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L’intelligenza artificiale nella guerra tra Usa, Israele e Iran: droni, cyberwar e nuove strategie militari

Introduzione: Il cambio di approccio alla guerra

Negli ultimi anni la guerra sta cambiando rapidamente grazie allo sviluppo di nuove tecnologie digitali. Tra queste, l’intelligenza artificiale (IA) sta assumendo un ruolo sempre più importante nelle strategie militari. Nel contesto delle tensioni tra l’Iran e altri paesi del Medio Oriente e dell’Occidente, l’uso dell’IA riguarda soprattutto l’analisi dei dati, i droni e i sistemi di intelligence.
Uno degli ambiti principali in cui l’intelligenza artificiale viene utilizzata è l’identificazione dei bersagli militari. Gli algoritmi sono in grado di analizzare grandi quantità di informazioni provenienti da satelliti, droni, comunicazioni e immagini. Grazie a questi sistemi è possibile individuare rapidamente infrastrutture militari, basi o movimenti sospetti. Secondo diverse fonti, l’uso dell’IA può ridurre il tempo tra la scoperta di un obiettivo e l’attacco, rendendo le operazioni militari molto più rapide rispetto al passato.

Un altro settore importante è quello dei droni militari. L’Iran ha investito molto nello sviluppo di droni armati e sistemi automatici. Tra questi ci sono modelli come il Mohajer‑6 e l’Ababil‑5, utilizzati per missioni di sorveglianza e attacco. Alcuni di questi droni possono utilizzare algoritmi avanzati per migliorare la precisione dei missili e riconoscere obiettivi sul campo di battaglia. L’uso di droni intelligenti permette di colpire obiettivi a distanza, riducendo il rischio per i soldati ma aumentando l’automazione delle operazioni.
L’intelligenza artificiale è utilizzata anche nel campo dell’intelligence e dello spionaggio. I servizi di sicurezza di vari paesi analizzano enormi quantità di dati per individuare minacce, tracciare movimenti militari e prevedere possibili attacchi. In questo modo l’IA diventa uno strumento fondamentale per pianificare operazioni strategiche e prendere decisioni più rapide.
Tuttavia, l’uso dell’intelligenza artificiale nella guerra solleva anche importanti questioni etiche e politiche. Alcuni esperti temono che l’eccessiva automazione delle decisioni militari possa ridurre il controllo umano sugli attacchi. Inoltre, sistemi basati su algoritmi possono commettere errori nell’identificazione dei bersagli, aumentando il rischio di vittime civili. Per questo motivo molte organizzazioni internazionali chiedono regole più chiare sull’uso dell’IA

L’Evoluzione della Guerra Algoritmica: Medio Oriente (2021-2026)

Tra il 2021 e il 2024, il conflitto a Gaza ha segnato il passaggio definitivo dell’Intelligenza Artificiale (IA) da strumento di supporto a pilastro operativo della dottrina militare israeliana. Già durante l’operazione “Guardian of the Walls” (2021), le forze di difesa israeliane (IDF) avevano definito l’IA un “moltiplicatore di forza”. Tuttavia, è con il conflitto iniziato nell’ottobre 2023 che l’automazione ha raggiunto una scala industriale attraverso il sistema Habsora (The Gospel), capace di generare fino a 100 obiettivi al giorno, a fronte dei soli 50 all’anno identificati in precedenza dagli analisti umani. A questo si sono affiancati i sistemi Lavender, un database di decine di migliaia di sospetti militanti, e Where’s Daddy, utilizzato per la geolocalizzazione dei bersagli, spesso nelle loro abitazioni private. Questa accelerazione ha sollevato gravi dilemmi etici: dopo il 7 ottobre, la pressione per una rappresaglia rapida ha ridotto al minimo la supervisione umana, portando all’accettazione di margini di 15-20 vittime civili per obiettivi di scarso valore e fino a cento per comandanti di alto grado. Entro il dicembre 2024, le autorità di Gaza hanno registrato oltre 45.000 morti.

