Novecento

Battaglia del Volturno, Giovanni Scirocco ucciso dai tedeschi a Villa Liberi per aver soccorso due soldati americani feriti

Giovanni Scirocco, un contadino di Villa Liberi, in provincia di Caserta, di 57 anni fu ucciso dai tedeschi, nella sua abitazione in località Spatolare per aver dato ospitalità a due soldati americani, di cui uno gravemente ferito. Giovanni fu colpito alla testa la mattina del 17 ottobre 1943 e morì il 31 0ttobre, presso l’ospedale militare di Caserta. La vicenda sepolta negli archivi del Tribunale Militare di Roma è stata dimenticata da tutti.

Durante la battaglia del Volturno nell’ottobre 1943, gli Alleati attraversano il fiume per dirigersi verso Cassino e attaccarono le colline del Monte Maggiore,  in provincia di Caserta per conquistare la Valle del Volturno che conduceva verso la linea d’Inverno, nei pressi di Mignano di Montelungo e di conseguenza verso la linea Gustav.

Infuriava la battaglia dinnanzi a Villa Liberi, roccaforte tedesca, sistema difensivo necessario a rallentare l’avanzata degli Alleati. E’ sabato 16 ottobre 1943, gli americani della Terza Divisione avevano circondato da sud il paese secondo tre direttrici, una delle quali prevedeva di raggiungere l’abitato di Prea attraversando Monte Fallano e poi dirigersi verso Monte Friento che sovrasta la periferia di Villa Liberi.

Giovanni Scirocco soccorre due militari americani feriti

I soldati americani del  secondo battaglione della Terza Divisione del Generale Truscott, scendono da Monte Friento e si scontrano con i tedeschi. Due di loro furono feriti, in località Spatolare, proprio ai piedi della montagna che avevano occupato a poca distanza da Fontana Lazzaro, che prende il nome dai cavalieri di San Lazzaro che scortavano i fedeli da Capua alla vicina Basilica di San Michele Arcangelo sul Monte Melanico nel comune di Liberi.

Giovanni Scirocco è nella sua abitazione, insieme alla moglie e a decine di sfollati che per sfuggire ai bombardamenti si sono rifugiati nella masseria Scirocco in località Spatolare. Sono pochissime le abitazioni costruite proprio ai piedi di Monte Friento e consentono di ripararsi dalla pioggia di munizioni che si sta riversando sull’abitato di Villa Liberi. I tedeschi hanno creato un vero sistema difensivo minando anche il vecchio campanile che sovrasta la Chiesa settecentesca in cui ha condotto la sua missione Sant’Alfonso Maria de Liguori. La popolazione civile è sfollata nelle campagne insieme a tanti altri che si sono aggiunti dalle città circostanti, nel centro del paese soltanto cannoni e carri armati.

Quando i due militari americani chiedono aiuto poichè feriti, Giovanni Scirocco offre immediatamente il suo supporto e li fa entrare in una stanza al piano terra della sua masseria, accanto c’è  una cucina dove ci sono donne e bambini che hanno trovato riparo. Durante la notte, uno dei due militari americani ferito si aggrava e muore, rimarranno accanto a lui  Giovanni e l’altro soldato.

I tedeschi scoprono che i militari americani sono stati soccorsi nel casolare della famiglia Scirocco

L’ingresso della cucina dove fu gravemente ferito Giovanni Scirocco il 17 ottobre 1943

La mattina del 17 ottobre è domenica e si prefigura un’altra giornata di duro combattimento perché gli Alleati si preparavano a sferrare l’attacco decisivo per conquistare Villa Liberi. Mentre il Comando tedesco aveva già predisposto la ritirata,  verso le ore 6.00 due militari, un ufficiale tedesco insieme ad un altro soldato, entrarono nel casolare in località Spatolare e chiesero se vi fossero soldati nemici nascosti. Gli sfollati presenti erano terrorizzati poichè i tedeschi minacciarono ritorsioni nel caso non fosse stata detta loro la verità, ma Giovanni Scirocco tentò in ogni modo, secondo la testimonianza della moglie, di evitare che i militari americani fossero scoperti. I due militari tedeschi entrarono con la forza nell’abitazione e scoprirono i due soldati americani nascosti in una stanza, di cui uno era già morto. A quel punto, Giovanni Scirocco per evitare qualsiasi coinvolgimento dei civili dichiarò di aver fatto entrare lui i soldati nel casolare e di aver prestato loro le cure.

