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La distruzione dell’Abbazia di Montecassino del 15 febbraio 1944. Le responsabilità dell’inutile bombardamento

Il 15 febbraio 1944 più di duecento bombardieri medi e pesanti polverizzarono l’antica Abbazia di Montecassino. Molti avevano approvato quel bombardamento spettacolare, ma inutile e dannoso per gli stessi Alleati, in quanto successivamente i tedeschi utilizzarono le rovine del monastero per organizzare una resistenza ancora più dura. In questo saggio, sulla base di una cospicua documentazione d’archivio, vengono analizzate tutte le fasi che portarono alla decisione di bombardare il monastero e alle responsabilità.

Gli sforzi della Santa Sede per evitare la distruzione dell’abbazia benedettina

Quando gli Alleati sfondarono la linea del Volturno nel settembre 1943, e si attestavano sulla linea d’Inverno (Linea Rehinard) avvicinandosi al fulcro della linea Gustav, aumentavano le preoccupazioni per la sorte dell’antica Abbazia benedettina di Montecassino che si sarebbe trovata nel mezzo della battaglia. La diplomazia vaticana aveva già sperimentato nei mesi precedenti la fermezza del governo inglese nel voler bombardare la città di Roma.
Per questo motivo era particolarmente attiva la diplomazia della Santa Sede che si adoperava per evitare la distruzione dell’antico monastero benedettino. C’è una cospicua documentazione negli Atti Diplomatici della Santa Sede [Actes et Documents du Saint Siège relatifs à la Seconde Guerre mondiale] che dimostrano l’attivismo della diplomazia pontificia. Uno dei primi documenti risale al 25 ottobre 1943 quando la Segreteria di Stato Vaticana informò l’ambasciatore tedesco presso la Santa Sede di voler intervenire presso le autorità militari competenti affinché l’antica abbazia non fosse utilizzata nel corso delle operazioni militari e non subisse i conseguenti danni. Un intervento simile fu effettuato anche presso i diplomatici inglesi e americani accreditati presso la Santa Sede.

Spinta da una forte preoccupazione, la Segreteria di Stato invitava i delegati apostolici di Stati Uniti e Inghilterra ad intervenire presso i Governi per salvaguardare l’abbazia benedettina. Gli Alleati avevano già dichiarato la loro disponibilità alla salvaguardia del prezioso patrimonio storico italiano e in una riunione del Capi di Stato Maggiore congiunti (Combined Chiefs of Staff) si ricordava al generale Eisenhower la responsabilità, chiedendo di rispettare, in conformità alle necessità militari, la posizione della Chiesa e di tutti gli istituti religiosi e chiedendo di “fare tutti gli sforzi per preservare gli archivi locali, i monumenti e gli oggetti d’arte”.
In questa direzione il 25 ottobre 1943, il Comando Aereo del Mediterraneo aveva emanato alle unità dipendenti l’ordine di adottare tutte le misure per evitare il bombardamento dell’abbazia ”sita su Monte Cassino in direzione ovest di Cassino”. Lo storico dell’esercito americano Martin Blumenson, scrisse che nella copia del messaggio giunto al Comando della V armata, il generale Gruenther, capo di stato maggiore, chiese che «mi siano fornite delle fotografie di questo posto. Vi è la possibilità che le nostre truppe possano distruggerlo con il fuoco dell’artiglieria» [M. Blumenson, Salerno to Cassino, 1969]

Proprio nel momento in cui si svolgeva la battaglia sulla Linea d’Inverno, si intensificavano gli sforzi del Vaticano per salvaguardare l’integrità dell’abbazia di Montecassino e tutta la documentazione è reperibile nei già citati  Atti Diplomatici della Santa Sede.
Agli inizi di Novembre le rappresentanze diplomatiche rispondevano alla richiesta della Segreteria di Stato, la legazione britannica comunicava che le indicazioni fornite erano state inviate al Comando alleato di Algeri. Precisavano però «che se le autorità tedesche avessero usato l’abbazia o il suo territorio per scopi bellici, quelle alleate si sarebbero vedute costrette a prendere ogni contromisura dettati dai loro interessi militari». Il Governo di Londra inoltre comunicava che avrebbero trasmesso al generale Eisenhower le motivazioni che rendevano l’abbazia un monumento importante da salvaguardare.
Il 4 Novembre 1943 il generale Eisenhower, Comandante Supremo del Mediterraneo, inviava un messaggio al Comando alleato (15 Army Group) scrivendo che l’antico monastero di Montecassino bisognava aggiungerlo alla lista dei monumenti da proteggere insieme alla tenuta estiva di Castel Gandolfo che era stata già inserita in passato. Eisenhower scriveva che le forze terrestri erano ancora lontane dai due monumenti ma questi rientravano nella zona di azione delle forze aeree alleate e rassicura il Ministero della Guerra che le istruzioni ricevute sarebbero state eseguite.

