizzata una strada carrabile sterrata molto impervia che serpeggia sulle pendici orientali di Monte Sambùcaro, realizzata per lo sfruttamento boschivo delle alture, che rimarca in parte un antico sentiero utilizzato essenzialmente dai pastori per raggiungere i pascoli di altura della Radicosa, posti alle spalle di Sambùcaro, e l’ampio altopiano di Conca Casale, posto alle spalle di Monte Santa Croce e Monte Corno.

Serra di Rocca Romana, Monte Sambùcaro. (Foto di Maurizio Zambardi.)

Serra di Rocca Romana, ben visibile dalla Piana di Venafro, svetta come un grosso corno tra le alture circostanti. Qui, su un piccolo pianoro terrazzato, posto proprio in cima all’altura, sono ancora riconoscibili i resti di un ambiente quadrangolare in muratura riconducibile ad un’antica torre d’avvistamento. L’ambiente ha misure interne pari a 2,50 per 2,00 m, mentre lo spessore si attesta sui 55 cm. Il paramento interno si presenta con una cortina in opera incerta formata da scapoli di pietre di piccola pezzatura legati con malta. Mentre la cortina esterna, visibile solo per sparuti tratti, risulta quasi totalmente sepolta da materiale di crollo e da terra. L’ambiente dista 4 metri circa da un muro di terrazzamento, posto più a sud che forma una spianata rettangolare allungata, leggermente pendente verso est, da cui emerge, nel versante nord-ovest, un ammasso roccioso che sovrasta il terrazzamento di circa un metro e mezzo. Il muro di terrazzamento, composto da pietre di piccola e media pezzatura giustapposti con l’uso di malta, è ben riconoscibile in particolare sul versante sud. Su questo lato il muro, alto in media 80 cm, si estende, compreso alcune lacune, per una lunghezza pari a 44 metri, mentre se ne intravedono solo alcune tracce sugli altri lati.

La cresta rocciosa di Serra di Rocca Romana, Monte Sambùcaro. In secondo piano e visibile la Piana di Venafro, mentre in lontananza si vedono i Massicci del Monte Cesima e del Matese. (Foto di Maurizio Zambardi.)

Nello specifico sul lato est si estende per circa 8 metri, nel versante settentrionale, proprio sul ciglio dello strapiombo, alto un centinaio di metri, se ne riconoscono alcune lievi tracce che affiorano di pochi centimetri dal terreno. Il tratto, lungo circa 9 metri e spesso 80 cm, va a ricollegarsi con lo spuntone di roccia che emerge dal terrazzamento e di cui si è detto. È chiara l’importante funzione di avvistamento e di controllo che il luogo suggerisce. Da questa altura infatti si spazia con lo sguardo sulla Valle del Liri, su quella di Venafro e sulle alture circostanti. Da qui sono anche ben visibili le aree fortificate di Colle Marena Falascosa, Montecassino e Monte San Nazario, propaggine del Monte Cèsima.

 

Da queste considerazioni e dalle strutture murarie rinvenute si ipotizza la presenza di una fortezza di età medievale, ma, considerata l’importanza strategica del luogo come punto di avvistamento e di controllo del passo montano, non si esclude la possibilità che la struttura si sia reimpiantata su una struttura precedente di età romana, come suggerito anche dal nome stesso, o addirittura preromana.

Sempre sulla stessa dorsale secondaria, nel punto di attacco con la parete ripida che conduce alla vetta vi sono, su aree terrazzate, i resti di alcuni ambienti agro pastorali realizzati con muri in pietra senza l’utilizzo della malta.  Quest’area terrazzata fungeva anche da passaggio obbligato per i pastori che dal sentiero che conduce al passo di Forcella Moresca volevano raggiungere rapidamente il grosso invaso, che viene a generarsi tra le due dorsali nord orientali di Monte Sambùcaro,  ricco di acqua e pascoli. L’invaso contiene inoltre vari elementi molto interessanti sia a livello geologico che storico.

Serra di Rocca Romana, Monte Sambùcaro. (Foto di Maurizio Zambardi.)