 

Giovanni Scirocco fu gravemente ferito alla testa, morirà 14 giorni dopo all’ospedale di Caserta

Giovanni Scirocco, contadino di 57 anni, di Villa Liberi ucciso dai tedeschi per aver accolto due militari americani feriti

L’ufficiale tedesco immediatamente sparò a Giovanni colpendolo alla testa, il contadino  fu gravemente ferito. Mentre i due tedeschi uscivano dalla masseria portando via il militare americano prigioniero, lasciarono Giovanni Scirocco gravemente ferito nella stanza, con un proiettile conficcato nella tempia.

Nel frattempo le truppe americane che stavano conquistando Villa Liberi    catturarono i due tedeschi mentre si allontanavano dalla masseria Scirocco in località Spatolare.

Le condizioni cliniche di Giovanni erano gravi, il colpo da arma da fuoco lo aveva colpito alla tempia e appena i tedeschi si ritirarono, fu trasportato immediatamente in ospedale. Le sue condizioni di salute peggiorarono e dopo 14 giorni di agonia, il 31 ottobre 1943,  morì presso l’ospedale militare di Caserta

La moglie Emilia denunica l’uccisione del marito ai Carabinieri

Nel marzo del 1945, la moglie di Giovanni, Emilia, che aveva assistito all’aggressione la mattina del 17 ottobre 1943 , si recò presso la vicina caserma dei carabinieri di Formicola, competente sul territorio, per denunciare la crudele uccisione del marito, che aveva prestato soccorso ai militari americani feriti.

Emilia Matarazzo, il 21 marzo 1945 denunciò gli avvenimenti che avevano visto il ferimento grave del coniuge, che poi morì in seguito all’ospedale di Caserta, dinnanzi al brigadiere Ciro Volgano, comandante della stazione di Formicola e al carabiniere Angelo Petrucci . Di seguito riportiamo  il testo integrale della sua deposizione.

Emilia Matarazzo, moglie di Giovanni Scirocco

Il 16 ottobre 1943, verso le ore 9, nei pressi della mia casa colonica, in contrada “Spatolare-Comune di Liberi (Napoli), mio marito Scirocco Giovanni fu Giuseppe e fu Sabino Carmina, nato a Liberi il 14 agosto 1886, ivi domiciliato, contadino, vide due soldati americani di cui uno gravemente ferito e cercò di dar loro asilo ed assistenza. Infatti mio marito ricoverò nella mia abitazione i due militari americani e presto le prime cure di urgente soccorso al militare ferito, dando loro vitto e alloggio.

 Il militare gravemente ferito, malgrado le cure avute, nella notte dal 16 al 17 ottobre 1943, morì e rimase in casa mia, unitamente all’altro compagno e mio marito a guardarlo.

Il giorno seguente verso le 6, si presentò un ufficiale tedesco che si trovava in appostamento in quella località e fece prigioniero il soldato americano e per rappresaglia sparò a mio marito con un colpo di pistola, colpendolo alla fronte.

Mio marito, dopo alcuni giorni, morì nell’ospedale militare di Caserta e cioè il 31 ottobre 1943.

Il soldato americano venne poi raccolto dalle truppe alleate che occuparono la zona.