Mentre proseguivano i passi della Santa Sede presso i governi belligeranti, all’interno del Comando dell’esercito alleato continuava la corrispondenza e le direttive circa la preservazione dell’antica abbazia di Montecassino. Dopo le comunicazioni giunte al Comando del 15 Army Group, il 12 novembre, era lo stesso Comando a comunicare che le istruzioni per la preservazione del monastero di Montecassino erano già state emesse. Nel frattempo l’abbazia era rimasta danneggiata da colpi di artiglieria e la Segreteria di Stato della Santa Sede aumentava le pressioni diplomatiche sui governi di Germania, Gran Bretagna e Usa.
Nel frattempo domenica 12 dicembre, come scrivono nel diario di guerra i monaci, un capitano tedesco fa visita all’Abate di Montecassino per recapitare informazioni da parte del Comando Supremo del Sud. “Per salvaguardare il monastero dalle offese belliche dei belligeranti, il Comando Supremo del Sud stabiliva una zona di 300m. attorno al monastero, interdetta a qualsiasi militare, e a tal scopo sarebbe stata chiusa la strada carrozzabile e le altre vie di accesso, e posti fuori di 300m. i gendarmi per far rispettare da tutti la zona internazionale” [E.Grossetti – M. Matronola, Il Bombardamento di Montecassino. Diario di Guerra, 1997].

I tedeschi si impegnavano a costituire una zona neutrale di 300 m, ma furono gli stessi monaci a misurare il terreno e mettere agli estremi le tabelle con la supervisione dei gendarmi, considerando che dal Comando tedesco non fu inviato nessun militare.
Nel frattempo il fronte si avvicinava sempre di più e c’erano stati alcuni episodi che avevano preoccupato l’abate di Montecassino, come lo scoppio di una granata nell’orto vicino al deposito di munizioni e alcune granate vicino al recinto del monastero. I tedeschi non stavano mantenendo l’impegno di salvaguardare la zona neutrale, soprattutto perché erano presenti depositi di munizione vicino al monastero. I monaci scrivono nel diario di guerra che l’Abate aveva scritto una lettera al generale Fries “ per avvisarlo delle granate e delle bombe cadute nei pressi dei depositi di munizioni: lo pregai insistentemente perché dia ordini formali e tassativi per la rimozione di dette munizioni e per il rispetto della zona dei 300 metri stabilita dal Comando Supremo”.
Dunque con la fine dell’anno la situazione per le sorti dell’abbazia di Montecassino si faceva sempre più difficile.

L’abbazia di Montecassino si trovava al centro della battaglia sulla Linea Gustav

Ai primi di gennaio il Quartier Generale alleato rimproverò il Comando della V armata per aver appreso dalla Santa Sede, attraverso i canali diplomatici, che l’abbazia di Montecassino era stata gravemente danneggiata dal fuoco di artiglieria. Fu nel gennaio del 1944 che i primi danni furono arrecati al Monastero: la sera del 13 una cannonata colpiva il Chiostro d’ingresso e nella notte tra il 13 e 14 un’ altra granata sfondava il tetto della Basilica, rovinando il prezioso affresco di Luca Giordano, mentre la mattina del 15 gennaio un’ennesima granata scoppiava nel Chiostro del Priore. Quindi nel mese di gennaio progressivamente il monastero subìva lentamente sempre più danni, ciò avveniva mano a mano che gli Alleati tentavano di sfondare la linea Gustav.
Dunque non era possibile attaccare monumenti e luoghi sacri in virtù della direttiva del generale Eisenhower, emessa nel dicembre del 1943, esaminata in questo saggio. Ma questa rigidità venne meno agli inizi di febbraio del 1944, quando alcuni aerei alleati bombardano Albano e colpirono un collegio di suore a Castelgandofo, causando la morte di diciassette suore e ferendone otto. Un messaggio del generale Ira Eaker, capo delle Forze aeree del Mediterraneo, al generale Wilson, comandante delle Forze alleate nel Mediterraneo, chiariva la condotta militare degli Alleati nei confronti delle proprietà vaticane. In riferimento alla situazione dell’area Albano-Castelgandolfo, Eaker spiegava che c’era il desiderio di “mantenere queste aree inviolate” ma dinnanzi ad una emergenza tattica era necessario intervenire militarmente, e non era possibile compromettere le operazioni perché nel mezzo della battaglia c’era un edificio religioso. Per cui il generale Eaker comunicava di aver dato a Cannon, Comandante delle Forze aeree tattiche del Mediterraneo, e al generale Alexander la libertà di attaccare solo in caso di assoluta necessità. Questo messaggio fu trasmesso e approvato dai Capi di Stato Maggiori Alleati.

Da questo momento la situazione cambiò notevolmente, la linea approvata dai Comandi militari consentiva di intervenire unilateralmente quando le condizioni lo consentivano.
Nel frattempo sul fronte di Cassino i neozelandesi furono trasferiti  nel febbraio del 1944, avevano combattuto sull’Adriatico e ad Alife nella zona del Volturno. La decisione di Alexander di trasferire la divisione neozelandese sul fronte di Cassino era maturata dalla necessità di alimentare l’attività della V Armata, debilitata dall’enorme perdita di uomini. Da Londra e Washintgon aumentavano le pressioni affinché la linea difensiva fosse sfondata. Oltre alla divisione neozelandese, Alexander spostò dall’Adriatico sul fronte di Cassino la 4a Divisione indiana e la unì alla 2a Divisione neozelandese costituendo il Corpo d’Armata Nezoleandese che affidò al Comando del generale Freyberg. La Divisione Indiana era comandata dal generale Francis Tuker che dopo aver studiato una serie di libri su Montecassino, concluse che il genio Militare non era in grado di distruggere l’abbazia. Quando Freyberg presentò il piano di attacco, il 4 febbraio 1944, confermò l’ipotesi formulata da Truker circa l’opportunità di aggirare il monastero, idea che coincideva con quella del generale francese Juin. Soltanto alcuni giorni dopo, Freyberg cambiò idea e ripropose il piano d’attacco frontale,“non spiegò mai questo suo mutamento d’opinione ”, scrive lo storico militare, Livio Cavallaro [ Cassino. Le Battaglie per la Linea Gustav. 12 gennaio-18 maggio 1944, 2004].

