Novecento

Anna Frank, il simbolo delle vittime della Shoah

Nata a Francoforte sul Meno il 12 giugno 1929, Anna Frank nel 1933 si trasferì con la famiglia ad Amsterdam in seguito all’emanazione delle leggi razziali. Qui dal luglio 1942, per sfuggire ai nazisti, visse in clandestinità in un nascondiglio segreto fino all’arresto, avvenuto due anni più tardi. 

Dopo esser stata deportata nei lager di Auschwitz e di Bergen Belsen,  morì di tifo nel marzo 1945. La giovanissima Anna, costretta a vivere rinchiusa, trova conforto tenendo un diario, pubblicato postumo dal padre, unico superstite della famiglia Frank.

Otto, il padre di Anna, già a partire dalla fine del 1941 si mise a cercare un posto sicuro dove rifugiarsi poiché numerose famiglie ebree, con il pretesto di essere spedite nei campi di lavoro in Germania, sparivano nel nulla e, sempre più insistenti, correvano voci sulla creazione, da parte dei nazisti, delle camere a gas. Nel mese di luglio del 1942 una lettera gettò i Frank nel panico: era una convocazione per la figlia Margot, con l’ordine di presentarsi per un lavoro ad ”est”.

Non c’era più tempo da perdere: l’intera famiglia si trasferì nel ”rifugio” trovato da Otto, un appartamento proprio sopra gli uffici della ditta in cui lavorava, nella Prinsengracht 263, il cui ingresso era nascosto da uno scaffale girevole, contenente alcuni schedari. Dal 5 luglio 1942, insieme ad altri rifugiati, vissero reclusi nell’alloggio segreto, senza mai vedere la piena luce del giorno per via dell’oscuramento alle finestre: l’unico pezzetto di cielo poteva essere intravisto dal lucernaio della soffitta, dove tenevano ammucchiati i viveri a lunga scadenza, come fagioli secchi.

 Venerdì 4 agosto 1944 la polizia tedesca fece irruzione nell’alloggio segreto, grazie ad una soffiata: tutti i rifugiati vennero arrestati. L’8 agosto i Frank furono trasferiti nel campo di Westerbork, nella regione della Drente (Olanda). Da qui partirono poi con un convoglio per Auschwitz. Il 28 ottobre le sorelle Margot ed Anna furono trasferite nel campo di concentramento di Bergen Belsen. Nel mese di febbraio del 1945 le due giovani Frank furono colpite dal tifo, morendo poi nel marzo successivo.

Durante il periodo trascorso in clandestinità Anna scrisse un diario in cui raccontò quei tragici due anni. Una descrizione minuziosa delle vicissitudini di due famiglie costrette a convivere in pochi metri quadrati di spazio, dei caratteri degli abitanti, delle piccole manie di ognuno, degli scontri, delle liti, degli scherzi, dei malumori, delle risate e, soprattutto, del costante terrore di essere scoperti.

Al primo agosto 1944 risale l’ultima pagina del diario, poi più nulla. Rimasto nell’alloggio segreto di Amsterdam, alla fine della Seconda guerra mondiale fu consegnato al padre, unico superstite della famiglia. Il diario fu pubblicato per la prima volta nel 1947, con il titolo di ”Het Achterhuis”, cioè ”Il Retrocasa”. Da allora ha venduto oltre 30 milioni di copie ed è stato tradotto in 55 lingue.

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