Quando l’ufficiale tedesco venne a casa mia, mio marito cercò di impedire il passaggio all’ufficiale per non farlo entrare in casa dove era nascosto il soldato americano, ma questi dall’interno dell’abitazione alzò le mani e il tedesco vedendo l’ombra proiettata a terra del soldato con le mani alzate, sparò prima a mio marito, poi fece prigioniero l’altro.

Mentre l’ufficiale tedesco stava uscendo dalla mia abitazione con il prigioniero, sopraggiunsero le truppe alleate che erano distante una quindicina di metri dalla mia casa e fecero prigioniero il tedesco e liberarono il soldato americano

Il fascicolo sulla morte di Giovanni scirocco viene insabbiato presso il Tribunale Militare di Roma

La denuncia di Emilia Matarazzo

La denuncia della signora Emilia viene trasmessa alla Procura Militare di Napoli e  successivamente al Tribunale Supremo Militare di Roma.

L’unico documento su cui possiamo ricostruire la vicenda, oltre alla memoria tramandata essenzialmente nell’ambito del nucleo familiare dell’intera comunità, è la denuncia della moglie di Giovanni, Emilia Matarazzo. Dagli archivi e dalla documentazione presente non si hanno alcune notizie sull’autore dell’eccidio, sulle generalità dei due soldati americani e soprattutto su eventuali provvedimenti che l’esercito americano avrebbe preso nei confronti dei responsabili.

A differenza di quanto accadde nella vicina Caiazzo il 13 ottobre 1943, dove furono trucidati 22 civili, i servizi segreti militari redassero un rapporto, arrestarono il responsabile e lo trasferirono presso Algeri per sottoporlo ad un processo prima di consegnarlo alle autorità italiane. Consegna che non avvenne mai, al contrario fu lasciato libero. Ma questa è un’altra storia. In questa triste vicenda non vi è alcun rapporto redatto e alcuna generalità dei responsabili. Sappiamo solo che il settore di Liberi, secondo ricerche pubblicate dall’Atlante delle Stragi Naziste e Fasciste in Italia , a cura dello storico Giuseppe Angelone, era difeso da reparti dell“Hermann Göring Division”.

Mentre è sconosciuta qualsiasi dinamica all’interno dell’esercito americano, poiché negli Archivi statunitensi dovrebbe esserci un rapporto con i fatti dettagliati e le generaltà del responsabile. Anche perché all’uccisione di Giovanni Scirocco assiste, oltre alla moglie, anche un soldato americano. In Italia l’avvio delle indagini che dovrebbero scattare con la denuncia si fermano poiché inizia un periodo buio della storia italiana: l’occultamento dei fascicoli sui crimini di guerra in Italia, che uno dei più grandi inviati italiani, Franco Giustolisi, definì l’Armadio della Vergogna. Proprio in quel tribunale militare di Roma, insieme ad altri fascicoli, compreso parte della strage di Caiazzo, finì e fu seppellita la denuncia di Emilia Matarazzo, la moglie di Giovanni.

E in quel Tribunale, dentro quegli armadi polverosi fu seppellita la storia di Giovanni per 20 anni. Archiviazione provvisoria, che come la definisce il Procuratore di Isernia, Paolo Albano, Pm che ha portato alla sbarra il boia di Caiazzo, è “un istituto che non esiste nell’ordinamento giuridico italiano”. In sostanza, il fascicolo che conteneva la denuncia della morte di Giovanni Scirocco era stato archiviato in modo non lecito e, infatti, 20 anni dopo riapparve presso il Tribunale militare di Napoli per essere esaminato.