Da sinistra il Generale Britannico Henry Maitland Wilson, Comandante Supremo delle Forze Alleate nel teatro del Mediterraneo, il generale Harold Alexander, Comandante delle Forze alleate in Italia, il generale Clark, Comandante della V Armata e il generale neozelandese Bernard Freyberg, Comandante della Divisione Neozelandese

Le responsabilità del bombardamento di Montecassino: la versione ufficiale

Freyber ordinò alla Divisione indiana di sostituire gli americani e attaccare la collina del Monastero mentre i neozelandesi attaccavano lungo la statale numero 6, Casilina. Nel frattempo Tuker, colpito da malore, era ricoverato nell’ospedale da campo di Caserta ed il suo posto fu ricoperto dal Brigadiere Dimoline che chiese il bombardamento di Montecassino la sera dell’11 febbraio 1944, alle 22.45, inoltrando una richiesta al generale Freyberg. Ciò è confermato dal diario della Divisione indiana, “E’ stato chiesto che tutti gli edifici e tutti i punti che si sospetta siano capisaldi avversari sull’obiettivo e nelle sue vicinanze, compreso il monastero, vengano sottoposti a intenso bombardamento da questo momento in poi ”.

La versione ufficiale sul bombardamento di Montecassino ritiene che le responsabilità siano interamente da attribuire al generale neozelandese Freyberg. La ricostruzione della procedura che porta alla decisione di bombardare l’abbazia è riportata dallo storico Blumenson. Esaminiamo in questo saggio attentamente la sequenza dei fatti riportata dallo storico militare americano.
La sera del 12 febbraio Freyberg chiese il bombardamento telefonando all’assistente di Clark alle 19 a Presenzano ma in sua assenza rispose il suo capo di stato maggiore, generale Alfred M. Gruenther, chiedendogli “ un appoggio aereo domani allo scopo di ammorbidire le posizioni nemiche nel settore di Cassino: voglio tre missioni di dodici aerei ciascuna; devono essere bombardieri Kitty, con bombe da 500 chili”. Questo colloquio fu trascritto dal generale Gruenther in un dettagliato memorandum che è stato utilizzato per ricostruire la dinamica della decisione del bombardamento da Martin Blumenons, storico militare, e ripreso da David Hapgood e David Richardson nel loro libro Montecassino. Dagli archivi militari la verità su uno degli eventi più discussi della seconda guerra mondiale, 2003.

Da questa ricostruzione è possibile comprendere, secondo il racconto di Gruenther, la sucessione degli eventi. Il generale rispose a Freyberg che prima di autorizzare il bombardamento doveva consultarsi con il generale Clark che era sul fronte di Anzio e nel frattempo chiamò il comando del generale Alexander a Caserta e riuscì a parlare con il Capo di Stato maggiore britannico, John Harding, che riferì tale richiesta al suo comandante. Secondo Gruenther, il generale Clark espresse il parere negativo sul bombardamento e quella sera ci furono diversi colloqui telefonici tra i vari ufficiali della V Armata e il Comando del generale Alexander che portò alla decisione di bombardare il monastero la mattina del 13 febbraio. Gruerher riferiva che il generale Alexander si rammaricava di tale decisione ma riteneva che se il generale Freyberg lo avesse ritenuto necessario la distruzione dell’Abbazia sarebbe stata giustificata.
La sera del 12 febbraio 1944 fu data l’autorizzazione al bombardamento di Montecassino per la mattina del 13 febbraio che fu poi rinviata poiché le truppe presso Montecassino non potevano essere ritirate in tempo.

Il bombardamento del 15 febbraio 1944 e i resti dell’Abbazia di Montecassino dopo l’attacco

15 febbraio 1944, obiettivo: Il monastero benedettino di Montecassino

Sul bombardamento dell’abbazia e sulle modalità si è scritto molto e spesso i dati dell’operazione militare non corrispondono tra le varie fonti. In questo lavoro analizziamo i dati tratti dai documenti e dai rapporti militari.
Sono quattro i documenti rintracciati negli archivi militari americani che danno l’ordine di attaccare l’abbazia di Montecassino. Una nota senza data mostra l’elenco delle località da bombardare il giorno 15 febbraio 1944, viene indicata l’abbazia di Montecassino con l’impiego dei bombardieri medi. Non c’è alcun riferimento all’uso dei bombardieri pesanti, nell’elenco figurano località del centro e del nord Italia, dell’Albania e della Jugoslavia. Probabilmente la nota si riferisce ad un momento in cui non era ancora stato deciso di utilizzare i bombardieri pesanti. Il secondo è un ordine del Mataf (Comando delle Forze aeree tattiche del Mediterraneo) del 14 febbraio 1944 alle ore 21.50, indica il Monastero di Montecassino come obiettivo speciale per tutti i bombardieri medi. Inoltre comunica che quattro gruppi di B17 attaccheranno lo stesso obiettivo prima delle 11,30. L’ordine stabilisce la massima distruzione delle mura e della costruzione dell’abbazia. Un terzo ordine, datato 14 febbraio ore 23.45, stabilisce un attacco di 3 gruppi di bombardieri medi alle 13.00, 13.15 e 13.30. Mentre due gruppi di B-25 sono allertati di notte in attesa di disposizioni. Un quarto ordine viene emanato il 15 febbraio alle ore 1.14 dal comando Masaf ( Comando delle forze aeree strategiche) del generale Twining che indicava quattro gruppi di fortezze volanti che dovevano colpire l’abbazia di Montecassino dalle 9.30 alle ore 10.15. In questo contesto è evidente che vi furono anche discussioni sulle modalità militari perché fu utilizzata la forza aerea strategica, le fortezze volanti, per un obiettivo così piccolo. Solitamente venivano utilizzati per attacchi a porti, aeroporti e punti strategici.
In più c’è da osservare che il primo ordine fu dato alle 21.50 del 14 febbraio, si allertava il Comando tattico del generale Cannon e soltanto al 1,05 del mattino del 15 febbraio veniva diramato l’ordine ai bombardieri strategici che anticipava l’attacco alle ore 9.30 .