Cratere carsico

La dorsale settentrionale di Monte Sambucaro che va a ricongiungersi con la cresta rocciosa di Serra di Rocca Romana presenta a quota 850 metri circa un’ampia curvatura che interrompe la linearità della dorsale. La curvatura delimita, sul lato meridionale un’enorme cavea riconducibile ad un cratere carsico. Nella parte più bassa del bacino carsico, posta a quota 870 metri circa si genera un piccolo avvallamento di forma tondeggiante dove si raccoglie e permane per diversi mesi dell’anno l’acqua piovana.

Il luogo è per questo motivo utilizzato dai pastori e dai bovari come luogo di stazzo.

L’avvallamento, ampio circa mezzo ettaro, è delimitato lungo tutto il perimetro da un recinto in pietra disposte a secco, alto più di un metro e spesso 80 cm circa. Il piccolo bacino carsico è dominato dalle strutture descritte al sito precedente, che certamente dovevano avere l’importante compito di controllo di quest’area strategicamente importante, grazie proprio alla presenza delle pozze d’acqua.

Pozzi-cisterne di varia grandezza

Serra di Rocca Romana, Monte Sambùcaro. (Foto di Maurizio Zambardi)

Sempre nello stesso invaso, proprio a monte del paese di Ceppagna, in località Pozzi, in un ampio bacino vi sono alcuni grossi pozzi-cisterne di varia grandezza, alcuni dei quali visibili anche dalle foto aeree.

I pozzi, di incerta datazione, hanno una forma cilindrica che tende ad allargarsi leggermente nella parte inferiore e sono realizzati con pietre di medie dimensioni senza l’impiego di malta. Il pozzo più grande, che ha un diametro pari a 6,70 m. è una profondità di 4 metri circa, è bordato da un muro a secco che funge da parapetto, alto 80 cm e largo 75 cm circa. A monte della vallata si riconoscono una serie di briglie in muratura a secco.

Cavità carsica (inghiottitoio)

A circa 150 metri più a valle della località Pozzi, nascosta da un fico selvatico, vi è una profonda cavità carsica, ampia in sommità 2×3 metri circa e profonda 4 metri circa. Alcune persone del posto, scese all’interno con una fune, riferiscono di aver notato uno stretto condotto naturale che prosegue per diversi metri nel ventre della montagna.

Strumenti litici e frammenti di Bauxite

Nell’area si osservati anche alcuni strumenti litici in selce, quali lame e raschiatoi, e numerose pietre di colore nero, in netto contrasto con la pietra calcarea del posto. Queste pietre hanno un profilo vagamente arrotondato e  spigoli smussati e lisciati, con dimensioni che variano dai 2 ai 6 cm circa. Da un esame geologico è risultato che sono frammenti di bauxite. Tale minerale era di fondamentale importanza in antichità perché utilizzato come materia prima nella fusione di armi e strumenti metallici.

Recinto in opera poligonale su Colle Moresco

Rilievo delle strutture archeologiche di Serra di Rocca Romana, su Monte Sambucaro. Maurizio Zambardi.

Nella parte più a valle dell’invaso, proprio a monte del paese di Ceppagna, in località Masseria Moresco, su un’ampia spianata posta su un’altura di Colle Moresco, a quota 390 m, tra i tanti muri a secco, riconducibili a recinti di pastori e terrazzamenti agricoli, ve ne è uno di forma anulare che cinge la spianata dell’altura. Il recinto ingloba a sud est un tratto di muro, che delimita a monte una serie di stretti terrazzi agricoli, che si estende per circa 30 metri in direzione est ovest, per un’altezza di circa 2 metri. Nella parte più bassa del muro sono visibili dei grossi blocchi in calcare, di dimensioni medie pari a 0,70×0,90 m, formanti dei tratti in opera poligonale, che si conservano per uno o due filari. Altri sparuti grossi blocchi si osservano inseriti in vari punti lungo tutto il recinto. Non si esclude che il recinto possa anch’esso risalire all’epoca sannitica, e quindi doveva svolgere il ruolo di  controllo, insieme al recinto di Monte San Nazario, dell’asse viario che dalla Piana di Venafro portava alla Valle del Liri, inerpicandosi per il Passo delle Tre Torri.

 

Maurizio Zambardi

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