Nel 1968 il fascicolo riappare alla Procura Militare di Napoli

Il Fascicolo sull’uccisione di Giovanni Scirocco del Tribunale Militare di Napoli

Il 24 giugno 1968, il vice procuratore Militare  della Repubblica, C. Romano, in riferimento all’uccisione di Giovanni Scirocco esamina il fascicolo e riscontra che a distanza di anni non vi sono riportati i nomi dei responsabili e non vi sono le condizioni per rintracciarli. L’unica nota di rilievo del provvedimento risiede nel fatto che il magistrato militare rileva che non vi erano necessità militari per uccidere Giovanni Scirocco, poiché l’unica colpa era stata quella di soccorrere due militari feriti. Dunque sulla base delle norme del codice di procedura militare di guerra :

per violenza contro omicidio privati (artt. 185 e 13 cpmg e 575 cp) per avere il 17-10.-1943 in Liberi(Napoli) cagionato senza necessità con colpi di arma da fuoco, gravissime ferite al privato cittadino italiano che non prendeva parte alle operazioni militari, Scirocco Giovanni, il quale, in conseguenza delle medesime, il 31-10-1943 decedeva.

 

Il procuratore chiede al giudice istruttore di archiviare il fascicolo :

Considerando che” i militari tedeschi autori del delitto in esame non furono all’epoca identificati e tenuto conto del lungo tempo trascorso, delle particolari circostanze storiche in cui i fatti ebbero luogo, della nazionalità straniera dei loro autori, appare oramai impossibile pervenire alla identificazione ed al rintraccio dei medesimi. Il procuratore chiede che” il G.I in sede dichiari con sentenza di non doversi procedere in ordine al reato di cui in rubrica per esserne rimasti ignoti gli autori”

L’uccisione di Giovanni Scirocco viene archiviata

La sentenza di archiviazione del T.M di Napoli del 28 giugno 1968

Il 28 giugno 1968, il Giudice Istruttore Militare presso il Tribunale Militare territoriale di Napoli, Antonio Bianco, in considerazione delle motivazioni del P.M pronuncia la sentenza, dichiara di “non doversi procedere in merito al reato preindicato per esserne ignoti coloro che lo hanno commesso.”

Viene emessa la sentenza di archiviazione il 28 giugno 1968, ma anche in questo caso si riscontra un’anomalia poiché il fascicolo viene rimandato a Roma presso il Tribunale Militare Supremo e seppellito insieme agli altri. Verrà ritrovato soltanto nel 1994.

Il silenzio cala sulla vicenda dell’uccisione di Giovanni Scirocco

In tutti questi anni, sulla vicenda è calato il buio totale. Nessuno ha mai ricordato l’episodio che non si conserva nella memoria collettiva della comunità. Nessuna iniziativa, nessuno conosce la vicenda di Giovanni Scirocco che aveva sacrificato la propria vita per soccorrere due soldati feriti. Non c’erano scelte di alcun genere, è l’istinto e la generosità del contadino che prevale sul pericolo. Giovanni soccorre i militari feriti e si assume immediatamente le responsabilità salvando i civili, tante donne e bambini, presenti nel casolare per sfuggire alla terribile battaglia.

L’unico che aveva raccolto negli anni una testimonianza è Simon Pocock, che riportando una dichiarazione dallo stimato maestro di Liberi, Vittorio Ferradino, ha scritto: “sul versante nord-orientale della montagna, un soldato ricognitore americano si era rifugiato presso Giovanni scirocco, nella masseria Spatolare. Scoperto dai tedeschi, l’americano fu portato via mentre al coraggioso italiano toccò una pallottola tedesca sparatogli in fronte: non morì subito”.

Il ricordo di quella mattina del 17 ottobre è rimasto vivo soltanto nella memoria della famiglia, che in silenzio ha sempre onorato la memoria di Giovanni. La moglie Emilia, è deceduta negli anni 70, il figlio in quel periodo era ad Olbia ed al suo ritorno non trovò più il padre. Il nipote, Emilio Scirocco, ricorda con affetto il nonno, il suo gesto eroico.