L’attacco all’abbazia benedettina di Montecassino fu condotto martedì 15 febbraio 1944 e prevedeva due fasi: un attacco di un’ora e un altro a distanza di tre ore circa. Il primo fu condotto dai bombardieri strategici (15 Strategic Air Force), il piano prevedeva un attacco ogni quarto d’ora per un’ ora totale con quattro unità distinte: il 2ed, 99th,301th, 97th Bomb Group.

Il primo dei quattro gruppi decollò dalla base di Foggia alle ore 8.30 mentre gli altri dopo un quarto d’ora. La rotta aerea prevedeva il passaggio per Benevento e l’incontro a Vairano, dove poi si sarebbero dirottati su Montecassino. A guidare il primo gruppo di bombardieri c’era il 96 squadrone guidato dal capitano Bredan Evans. Il 2ed Bomb Group era composto da 36 B17 che portavano 12 bombe da 500 libbre per un totale di 432 bombe. Il 2 Bg attaccò l’abbazia di Montecassino alle 9.25 ad un’altezza di 18, piedi, rispetto ai 21 previsti. La partenza dalla base di Foggia era stata prevista alle ore 8.30 e invece il gruppo decollò alle ore 8.45. La posizione di volo era di sei gruppi da sei che si unirono per l’attacco. Il 2th Bomb Group giunse sull’obiettivo alle ore 9.25, dal rapporto il numero di bombe sull’obiettivo 111.
Il gruppo che attaccò dopo fu il 99th bomb group decollò da Foggia alle ore 8.46, un minuto prima del previsto, ad un’altitudine di 18,00 ogni aereo portava 12 bombe da 500 libbre. Arrivo sul monastero alle ore 9.30, numero di bombe sull’obiettivo 70.
Il terzo il 301th group partì da Foggia alle 9.00, come previsto dal briefing ad una velocità di 155 giunse sull’obiettivo alle 9.43, l’arrivo era previsto alle 9,35, 90 bombe centrarono l’obiettivo. Il quarto gruppo, il 97th decollò alle ore 9.15, come pevisto e giunge sull’obiettivo alle ore 10.03, gli aerei portavano bombe 38 incendiaries fuse M126 A-1, volavano con 4 formazioni da 9.

Alle 13,26 attaccarono l’abbazia ventidue B-26 Marauder, bombardieri medi, decollati alle ore 10,57 da Decimomannu in Sardegna. I bombardieri portavano quattro bombe da 500 kg.

Tra le 9.25 e le 13.33 del 15 febbraio 1944, i bombardieri medi e pesanti avevano sganciato complessivamente 453 tonnellate di bombe sull’abbazia di Montecassino in otto ondate.

A sinistra, il premier britannico Wiston Churchill, a destra, il presidente degli Stati Uniti, Frank Delano Roosevelt

Gli Alleati si affrettano a dichiarare che nel Monastero di Montecassino c’erano truppe tedesche

Quando gli ultimi aerei bombardarono il monastero di Montecassino, il presidente americano Roosevelt in conferenza stampa alle ore 16.00 (22 ore italiane) dichiarò che il bombardamento fu effettuato perché dentro il monastero c’erano i tedeschi. Quindi gli Alleati si affrettarono a motivare l’azione militare per la presenza nel monastero delle truppe tedesche.
Sulle responsabilità e sulle motivazioni del bombardamento si è scritto tanto, ci sono inchieste, dichiarazioni e ricostruzioni che si basano soprattutto sui diari dei protagonisti. In questo saggio analizzeremo un importante documento, realizzato nel 1949 dallo storico militare inglese Francis Jones e tenuto segreto per 30 anni: Relazioni sugli eventi che hanno portato al bombardamento dell’abbazia di Montecassino il 15 febbraio 1944 [Report on the event leading to the bombing of the abbey of Monte Cassino 0n 15 febbruary 1944. National Archive London].