Il conflitto diretto tra Israele e Iran (giugno 2025)

Nel giugno 2025, Israele e Iran si sono scontrati in un conflitto durato 12 giorni. Questo scontro ha mostrato due strategie molto diverse nell’uso della tecnologia e dell’intelligenza artificiale.
Israele ha colpito soprattutto obiettivi importanti dello Stato iraniano, come banche e sistemi economici. Un gruppo di hacker chiamato “Predatory Sparrow” ha bloccato una grande banca iraniana e causato gravi perdite di denaro digitale.
L’Iran, invece, ha scelto una strategia diversa, colpendo obiettivi civili. Ha lanciato attacchi informatici contro i cittadini israeliani, usando email truffa (phishing) e violando telecamere di sicurezza private per controllare le città in tempo reale.
L’Iran utilizza l’intelligenza artificiale anche per compensare il suo svantaggio tecnologico rispetto ad altri paesi, integrandola nella sua strategia di sicurezza per difendere le infrastrutture importanti e controllare la popolazione, ad esempio attraverso sistemi di riconoscimento facciale.
Il conflitto informatico del 2025 tra Israele e Iran mostra come la guerra moderna stia cambiando grazie all’intelligenza artificiale. L’IA rende gli attacchi cyber più potenti e facili da usare, soprattutto contro obiettivi civili come reti, telecamere e sistemi digitali.
SecondoMike Sexton, consulente senior presso TRENDS US e consulente senior per le politiche in materia di sicurezza informatica e intelligenza artificiale presso Third Way – USA, questo crea un problema: anche paesi o gruppi con meno risorse possono causare grandi danni economici, sociali e psicologici colpendo infrastrutture deboli. Gli attacchi non sono sempre sofisticati, ma funzionano perché sono numerosi e continui (come phishing, attacchi DDoS e sorveglianza).
Le conseguenze sono importanti: l’IA rende più facile fare guerra in modo “asimmetrico”, cioè senza avere un grande esercito. Per difendersi, servono più collaborazione tra Stati, migliori sistemi di sicurezza informatica e maggiore attenzione alla protezione dei cittadini.
Senza queste misure, le popolazioni civili saranno sempre più esposte agli effetti delle guerre digitali, con rischi per la stabilità e la sicurezza.

La Rivoluzione dei Droni e le “Navi Madri”

I droni militari sono diventati sempre più avanzati grazie all’intelligenza artificiale. Nel 2026, Israele ha sviluppato una nuova strategia: le “navi madri”, cioè grandi velivoli che possono lanciare tanti piccoli droni insieme. Questi micro-droni possono riconoscere le persone (ad esempio con il riconoscimento facciale) e colpire obiettivi specifici. Spesso vengono lanciati da aerei come l’F-15 o il C-130 per aumentare la distanza operativa.
Anche l’Iran sta sviluppando questa tecnologia. Ha copiato e migliorato alcuni droni occidentali, creando modelli come lo Shahed-181, che possono volare in gruppo in modo coordinato grazie all’intelligenza artificiale.

L’Intervento Americano: Operation Epic Fury (2026)

Il coinvolgimento degli Stati Uniti nel conflitto con l’Iran nel 2026 ha mostrato la potenza della “Kill Chain” (catena di attacco) accelerata dall’IA- Durante l’operazione Epic Fury, le forze americane hanno colpito oltre 2.000 obiettivi in soli quattro giorni. Il cuore tecnologico di questa operazione è stato il Maven Smart System di Palantir, integrato con modelli linguistici avanzati (LLM) come Claude di Anthropic. Questa integrazione ha permesso di ridurre i tempi decisionali da ore a pochi secondi, analizzando flussi massicci di dati provenienti da satelliti e droni MQ-9 Reaper. Parallelamente, gli USA hanno avviato il progetto “Golden Dome”, uno scudo missilistico da 175 miliardi di dollari basato su una costellazione di 600 satelliti di SpaceX per il monitoraggio dei bersagli.

I droni diventano il braccio operativo in grado di un sistema avanzato.

Operation Epic Fury: Durante questa campagna in Iran, l’uso massiccio di droni MQ-9 Reaper ha permesso di colpire migliaia di obiettivi in pochi giorni

Analisi automatizzata dei filmati: Grazie al sistema Maven di Palantir, l’IA analizza i flussi video dei droni in tempo reale per identificare lanciatori di missili balistici mobili, un compito che prima richiedeva ore di osservazione umana e che ora avviene in pochi secondi

Integrazione Cloud: Il Maven Smart System, integrato con modelli linguistici come Claude di Anthropic, fornisce una dashboard in tempo reale che permette ai comandanti di interpretare i dati provenienti dai droni e ordinare attacchi quasi istantanei.