Emilio Scirocco, nipote di Giovanni

In famiglia il ricordo di nonno Giovanni è sempre vivo- racconta Emilio – il suo fu un atto eroico che mai è stato riconosciuto. Ci rattrista che nessuna Istituzione mai ha ricordato il suo atto di generosità che gli costò la vita. Mio nonno era un eroe, curò i due miltari feriti come è dovere fare e si assunse immediatamente le sue responsabilità, altrimenti i tedeschi avrebbero ucciso i civili che erano rifugiati accanto alla nostra masseria. Lui, inizialmente tentò di coprire la presenza dei soldati feriti, poi però disse subito che era stata una sua idea.

Mio nonno Giovanni fu ferito mortalmente senza pietà sull’uscio di casa dove erano presenti molti sfollati tra i quali una famiglia di vicini, Matarazzo di Prea, ma mezzadri presso una masseria vicino al nostro casolare. Quell’uscio e quella cucina sono rimasti cosi com’erano, ricordano ogni momento il sacrificio di mio nonno

In questi anni tanti sfollati che erano stati testimoni dell’accaduto ci hanno sempre raccontato con commozione quell’episodio, portando enorme rispetto verso la sua memoria e la nostra famiglia. Di quelle decine di persone che videro il tedesco sparare senza pietà alla testa di mio nonno, ora è in vita soltanto una donna che all’epoca aveva 4 anni.

Devo aggiungere che mio nonno soffrì molto, non morì subito ma rimase gravemente ferito e morì 14 giorni dopo presso l’ospedale militare di Caserta. Le sue condizioni erano disperate poichè non era possibile estrarre il proiettile, ed un nostro concittadino che era ricoverato accanto a lui ci raccontò la grande sofferenza.

In questi anni l’unico momento per ricordare la sua memoria è sempre stata la messa in suffraggio che la famiglia gli ha sempre dedicato. Ma le istituzioni non hanno mai fatto nulla  per far conoscere alle nuove generazioni della comunità il suo atto eroico. Non c’è una strada, una targa, un monumento, nulla che possa ricordarlo.

Per noi è stata una sorpresa anche molto dolorosa vedere questo fascicolo occultato presso il Tribunale militare di Roma. Avevo sempre sentito parlare dell’insabbiamento delle stragi naziste ma mai avrei pensato che dentro ci fosse anche il fascicolo relativo a mio nonno. Devo dire che in paese chi ha conosciuto la vicenda ne ha sempre parlato con grande rispetto, ma credo che sia giunto anche il momento di riabilitare la memoria di Giovanni Scirocco anche perchè l’occultamento del fascicolo ha ferito ulteriormente la nostra sensibilità. Mio nonno, Giovanni Scirocco, conclude il nipote Emilio – ha compiuto un gesto eroico e di grande responsabilità. Le nuove generazioni devono conoscerlo.

Giovanni Scirocco è stato dimenticato, il suo sacrificio, la sua generosità sono stati seppelliti in un polveroso armadio del Tribunale militare. La cucina al piano terra dove l’ufficiale tedesco gli sparò senza alcuna pietà, è rimasta intatta. La vecchia porta d’ingresso ricorda la tragica mattina del 17 ottobre 1943, qui il tempo si è fermato. Qui, nella masseria Scirocco in località Spatolare il ricordo di Giovanni è sempre vivo.

 

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

Il Fascicolo sull’uccisione di Giovanni SciroccoTribunale Militare di  Napoli, fasc. n. 726/68; Sent. G.I. del 28/06/1968, Archivio della Camera dei Deputati, Atti della Commissione d’Inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti.

Per approfondire i reparti tedeschi presenti sul territorio di Liberi,  L’Atlante delle Stragi Naziste e Fasciste in Italia (www.straginazifasciste.it). Le ricerche storiche e la redazione della scheda relativa a Liberi sono a cura dello storico Giuseppe Angelone.

Simon Pocock, Campania 1943 Vol. V – Provincia di Caserta, In fase di ultimazione

From The Volturno To The Winter Line: (6 october-15 november 1943) United States Army, Center of military history

 

 

 

 

 

 

Click to comment

You must be logged in to post a comment Login

Leave a Reply

To Top
error: Content is protected !!