Relazioni sugli eventi che hanno portato al bombardamento dell’abbazia di Montecassino il 15 febbraio 1944 (National Archive London)

Proprio dall’analisi del rapporto Jones emergono con chiarezza che le motivazioni circa la presenza dei tedeschi nell’abbazia non erano così evidenti come dichiarato dagli Alleati. Proprio il maggiore Jones nelle conclusioni del rapporto sostiene:
“E’ chiaro che il generale Wilson non era in possesso di prove conclusive prima del bombardamento, ed è altrettanto chiaro che non era in condizioni di fornirle dopo, quando da Londra gliene venne fatta richiesta”. Da un’analisi dettagliata del rapporto, emerge che appena dopo il bombardamento si attivò una procedura interna al Governo inglese per fornire le prove della presenza dei tedeschi nel monastero richieste dalla Santa Sede.
Infatti, il Vaticano inoltrò una protesta al Governo degli Stati Uniti e al Governo inglese che attivò una serie di corrispondenze tra i vari uffici governativi e militari atti a provare la presenza di soldati tedeschi al’interno dell’Abbazia.
Il 17 febbraio 1944, il Foreign Office scrisse al colonnello Carver del Gabinetto di Guerra, inviando una copia del telegramma della Santa Sede e chiedendo le motivazioni che avevano indotto gli Alleati a bombardare il monastero di Montecassino. Da quel preciso momento si attivava una procedura interna al Governo inglese per poter rispondere in modo ufficiale alla Santa Sede e alle autorità militari tedesche che sostenevano pubblicamente che all’interno dell’Abbazia non c’erano postazioni militari. Nella comunicazione al Comando militare, il colonnello Carver scrisse che “Noi non abbiamo nessuna prova in entrambi i casi e saremmo lieti di ricevere tutte le informazioni che può fornire. Il Foreign Office vorrebbe negare la relazione, ma dobbiamo essere abbastanza sicuri dei fatti.”
In questa corrispondenza emerge con evidenza che il Governo inglese non aveva alcuna prova circa la presenza dei tedeschi nell’abbazia prima del bombardamento e per avvalorare la tesi sostenuta si cercavano prove per rispondere alle autorità tedesche.

Dal Quartier generale degli Alleati la risposta fu molto chiara, non c’erano prove conclusive se non un messaggio delle 10.45 che però non avrebbe provato nulla. Questa risposta confermava che gli Alleati non avevano alcun dato circa la presenza dei tedeschi nel monastero. Il colonnello Carver dopo aver ricevuto la documentazione del Quartier generale degli Alleati nel Mediterraneo, il 26 febbraio scriveva al generale Hollis spiegando nella lettera che il Ministero della guerra non poteva indagare più ma avrebbero dovuto informato il generale Wilson, e suggeriva di far intervenire i Capi di Stato Maggiore Alleati perché riteneva che la questione era molto delicata e avrebbe potuto coinvolgere sia l’esercito sia le forze aeree. Le forti pressioni diplomatiche della Santa Sede e la propaganda tedesca che insisteva sul vandalismo degli Alleati, indusse i Capi di Sato Maggiore a chiedere a Wilson prove concrete da fornire all’opinione pubblica e al Vaticano sull’utilizzo militare del Monastero. Il generale Wilson accolse le richieste ed il 9 marzo 1944 inviò un telegramma in cui spiegava le motivazioni dell’attacco e forniva una serie di prove. Ma nello stesso tempo suggeriva di “limitare la nostra dichiarazione al fatto che le autorità militari sul campo hanno la prova indiscutibile che l’Abbazia di Cassino era parte della principale linea difensiva tedesca”. In realtà, come scrisse lo storico Jones, le prove erano deboli per cui si preferì scrivere che c’erano prove indiscutibili.

Dall’esame dei documenti proposti emerge chiaramente che quando Rooselvelt si presentò in conferenza stampa sostenendo che nell’Abbazia di Montecassino c’erano i tedeschi, non stava dicendo la verità poiché al momento di giustificare questa motivazione tutti i vari Comandi trovarono difficoltà a fornire prove precise. Soltanto quando, dopo le sollecitazioni del Vaticano, fu proposto il rapporto emersero alcune prove che poi risultarono molto deboli. Rooselvelt scrisse all’ambasciatore in Vaticano Taylor, il 31 marzo 1944 comunicando che il generale Wilson aveva riferito con numerosi particolari sulle ragioni di questo bombardamento. «Il suo rapporto mi sembra persuasivo e suggerisco che la tua risposta, in mio nome, al Delegato dica che i Comandanti militari alleati sul campo avevano indiscutibili prove che l’abbazia di Montecassino formava una parte della linea difensiva tedesca in quell’area. Penso che sia meglio non entrare in ulteriori particolari». Dunque anche Rooselvelt preferiva non divulgare quei particolari che probabilmente avrebbero fatto comprendere che le prove certe non c’erano. Quindi si utilizzò la formula “indiscutibili prove”.

È interessante notare che la posizione ufficiale degli Stati Uniti sul bombardamento di Montecassino ha subito diverse modifiche. Ryan Warner storico del 28th Bomb Wing dichiarò che la frase “prove inconfutabili” per quanto riguarda l’uso del tedesco l’abbazia fu rimosso dal record ufficiale nel 1961 da parte dell’Ufficio del Capo di storia militare . Nel 1964 il record fu cambiato di nuovo: ” sembra che all’interno dell’abbazia non vi siano state effettivamente truppe tedesche, tranne un piccolo contingente di polizia militare”. La correzione finale per il record ufficiale arrivò cinque anni dopo, nel 1969 la storia dell’esercito scriveva che “l’Abbazia non era effettivamente occupata da truppe tedesche”.