 

Secondo l’Osservatorio di Difesa AI (DAIO) presso l’Università Helmut Schmidt/Università della Bundeswehr di Amburgo che osserva e analizza l’uso dell’intelligenza artificiale da parte delle forze armate, l’Iran ha risposto alla superiorità tecnologica avversaria con droni “low-cost” e tattiche di saturazione. In un lungo e dettagliato report curato da  Mahmoud Javadi, rileva le seguenti soluzioni tecnologiche:

la serie Shahed: I droni kamikaze (o munizioni circuitanti) come lo Shahed-131 e lo Shahed-136 sono diventati il pilastro della deterrenza iraniana e dei suoi proxy (“Asse della Resistenza”).

IA e Formazioni Sincronizzate: Lo Shahed-181, sviluppato tramite il reverse engineering di droni americani, è stato segnalato per la capacità di volare in formazioni sincronizzate grazie all’IA, rendendo più difficile il compito delle difese aeree

Droni Marittimi (USV e Submersibili): l’Iran impiega barchini veloci autonomi dotati di missili guidati dall’IA e submersibili a navigazione autonoma per missioni ISR (Intelligence, Sorveglianza e Ricognizione) e d’attacco sotto la superficie dell’oceano

La corsa agli armamenti algoritmici

Tutto questo cambia il modo di combattere: la guerra diventa più veloce, automatizzata e tecnologica. Tuttavia, aumenta anche il rischio per i civili, che spesso diventano bersagli indiretti degli attacchi informatici e digitali.
L’IA ha trasformato il Medio Oriente in un campo di prova per la guerra del futuro, la superiorità nei dati è diventata una condizione necessaria per la sopravvivenza dei regimi e dei sistemi di difesa. Mentre le potenze globali competono per comprimere i tempi di attacco, la popolazione civile rimane l’anello più vulnerabile di una catena bellica sempre più invisibile, rapida e automatizzata In conclusione, l’intelligenza artificiale sta trasformando la guerra rendendola più efficiente ma anche più pericolosa. Per questo motivo, è sempre più importante trovare regole e soluzioni per proteggere le persone e mantenere la sicurezza internazionale.

Fonti Analitiche e Rapporti di Ricerca

Javadi, Mahmoud. Heavy Thunder, No Rain: Defense AI in Iran. DAIO Study 24/25. Hamburg: Defense AI Observatory, 2024. Questa fonte fornisce dettagli sulla dottrina iraniana S3 e sull’uso dell’IA come moltiplicatore di forza

Sexton, Mike. AI and the Evolution of Asymmetric Cyber Warfare: Insights from the 2025 Israel-Iran Conflict. TRENDS Research & Advisory, 25 agosto 2025. Documento fondamentale per la cronaca del conflitto di 12 giorni e l’analisi degli attacchi a “Soft Targets” e infrastrutture civili

Ismailovic, Muzen. Algorithmic targeting: the role of artificial intelligence in Israeli strikes in Gaza and its ethical implications. GRIP (Groupe de recherche et d’information sur la paix et la sicurezza), 2 aprile 2025. Analisi dettagliata dell’uso israeliano dei sistemi Habsora e delle implicazioni etiche a Gaza

Fraunhofer Group for Defense and Security. Ethical Considerations for the Military Use of Artificial Intelligence in Visual Reconnaissance. White Paper, 31 gennaio 2025. Fonte essenziale per la definizione dei principi FATE e del dibattito tra “Human-in-the-loop” e “Human-on-the-loop”

Articoli di Attualità e Reportistica Tecnica

Business Standard. How AI is reshaping modern warfare as US strikes targets at record speed. World News, 2026. Dettagli sull’Operazione Epic Fury e sull’integrazione di sistemi come Palantir Maven e Claude di Anthropic

The Jerusalem Post. Israel uses new AI drone swarms to target Iran’s security forces. 2026. Descrizione dell’uso di “Navi Madri” e sciami di droni con riconoscimento facciale

GovCon Wire. SpaceX Poised for $2B DOD Satellite Contract in Support of Golden Dome. 2025.
Informazioni sul budget e sul coinvolgimento di aziende private per lo scudo spaziale “Golden Dome”

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