Le responsabilità del bombardamento: il generale Freyberg sostiene che fu condivisa dai vari comandi militari e politici

Lettera del Governatore Freyberg al generale Howard Kipperberg, direttore del “New Zeland War History”

Come abbiamo già considerato, sulla base della ricostruzione ufficiale dell’esercito americano, gli storici attribuiscono le principali responsabilità dell’attacco all’abbazia di Montecassino al generale neozelandese Freyberg e motivano tale decisione per la presenza nel cenobio dei militari tedeschi. Proprio il generale Freyber spiegava in una lettera al generale Howard Kipperberg, direttore del “New Zeland War History”, l’11 agosto 1950 per commentare il report del maggiore Jones, (anche questa lettera secretata) le sue argomentazioni sul bombardamento e sulle principali responsabilità attribuite proprio a lui.
Freyber, nella lettera, sosteneva che la questione della presenza dei tedeschi all’interno dell’abbazia non era rilevante al fine di giudicare l’opportunità di bombardare o meno il monastero benedettino. La posizione dell’abbazia di Montecassino era dominante e consentiva ai tedeschi di tenere bene la linea difensiva. “Se qualche soldato sta impedendo una posizione dominante al nemico, quella posizione, e specialmente la parte dominante, diventa un obiettivo militare, la difesa o la cattura del quale deve essere lasciata ai comandanti incaricati delle operazioni”, argomentava il generale.

Freyberg, divenuto Governatore della Nuova Zelanda nel 1946, sosteneva che i tedeschi non avrebbero inserito gli edifici dell’abbazia nel sistema difensivo poiché sarebbero stati i primi obiettivi, ma piuttosto utilizzati per scopi di osservazione. Difendeva la decisione di attaccare il monastero poiché la posizione dominante di Montecassino consentiva ai tedeschi di tenere la linea difensiva. Ma, nella lettera, replicava in modo duro alle proteste della Santa Sede che accusava gli Alleati di aver distrutto l’abbazia benedettina, ed in quattro punti spiegava a Kippenberger che l’Italia aveva dichiarato guerra ai Britannici, aveva bombardato Londra ed il “Vaticano non adottò alcun provvedimento né fece alcuna protesta contro l’Italia per il bombardamento degli Abissini anni addietro, o quando Londra fu bombardata dall’Aeronautica italiana”. E concluse, sostenendo che il Vaticano non protestò contro i bombardamenti di città indifese da parte delle potenze dell’Asse.

Ma il punto centrale ed importante della lettera che chiarisce ufficialmente la posizione del Generale Freyberg, riguardava la decisione di bombardare il monastero benedettino. Freyberg prendeva atto delle dichiarazioni pubbliche del generale Clark che si era dichiarato contrario al bombardamento, ma sosteneva di aver fatto una proposta « che fu ridicolizzata da Mark Clark. Io proposi di sganciare all’inizio una bomba simbolica, per mostrare cosa si preparasse per i difensori e indurli a far sgombrare i rifugiati», scrive il Governatore Neozelandese. « Proposi che essa dovesse essere sganciata da un caccia bombardiere. Mark Clark la ridicolizzò e disse che non avrebbe fatto niente altro che utilizzare le Fortezze Volanti con bombe da mille libbra a scoppio ritardato».
Freyberg fa intendere in questa lettera che le dichiarazioni ufficiali di Clark e degli altri ufficiali erano diverse dalle considerazioni che si facevano in privato. Implicitamente fa riferimento anche ad una responsabilità più ampia all’interno del Comando militare o politico, la decisione di bombardare fu “corretta, presa sotto la responsabilità del più alto livello dopo molti scrupoli”.

Da sinistra, il generale Ira Eaker, Comandante delle Forze aeree del Mediterraneo, il generale John Cannon, Comandante delle Forze aeree tattiche del Mediterraneo, il generale Nathan Farragut Twining, comandante delle Forze Strategiche del Mediterraneo

Allora se Freyberg sosteneva di aver fatto solo una proposta, allora chi fu responsabile dell’attacco?

La versione ufficiale sostiene che Freyberg avrebbe esercitato pressioni ed il Generale Alexander avrebbe autorizzato il bombardamento per necessità militari. Il generale Alexander nelle sue memorie non prende posizione sulla presenza dei tedeschi nell’abbazia «se i tedeschi approfittarono dei profondi sotterranei come rifugio e della alte finestre come osservatorio non lo so» anche se offriva ai difensori un enorme vantaggio. Non parla delle richieste fatte dal generale Freyberg di bombardare l’antica abbazia, ma scrive che aveva maturato l’idea di un attacco già quando si stava programmando lo sbarco ad Anzio, che nelle intenzioni del Comando alleato doveva essere un movimento a tenaglia allo scopo di costringere i tedeschi a ritirare il grosso delle truppe dal fronte di Cassino, indebolendo in tal modo la linea principale. “Quando venimmo a sapere che si stava preparando un grosso contrattacco nemico alla testa di sbarco di Anzio e che il tempo era perciò diventato un fattore essenziale, il comandante della mia aviazione americana, generale John Cannon, mi disse: «Se mi lasciate impiegare tutta la nostra Aviazione da bombardamento contro Cassino, li estirpiamo come un dente marcio»
Quindi Alexander conferma che vi era la volontà di provare un attacco diverso. «Ebbene, visto che i metodi militari normali non eravamo riusciti a sfondare il fronte, era tempo di provare qualcosa di nuovo ». Questa novità era probabilmente un attacco aereo di vaste proporzioni che doveva distruggere l’abbazia e dare una forte motivazione alle truppe alleate. Lo stesso Alexander conferma questa ipotesi nelle sue memorie.
Fu necessario più per l’effetto che avrebbe avuto sul morale degli attaccanti che per ragioni puramente materiali .

Lettera ufficio storico delle Forze aeree britanniche, Air Historical Branch

Alexander, dunque, nelle sue memorie non menziona mai la richiesta del generale Freyberg, non dice mai che il comando neozelandese lo ritenne essenziale per sferrare l’attacco dopo i fallimentari attacchi della 36ᵃ Divisione sul Gari e la 34ᵃ Divisione a nord del Rapido. Non vi furono, a parere del Comandante delle truppe alleate in Italia, ragioni militari ma fu soltanto necessario per l’effetto che avrebbe avuto sugli attaccanti.
Ma c’è un secondo punto che fa vacillare la versione ufficiale. Per bombardare il monastero gli Alleati avrebbero potuto impiegare facilmente la Forza aerea tattica, la 12a Air Force, che avrebbe permesso alle truppe di attaccare immediatamente la collina dell’abbazia. Invece fu deciso di impiegare i bombardieri pesanti ed una grossa quantità di bombe su un obiettivo così piccolo che impedì l’avanzata delle truppe. “Questo era di gran lunga il più grosso concentramento di bombardieri che le forze aeree alleate avessero mai inviato contro un bersaglio piccolo come un unico edificio”, scrivono gli storici americani David Hapgood e David Rchiardson. Non solo. Ma l’uso della forza strategica prevedeva una procedura particolarmente articolata, per distaccare i bombardieri strategici dalle loro missioni era necessario richiedere una serie di autorizzazioni. In questo contesto è utile analizzare un’interessante valutazione effettuata dall’ufficio storico delle Forze aeree britanniche, Air Historical Branch, e riportata nel rapporto Jones che sostiene di non aver trovato traccia di questa procedura negli archivi: «È stato compiuto uno sforzo esaustivo per rintracciare la successione di eventi partendo dalla richiesta originale dell’esercito per il sostegno diretto all’attacco, attraverso i vari punti di unione tra Esercito e Aviazione, al punto in cui la decisione è stata presa sul monastero, ma, a causa di alcune inevitabili lacune, i risultati sono stati deludenti»

Il generale Alexander come comandante del 15° Army Group non aveva a disposizione l’utilizzo della Forza aerea strategica. Secondo una direttiva del Sacmed (n 387/3 del 5 dicembre 1943) per poter richiedere l’utilizzo della 15a Air Strategic Force come supporto alle forze di terra, che venivano supportate dalla 12a Support Command, bisognava dichiarare un’emergenza tattica. Comunque c’era una procedura da seguire per poter ottenere l’utilizzo della Forza aerea strategica. Come scriveva l’ufficio storico delle Forze Aeree britanniche, Wilson non era obbligato a dichiarare un’emergenza tattica strategica ma era necessario operare attraverso una precisa procedura.:
«Normalmente il passaggio della richiesta probabilmente al Daily Air/Army G-3 Conference, al rappresentante del 12th Support Command; sarebbe poi passato al Mataf, il cui comandante generale avrebbe dovuto, dopo la discussione con i comandanti della 5a armata e 15th Army Group(A.A.1.) riferire all’Air C-in-C (generale Eaker) al quartiere generale del MAAf, presentando la loro visione combinata sulla necessità militare in questione.
Per comprendere come veniva attivata questa procedura è utile analizzare nel dettaglio i vari compiti dei comandi.
Il Daily Air/Army G-3 Conference era un organo che si riuniva quotidianamente ed analizzava le varie richieste quotidiane facendo intervenire il 12° Air Support Command che era la forza tattica di appoggio alle unità terrestri. Il comandante delle Forze aeree tattiche del Mediterraneo, Generale Cannon, avrebbe discusso con i comandanti Mark Clark della 5 Armata e Alexander del 15° Army Group per poi riferire il tutto al generale Eaker, comandante delle Forze aeree del Mediterraneo.
Dunque una richiesta di attivazione della forza aera strategica avrebbe dovuto attivare la procedura elencata con una convocazione e discussione tra i vari Comandi. Ma di questa procedura non c’è traccia negli archivi, come ampiamente sostenuto dall’ufficio storico delle Forze aeree britanniche pubblicato nel rapporto del maggior Jones.

Gli storici americani Hopgard e Richardson sostengono che non è completamente chiaro chi nell’ambito del Comando militare abbia avuto responsabilità nell’ordinare la distruzione dell’Abbazia di Montecassino. Probabilmente Wilson ne era a conoscenza ma escludevano che i vertici politici, Rooselvelt e Churchill, avessero condiviso tali decisioni. Churchill si espresse sulla vicenda soltanto qualche anno dopo nella sua storia sulla Seconda guerra mondiale. Ma Nando Tasciotti, giornalista e storico, nel suo importante volume Montecassino 1944, aggiunge una dettagliata e rigorosa documentazione in cui dimostra che dal 26 gennaio al 14 febbraio 1944, Churchill scambiò con Alexander e Wilson almeno dieci telegrammi relativi al fronte di Cassino.
Tasciotti pubblica un telegramma di Churchill ad Alexander che chiedeva informazioni il 14 febbraio «Quando propone di lanciare l’attacco di Freyberg suppongo sia il tempo cattivo ad averlo rinviato dall’11» [Churchill Archive]

Il libro di Tasciotti, Montecassino 1944, pone diversi interrogativi e dubbi che si uniscono anche a quelli posti dal rapporto del maggiore Jones e dell’ufficio aereo. «Tutte le tracce ufficiali, documentali, nella catena di responsabilità per quella decisione, sembrano dunque restare finora nell’ambito dei Comandi militari», scrive Tasciotti. «Ma quel telegramma di Churchill del 14 febbraio ad Alexander, a poche ora dal bombardamento all’abbazia, e quel messaggio ricevuto il 16 dimostrano che al primo ministro le importantissime iniziative militari di quelle ore sul fronte di Cassino non erano certamente ignote. Anzi, le sollecitava per alleggerire le pressioni nemiche su Anzio» [ N.Tasciotti, Montecassino 1944. Errori, Menzogne e provocazioni, Storia e retroscena diplomatici di uno degli episodi più controversi della Seconda Guerra Mondiale, 2014].

Il bombardamento di Montecassino fu un fallimento per due ragioni: innanzitutto le truppe non riuscirono ad occupare il monastero consentendo ai Tedeschi di utilizzare le rovine, poi questo bombardamento fu utilizzato dalla propaganda per accusare gli Alleati di vandalismo. Questo comportò un grosso danno d’immagine degli Alleati. Anche i tedeschi avevano le loro responsabilità poiché avevano sistemato le munizioni vicino all’abbazia e usavano postazioni militari fuori le mura, come confermato dal diario dei monaci.

Il bombardamento dell’abbazia di Montecassino ordinato per esercitare pressione psicologica sui tedeschi

La versione ufficiale accreditata dagli storici militari ed in generale dalla storiografia, non è sorretta da particolare documentazione e non tiene presente alcuni documenti portati alla luce da altri storici e dagli analisti ed evidenziati in questo saggio. In primo luogo, la corrispondenza tra Churchill ed Alexander, analizzata da Nando Tasciotti, l’assoluta mancanza di prove che possano dimostrare la presenza dei tedeschi nell’abbazia e l’uso della Forza aerea strategica necessaria di una particolare procedura.
Anche se non c’è documentazione evidente sembra molto probabile che il bombardamento del 15 febbraio e quello della città di Cassino del 15 marzo, previsto per il 22 febbraio e spostato per le condizioni atmosferiche (operazione Ludlum), possa essere un unico piano ideato per far pressioni psicologiche sul nemico utilizzando un enorme quantitativo di bombe. Questo potrebbe spiegare l’uso massiccio della Forza Aerea strategica. Infatti un documento pubblicato in un rapporto sull’attacco alla città di Cassino del 15 marzo 1944, Effetto del bombardamento sul morale. Opinioni specialistiche, fa riferimento ad un studio effettuato per stabilire gli effetti del bombardamento sul morale. «Il dipartimento di ricerca è dell’opinione che il soldato tedesco sia particolarmente suscettibile e a ciò che sente essere una forza schiacciante. Si ritiene inoltre che dopo quattro ore di bombardamento un uomo o sarà completamente fuori di testa o sarà in grado di sopportare senza perdita di morale per un tempo considerevole». Il documento fa riferimento ad un preciso studio sugli effetti psicologici ed elenca anche le modalità del bombardamento. «Il dipartimento di ricerca è dell’opinione che il soldato tedesco sia particolarmente sensibile a quella che sente essere una forza travolgente. Si ritiene inoltre che dopo quattro ore di bombardamento un uomo uscirà del tutto o sarà in grado di resistere senza ulteriore perdita di morale per un tempo considerevole. Il peso del bombardamento richiesto per provocare una rottura del morale è stimato a lui un proiettile o una bomba personale ogni uno o due minuti. Il bombardamento dovrebbe quindi essere pianificato di consegnare un proiettile o bombe su ogni 80 yard per 80 yard dell’obiettivo ogni minuto per 3-4 ore. Deve essere continuo e dovrebbe funzionare fino a un crescendo con graduale aumento di intensità durante quest’ultimo per bombardamento».
[General Plan for the operation/ Attack Cassino Town 15 marzo 1944. Cassino Operation 15 marzo 44.]

BIBLIOGRAFIA

Actes et Documents du Saint Siège relatifs à la Seconde Guerre mondiale

E.Grossetti – M. Matronola, Il Bombardamento di Montecassino. Diario di Guerra, Montecassino 1997

L. Cavallaro, Cassino. Le Battaglie per la Linea Gustav. 12 gennaio-18 maggio 1944, Mursia, Milano 2004

D. Hapgood e D. Richardson, Montecassino. Dagli archivi militari la verità su uno degli eventi più discussi della seconda guerra mondiale, Baldini Castoldi, Milano 2003.

N.Tasciotti, Montecassino 1944. Errori, Menzogne e provocazioni, Storia e retroscena diplomatici di uno degli episodi più controversi della Seconda Guerra Mondiale, Castelvecchi, Roma 2014

Report on the event leading to the bombing of the abbey of Monte Cassino 0n 15 febbruary 1944. National Archive London

General Plan for the operation/ Attack Cassino Town 15 marzo 1944. Cassino Operation 15 marzo 44

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